I saggi e noi

quirinaleNo, non è un colpo di Stato. Nella migliore delle ipotesi la duplice commissione quirinalizia monosessuata servirà a ingannare il tempo, in attesa che il nuovo presidente della Repubblica, nella pienezza dei suoi poteri, sciolga la matassa del Parlamento senza maggioranza politica. Nelle più fosche previsioni, i decemviri napolitaniani avranno la responsabilità di apparecchiare programmaticamente il governissimo, passando per l’elezione condivisa del nuovo Capo dello Stato. Dio ci salvi dalla seconda: sarebbe un’inutile riedizione del governo Monti e delle sue politiche, che hanno affossato le speranze di ripresa dell’economia italiana e la credibilità politica del centro-sinistra. La prima ipotesi (menare il can per l’aia finchè necessario) si potrebbe pure accettare, ma intanto che si fa? Si può restare ad aspettare e sbirciare di nascosto questo gruppo di signori di una certa età come fossero la suprema istituzione dello Stato? No, di certo. Sia nell’ipotesi A che nell’ipotesi B i saggi non sono altro che un gruppo di consulenti del Presidente della Repubblica uscente: qualsiasi loro determinazione deve passare per il placet di qualche autorità legalmente costituita e, anche se dovessero sfornare un programma e un presidente del consiglio nuovo di zecca, dovranno pure loro passare per il Parlamento e verificare di averne la fiducia da una maggioranza politica. Il regime parlamentare non è cambiato perché Napolitano non sa che pesci pigliare e non può sciogliere le camere.
Abbiamo davanti a noi, quindi, almeno un mese di legislatura (e forse più) in cui il Parlamento dovrà/potrà lavorare senza una maggioranza predeterminata e senza un governo a esso vincolato da un mandato fiduciario. La prassi parlamentare vuole che – in queste situazioni – le Camere vadano in sonno, chiamate solo agli atti necessari e obbligati (l’elezione dei suoi organi interni, eccezionalmente quella del Presidente della Repubblica, l’esame dei decreti-legge, ecc.), come se esse fossero dipendenti dall’Esecutivo, e non il contrario. In questa contingenza, invece, obbligate dalla prolungata vacanza di un Governo da loro legittimato, le Camere potrebbero praticare la mitica “centralità del Parlamento” come – indipendentemente dalle teorie del Professor Becchi – da qualche tempo vanno sostenendo i Comitati Dossetti per la Costituzione. Costituire le commissioni parlamentari permanenti, eleggere i loro organi interni, formarne l’ordine del giorno e iniziare l’esame delle proposte di legge presentate dai gruppi e dai singoli parlamentari è nella disponibilità immediata di entrambe le Camere. In questo modo, chi crede in un “governo di cambiamento” eviterebbe di restare alla finestra, legittimando di fatto il potere extra-istituzionale dei decemviri, ma potrebbe mettere alla prova del consenso parlamentare le proprie proposte, per il rilancio dell’economia, per la trasparenza e la moralità nella vita pubblica, per il reddito minimo garantito, per il salvataggio dell’istruzione pubblica, dello stato sociale, ecc. ecc.: insomma, per tutti quei punti qualificanti del governo che avrebbe voluto fare Bersani, per quelle che noi abbiamo chiamato le riforme che cambiano la vita e che possono trovare in questo parlamento il consenso necessario alla loro approvazione. Sarà più facile poi, quando sarà avanzata, contestare la proposta del governissimo.

4 commenti

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4 risposte a “I saggi e noi

  1. Lorenzo Fanoli

    Siamo di certo in una situazione paradossale ma come spesso può accadere potrebbero aprirsi oppotunita’ inaspettate invece che il pantano di un paese stanco.

  2. Repaci Giuseppe

    L’indicazione che viene dall’articolo, perchè Sel non lo fa sapere al paese?
    Perchè non si stacca o si smarca nettamente dal P D ?Affonderete insieme a questo partito(che poi vero partito non è)? Già l’elettorato ha ridotto Sel al lumicino.Forse volete completamente sparire?

    • stefanoanast

      Caro Giuseppe,
      mi pare che qualcosa si stia muovendo nella direzione da noi indicata. Quanto a Sel, al Pd, al Centro-Sinistra, ecc. ecc., non ci caricare di responsabilità eccessive: con questo blog ci limitiamo a dire la nostra, sperando che qualcun@ ci legga e condivida.

  3. IN questo momento occorre tessere un dialogo tra la componente progressista del Movimento 5 Stelle (che esiste) e quella parte di PD-SEL disposta a mettersi in gioco per il cambiamento. Diverse iniziative sono state lanciate dal basso (appello di Jacopo Fo , Micromega; gruppi su FAcebook come questo: http://www.facebook.com/groups/489904007737738/ ) , la prossima settimana la comunità dell’Isolotto a Firenze inviterà eletti e simpatizzanti di M5S, PD SEL e altri a un primo momento di dialogo.
    Se si dovesse andare a elezioni anticipate, bisognerà costruire una forza ecologista e per la giustizia sociale in grado di drenare consensi a M5S e governare in un’alleanza “rosso-verde” con il PD.

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