Il governo Renzi non cambia verso.

renzi letta

La grande glaciazione iniziata con la rielezione di Giorgio Napolitano al Quirinale sembra non dover terminare. Prigionieri del senso comune dominante, che nega possibili alternative al regime dell’austerità, tanto criticato a parole quanto ossequiosamente rispettato nelle scelte concrete delle classi dirigenti italiane, stiamo per assistere all’insediamento del terzo governo in tre anni frutto di alleanze tra forze politiche che agli elettori si sono presentate (e intendono presentarsi) come alternative. La nascita del governo Renzi non cambia il segno che la vicenda politica italiana ha preso dal 2011 in poi. Se è possibile ne aggrava e approfondisce il tratto costitutivo, non potendosi giustificare con la necessità contingente di porre termine al Governo Berlusconi (come fu con il Governo Monti) o di dare un governo di transizione al Paese (come è stato con il Governo Letta).  Tanto meno può giustificarsi sulla base delle primarie del Pd di dicembre scorso, che al contrario avevano investito Matteo Renzi di un mandato a “cambiare verso” anche e soprattutto nei confronti delle piccole e larghe intese con la destra di matrice berlusconiana in tutte le sue sembianze, radicali o moderate che fossero.

Come ci ha ricordato Roberta Carlini nell’editoriale di pagina99 di mercoledì scorso, il giovane rottamatore, il leader che doveva far ripartire la macchina ingolfata della politica italiana finisce per  riaffermare lo slogan caro alla Thacher: there is no alternative (tina).

Non sarà un caso che tre donne hanno meglio di altri visto la gravità di questo passaggio. Nello stesso giorno dell’editoriale di Roberta Carlini, Lucia Annunziata sull’Huffngton post denunciava la gestione ridicola di una crisi drammatica, il “clima da ragazzi del muretto” che nasconde la “deriva oligarchica” a cui stiamo drammaticamente assistendo. L’ha ripresa Ida Dominijanni sul suo blog, parlando dell’Italian Hustle. dell’intreccio perverso tra poteri forti e personalismo mediatico degli uomini politici in campo, primo fra tutti Matteo Renzi.

A voler prendere sul serio le parole del segretario del Pd, il suo governo aspira ad essere un esecutivo di legislatura e a cambiare l’Italia. Dovremmo dunque dedurne che le differenze politiche con i diversamenti berlusconiani di Angelino Alfano, che rivendica orgogliosamente di essere un uomo di destra, sono un accidente secondario rispetto alle riforme da mettere in campo.

Salvo rare eccezioni, nel gruppo dirigente del Pd ci si è divisi tra chi ha voluto mettere alla prova un leader subìto e chi non vedeva l’ora di sedersi nella stanza dei bottoni. Ma in tutto questo la politica dov’è? Dove le distinzioni tra destra e sinistra? Quali le risposte alla crisi economica e sociale del Paese?

Questa plateale indifferenza alle sofferenze e alle domande radicali del Paese non faranno che  aumentare la rabbia e il disincanto di milioni di italiani, oscillanti tra l’esodo e la protesta, l’astensionismo e l’agitazione populistica anti-sistema.

Non durerà quanto spera, il Governo Renzi, minato nelle fondamenta dalla sua eterogenea composizione. E non sarà facile per il centrosinistra avanzare una nuova proposta, dopo il perdurante logoramento di questi anni. Certo è che non si potrà prescindere da una rifondazione della sua cultura e delle sue pratiche, dalla riscoperta delle discriminanti tra destra e sinistra e da un nuovo radicamento sociale e territoriale.

Cecilia D’Elia

2 commenti

Archiviato in partiti, sinistra, Uncategorized

2 risposte a “Il governo Renzi non cambia verso.

  1. arianna

    Ma in tutto questo la politica dov’è? amio parere la politica in tutto questo è una politica di alleanze, in perfetto stile De Pretis, la storia insegna. Dove le distinzioni tra destra e sinistra? In un periodo storico le distinzioni sterili tra destra e sinistra non fanno che aggravare la situazione, le liti in parlamento, l’immobilismo, le contrapposizioni di principio non permettono le riforme. Ora è il momento di fare distinzione tra idee buone e idee cattive, ideee giuste e indee sbagliate, soluzioni e finte soluzioni. Quali le risposte alla crisi economica e sociale del Paese? Renzi ancora non si è insediato e già si tenta di buttarlo giù, perchè? Perchè tenta di far conviverele anime diverse di questo paese? Di far ragionare delle cariatidi che non vogliono abbandonare le poltrone? Bisognerebbe aspetare per capire cosa veramente sarà in grado di fare.

    E’ vero, di politici e politicanti che anno promesso tanto e fatto poco, ce ne sono stati fin troppi… speriamo che almeno questa sia la volta buona e osserviammo, invece di sparare a zero in via di principio.

  2. Marco

    Alla base di tutto soggiace il dubbio che questo governo sia stato apparecchiato da Berlusconi e Renzi, durante i colloqui sulla teorica legge elettorale. Tu lasci stare le mie aziende (lasciamo stare il conflitto d’interessi) e io ti assicuro i voti necessari a tirare fino al 2018, avrà proposto Berlusconi: voti prestati dal servitor Alfano (ché la ‘scissione’ del PdL è stata tutta a uso e beneficio di Berlusconi, che può fare così il leader d’opposizione con un aggancio al Governo, utile alle sue aziende). Renzi punta al 2018 confidando di arrivarci come unico sulla piazza, puntando sul logoramento anagrafico di Silvio e sull’evanescenza grillina (da qui a quattro anni il M5S esisterà ancora? non c’è da giurarci per un partito radicato e strutturato come il PD figuriamoci per un movimento tutto twitter e facebook).
    Dunque in sintesi: Berlusconi si ritira in pensione sicuro e tranquillo, presidiando fino all’ultimo la piazza, ché non c’è dubbio che Silvio rispetto a 4 o 5 anni sta solo studiando un exit strategy; Matteo punta sul lungo termine e sul logoramento altrui, palla lunga e pedalare, prendendosi anche qualche rischio: di Berlusconi non c’è mai da fidarsi, ma chi non risica non rosica, si sarà detto.

    ‘Finissime’ strategie di politica…peccato vengano fatte sulle macerie di un paese che sta vivendo una situazione da repubblica di Weimar. Perché qui il problema non è quello di un paese in crisi che deve cercare la medicina per guarire: questo è un paese già morto e che non ha alcuna via d’uscita. Riforma elettorale volatile, riforma della giustizia neanche a parlarne (ché si oscilla dal finto garantismo berlusconiano al giustizialismo forcaiolo inaugurato da Di Pietro e proseguito con il Fatto Quotidiano e Grillo, e chissenefrega di carceri strapieni e abusi giudiziari di pm e inquirenti), fisco da abusi medievali, costo del lavoro inverosimile che nessuno si sogna di toccare (cuneo fiscale? ah ah ah), sistema pensionistico sull’orlo del collasso, dissesto idrogeologico senza possibilità di rimedio, enti locali senza un euro e potrei continuare da qui al 2015.
    L’immagine plastica del nostro degrado sono il cemento la monnezza che ci seppelliscono, oltraggiando piazze medievali, case barocche, rovine greche e romane, statue del Rinascimento, palazzine in liberty ottocentesco, una ricchezza e una varietà artistica e paesaggistica che nessun altro ha al mondo…

    Marco

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...