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Di nuovo otto marzo.

Eccoci qui. E’ di nuovo otto marzo. Come ogni anno improvvisamente ci ritroviamo immerse in tabelle e statistiche, e, incredibile a dirsi, si scopre che ogni aspetto dell’esistenza può essere declinato al femminile. E giù convegni di donne e scienza, donne e politica, donne e medicina, donne e teatro, donne e architettura, donne e agricoltura… Con fastidio qualcuna si difende dicendo che ogni giorno è otto marzo. E’ vero. Ogni giorno siamo ovunque e forse l’otto marzo con la sua ritualità rischia di perdere di senso. Eppure io sono tra quelle a cui questa giornata piace. L’ho sempre vissuta come una giornata dell’orgoglio d’esser donna. La sento mia, credo che anche i riti abbiano un senso, che abbia senso ricordare le operaie che morirono nella loro fabbrica, che i gesti delle istituzioni in questo giorno siano rilevanti. Del resto il segno dell’otto marzo ogni volta è diverso, dipende anche da noi e dal momento politico che si sta attraversando. Continua a leggere

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Immobile sarà lei. Perché in Italia se nasci povero ci rimani.

In questo paese una analisi seria da parte della classe dirigente sulla condizione di quotidiana precarietà cui sono condannati donne, giovani e meno giovani rispetto alla dimensione dei diritti sociali e del lavoro, continua a rimanere un’utopia. Siamo passati dalla polemica sui bamboccioni di Tommaso Padoa Schioppa alle esternazioni del trio Monti, Martone, Cancelleri, passando per quelle della triade Berlusconi, Sacconi, Brunetta. Uscite che hanno trasmesso un’idea umiliante di questo paese descritto come pigro e privo di dinamismo sociale ed economico. Un paese in cui i più giovani (ma non solo loro) non vorrebbero mai recidere il cordone ombelicale con la famiglia, desidererebbero rimanere parcheggiati all’università, avere la sicurezza del posto fisso e, per finire, difendere i privilegi assicuratisi negli anni attraverso l’articolo 18. In poche parole, punti di vista che sembrano rientrare, più che nel campo dell’analisi, in quello dell’illusionismo, ovvero dell’arte di sviare l’attenzione dirigendola verso un punto per distogliendola, una volta ancora, da altri. Continua a leggere

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Un pink new deal

L’ultimo numero della rivista Leggendaria contiene un prezioso supplemento, curato dal webmagazine ingenere, dal titolo suggestivo Per un pink new deal. A Roma se ne discuterà il 22 febbraio a Palazzo incontroIn tempi di politica debole e di delega ai tecnici ci vengono offerte 35 pagine di riflessioni e proposte che rilanciano la politica delle donne aggredendo il nodo della crisi economica e sociale che stiamo attraversando. Possiamo leggervi un’indicazione di scelte che mettono al centro la questione della crescita affrontando il nodo di quale crescita e come. Interrogativo che sottopone a dura critica le azioni proposte, e imposte ai paesi europei, dal discorso dominante nell’Unione europea e avanza l’ipotesi di politiche economiche “generali” segnate dallo sguardo di genere. Da qui il provocatorio “pink”. Continua a leggere

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Se non ora quando. Un anno dopo.

Un anno fa un gruppo di donne lanciò al paese un appello alla mobilitazione. Eravamo nel pieno di una crisi civile, politica e sociale, immersi in un sistema di potere che usava il corpo femminile come merce di scambio. Una marea di donne e uomini risposero a quell’appello e invasero le piazze italiane il 13 febbraio. Io ero tra quelle donne e ho partecipato gioiosa e incredula probabilmente alla più grande manifestazione della storia italiana. Continua a leggere

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I giudici e la verità sulla violenza.

La verità è che viviamo in un paese in cui è in atto una vera e propria guerra contro i corpi e la vita della donne. Nel 2011 sono state 97 le donne uccise dai partner, mariti, compagni, congiunti e nei primi 15 giorni del 2012 eravamo già arrivate a contarne 12. La verità è che il discorso pubblico sembra indifferente a quella che si mostra come una vera e propria emergenza, anche se il termine non mi piace e rischia di offuscare le radici antiche e il carattere quotidiano della violenza contro le donne. Continua a leggere

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Le riforme che salvano la vita

La traduzione in italiano del testo nel corso del post

A che serve la politica? Se lo chiedono in tanti e spesso si rispondono: a nulla, e i soldi a chi la fa sono sprecati. Degli stipendi di chi ricopre cariche politiche abbiamo già parlato, oggi vorremmo trattare invece dell’oggetto della politica, cioè le politiche. E vorremmo farlo attraverso la foto qui accanto che spiega in poche frasi gli effetti della riforma sanitaria approvata dall’amministrazione Obama. Una legge di cui parlammo in un post a proposito di “riforme che cambiano la vita”: quelle leggi che mutano le condizioni di vita, in meglio, delle persone e che segneranno positivamente la loro biografia. Come la scuola media unica o gli asili nido nella storia recente di questo Paese. E’ di queste riforme che ci piacerebbe si parlasse e con idee così vorremmo che la sinistra si presentasse alle prossime elezioni. Ma veniamo alla storia di questa foto, traducendo prima di tutto il cartello. Continua a leggere

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La recessione è donna (ma anche la ripresa)

Il Ministro del lavoro e del welfare Elsa Fornero, foto tratta da http://www.rainews24.it

In italiano sia la parola recessione che la parola ripresa sono femminili, non è un caso. L’attuale recessione economica non ha colpito tutti ugualmente e la prossima ripresa, se ci sarà, dipenderà da come saranno colmate le differenze attualmente esistenti non solo tra diversi ceti sociali o aree geografiche ma anche tra generi. E’ una questione importante da affrontare nel momento in cui in Italia si discute una riforma del mercato del lavoro ad un tavolo in cui siedono, apparentemente in posizioni importanti, tre donne: il Ministro del lavoro, la presidente di Confindustria ed il Segretario generale del maggiore sindacato. Per discutere di questo tema ci aiuteremo parlando del caso americano, affrontato in questo articolo di Francesca Bettio su ingenere.it.  Continua a leggere

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Il cimitero dei feti e la pulp fiction de’ noantri

Sveva Belviso, vicesindaco di Roma. Foto tratta da http://www.openpolis.it

Il cimitero dei feti esiste. Si chiama “giardino degli angeli” ed è un’ala di 600 metri quadrati nel cimitero Laurentino. Il giardino, voluto dal Campidoglio, e inaugurato lo scorso 4 gennaio dalla vicesindaco di Roma, Sveva Belviso, è stato salutato da alcuni rappresentanti politici romani come un “inno alla vita”. Funzione esclusiva di questo spazio attrezzato è di “dare riposo alle bambine e ai bambini mai nati a causa di un’interruzione di gravidanza terapeutica o spontanea”.

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2011, l’anno del dimostrante?

La copertina di Time con il personaggio dell'anno. Foto tratta da 30secondi.globalist.it

Il 2011 è stato un anno ricco di movimenti e sommovimenti a livello globale: non solo il Medio Oriente ma anche il Cile, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Spagna, l’India. Non a caso il settimanale americano Time ha deciso di nominare “il dimostrante” come personaggio dell’anno ritoccando una foto scattata nell’ovest degli Stati Uniti per farla assomigliare ad una scattata in un paese islamico. L’Italia non è stata da meno tra il movimento “Se non ora quando?”, quello dei ricercatori e degli studenti, la campagna per i referendum e, con tutte le sue ombre, il 15 ottobre.

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Chi, se non le donne?

Domani saremo nuovamente in piazza, a Roma e in altre città italiane.
Solo dieci mesi fa, nel momento più terribile della stagione berlusconiana, il 13 febbraio segnò un punto di svolta nel rapporto tra quel governo e il paese. Se non ora quando?, movimento promosso da donne eterogenee per cultura e generazione, seppe interpretare l’enorme domanda di cambiamento che attraversava l’Italia. Lo si è visto poi nei risultati delle amministrative di primavera e nei referendum di giugno.
Eravamo nel pieno di una crisi civile e politica, travolte dall’arroganza del discorso pubblico dominante, indifferente alle mille forme di sofferenza indotte da una crisi economica e sociale epocale, un discorso scurrile, misogino e falso. Eravamo spettatrici di un uso del potere spregiudicato in cui il corpo femminile era merce di scambio e le funzioni pubbliche oggetto di mercimonio. Come dimenticare ciò che i verbali dell’assemblea parlamentare ci ricorderanno per sempre, che la maggioranza dei deputati ha ritenuto credibile che Ruby fosse la nipote di Mubarak?
Si può sorridere, e continuare a pensare che ci sono state e ci sono cose più importanti, ma la credibilità e l’autorevolezza della politica e delle istituzioni si sono perse anche in passaggi della nostra vita politica come questi. E si sono perse per tutti, non solo per i responsabili di questo sfascio.

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