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L’uso elettorale della “vita”. A proposito della marcia di ieri.

Gianni Alemanno, presente alla marcia di ieri. Foto tratta da Wikipedia.

Racconta bene Maria Novella De Luca su La Repubblica di oggi “ sognano di avere numeri americani e che la battaglia anti-abortista irrompa nella prossima campagna elettorale”. Ci risiamo. Ciclicamente, potremmo dire ad ogni tornante significativo della vicenda politica italiana, l’aborto torna ad essere oggetto di contesa ideologico-politica. E’ successo quando la sinistra postcomunista si avvicinava alla soglia del governo, con la lettera di Massimo D’Alema a Carlo Casini (quello del movimento della Vita) su Famiglia Cristiana, correva l’anno 1995. Sembrava che un nuovo scenario politico italiano e le alleanze necessarie dovessero passare anche attraverso un accordo sulle modifiche alla legge 194. prima un appello di autorevoli femministe dal titolo “La prima parola e l’ultima”, poi una grande manifestazione il 3 giugno a piazza di Siena a Roma archiviarono quel tentativo.

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Mai più complici. Un appello contro il femminicidio

Cinquantaquattro. L’Italia rincorre primati: sono cinquantaquattro, dall’inizio di questo 2012, le donne morte per mano di uomo. L’ultima vittima si chiama Vanessa, 20 anni, siciliana, strangolata e ritrovata sotto il ponte di una strada statale. I nomi, l’età, le città cambiano, le storie invece si ripetono: sono gli uomini più vicini alle donne a ucciderle. Continua a leggere

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Riforma del lavoro: ci basta?

Pubblichiamo un testo postato in contemporanea da Giovanna Cosenza, Ingenere, Ipaziaè(v)viva , Marina Terragni , Lorella Zanardo, Loredana Lipperini, Femminile Plurale e una serie di altri blog. Le blogger che condividono questo post pubblicano periodicamente thread comuni, in particolare sul tema della rappresentazione pubblica della donna e su quello della rappresentanza politica.

E al capo V del disegno di legge di riforma del mercato del lavoro, sotto la voce “ulteriori disposizioni”, arrivano le voci rubricate come “donne”: dimissioni in bianco, figli, baby sitter. Troppo poco? Un primo segno? Ne l’uno né l’altro. Perché per capire quello che la riforma significa per le donne, conviene guardare al tutto, non solo al ripristino del contrasto alle dimissioni in bianco, al mini-mini congedo di tre giorni continuativi di paternità obbligatoria, e ai buoni per pagare le baby sitter invece di prendersi le aspettative facoltative per maternità. Continua a leggere

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Di nuovo otto marzo.

Eccoci qui. E’ di nuovo otto marzo. Come ogni anno improvvisamente ci ritroviamo immerse in tabelle e statistiche, e, incredibile a dirsi, si scopre che ogni aspetto dell’esistenza può essere declinato al femminile. E giù convegni di donne e scienza, donne e politica, donne e medicina, donne e teatro, donne e architettura, donne e agricoltura… Con fastidio qualcuna si difende dicendo che ogni giorno è otto marzo. E’ vero. Ogni giorno siamo ovunque e forse l’otto marzo con la sua ritualità rischia di perdere di senso. Eppure io sono tra quelle a cui questa giornata piace. L’ho sempre vissuta come una giornata dell’orgoglio d’esser donna. La sento mia, credo che anche i riti abbiano un senso, che abbia senso ricordare le operaie che morirono nella loro fabbrica, che i gesti delle istituzioni in questo giorno siano rilevanti. Del resto il segno dell’otto marzo ogni volta è diverso, dipende anche da noi e dal momento politico che si sta attraversando. Continua a leggere

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Immobile sarà lei. Perché in Italia se nasci povero ci rimani.

In questo paese una analisi seria da parte della classe dirigente sulla condizione di quotidiana precarietà cui sono condannati donne, giovani e meno giovani rispetto alla dimensione dei diritti sociali e del lavoro, continua a rimanere un’utopia. Siamo passati dalla polemica sui bamboccioni di Tommaso Padoa Schioppa alle esternazioni del trio Monti, Martone, Cancelleri, passando per quelle della triade Berlusconi, Sacconi, Brunetta. Uscite che hanno trasmesso un’idea umiliante di questo paese descritto come pigro e privo di dinamismo sociale ed economico. Un paese in cui i più giovani (ma non solo loro) non vorrebbero mai recidere il cordone ombelicale con la famiglia, desidererebbero rimanere parcheggiati all’università, avere la sicurezza del posto fisso e, per finire, difendere i privilegi assicuratisi negli anni attraverso l’articolo 18. In poche parole, punti di vista che sembrano rientrare, più che nel campo dell’analisi, in quello dell’illusionismo, ovvero dell’arte di sviare l’attenzione dirigendola verso un punto per distogliendola, una volta ancora, da altri. Continua a leggere

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Un pink new deal

L’ultimo numero della rivista Leggendaria contiene un prezioso supplemento, curato dal webmagazine ingenere, dal titolo suggestivo Per un pink new deal. A Roma se ne discuterà il 22 febbraio a Palazzo incontroIn tempi di politica debole e di delega ai tecnici ci vengono offerte 35 pagine di riflessioni e proposte che rilanciano la politica delle donne aggredendo il nodo della crisi economica e sociale che stiamo attraversando. Possiamo leggervi un’indicazione di scelte che mettono al centro la questione della crescita affrontando il nodo di quale crescita e come. Interrogativo che sottopone a dura critica le azioni proposte, e imposte ai paesi europei, dal discorso dominante nell’Unione europea e avanza l’ipotesi di politiche economiche “generali” segnate dallo sguardo di genere. Da qui il provocatorio “pink”. Continua a leggere

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Se non ora quando. Un anno dopo.

Un anno fa un gruppo di donne lanciò al paese un appello alla mobilitazione. Eravamo nel pieno di una crisi civile, politica e sociale, immersi in un sistema di potere che usava il corpo femminile come merce di scambio. Una marea di donne e uomini risposero a quell’appello e invasero le piazze italiane il 13 febbraio. Io ero tra quelle donne e ho partecipato gioiosa e incredula probabilmente alla più grande manifestazione della storia italiana. Continua a leggere

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