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Il giorno dopo le elezioni

Mancano meno di tre settimane alle elezioni. Potrebbero essere le ultime del berlusconismo, eppure Silvio Berlusconi e le sue proposte sulle tasse sembrano al centro dell’attenzione. Dall’altro lato, molti elettori di centrosinistra hanno l’impressione che la loro coalizione non abbia nessuna proposta concreta in campo e abbia invece voglia di allearsi con Mario Monti dopo le elezioni. Altri ancora pensano che, avendo approvato il Fiscal Compact e avendo votato a favore dell’introduzione in costituzione del pareggio di bilancio, il Partito Democratico si sia precluso da solo i margini per un cambiamento reale delle cose. Ergo, bisogna sostenere un’opposizione forte fuori dal centrosinistra. E’ proprio cosi’?

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Battiamoli nelle urne

listamontiChe la si chiami salita in politica o discesa in campo, la scelta di Monti di candidarsi a leader della neonata coalizione centrista scioglie le ambiguità politiche della sua premiership.

Avevamo detto che il governo Monti era per alcuni la strada necessaria per perseguire la transizione postberlusconiana, per altri l’incubatore di un progetto politico: la costruzione di una destra “perbene”, credibile nello scenario internazionale e capace di rassicurare i mercati e di cambiare tutto per non cambiare nulla del trentennio neo-liberista finito con la crisi economica e finanziaria del 2008. Continua a leggere

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Primarie 2012: tanti modi di dire “politica e società”

Nei due giorni post-primarie si è parlato tanto di politica e antipolitica, di partecipazione e partiti, di leadership e popolo, di classi dirigenti ed elettori, di volontari/militanti e cittadini. Le primarie richiamano questo perché – in mancanza di meglio, di più articolato, continuo, sofisticato, organizzato, in modo più o meno hi-tech – rimane uno degli strumenti più potenti a disposizione del paese nel creare una relazione tra politica e persone.

1. Hanno finito col parteciparvi circa 3 milioni di italiani, ovvero l’6,2% per cento degli aventi diritto al voto del paese, l’8,5% dei votanti alle politiche del 2008, il 20% degli elettori di centro sinistra in quello stesso anno (conteggiando anche Italia dei Valori e Sinistra Arcobaleno; a tenersi larghi, insomma). Le primarie del partito democratico americano – negli Usa esistono da quasi un secolo – Continua a leggere

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Senza sorprese

Il prossimo presidente della Sicilia? immagine tratta da Lettera43.it

Senza sorprese, in fin dei conti, le elezioni siciliane: il Pd elegge il Presidente della Regione grazie all’alleanza con l’Udc che nell’isola continua ad avere il suo più consistente bacino elettorale; la destra è in rotta; Grillo raggiunge la percentuale che i sondaggi gli danno dai tempi di Parma; la sinistra della sinistra che si allea con se stessa è irrilevante. Non sorprende neanche il drammatico calo nella partecipazione elettorale: con un astensionismo valutato intorno al 40% a livello nazionale, ci sta che in una grande regione del mezzogiorno (dove si vota di meno che nel centro-nord), in un turno elettorale isolato e autunnale, venga raggiunta un’astensione record.

Le conseguenze del voto, invece, sono un po’ più complesse. Continua a leggere

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La sfida di Zingaretti per Roma

Foto tratta da Wired.it

Finalmente il 16 luglio Nicola Zingaretti ha annunciato la sua candidatura per le elezioni a sindaco di Roma della primavera prossima.Lo ha fatto nel corso di una “festa popolare” per la presentazione del lavoro svolto fin qui dall’amministrazione provinciale di cui è Presidente.

Da un certo punto di vista l’annuncio ha rappresentato un’accelerazione rispetto alle intenzioni e alla volontà di Zingaretti di continuare a concentrare la propria attività per concludere al meglio il proprio mandato amministrativo e di proporsi, successivamente, come candidato a Sindaco di Roma rivendicando anche la qualità della propria azione amministrativa in Provincia.

Ricordiamo che Zigaretti se si fosse presentato 4 anni fa come candidato del centro-sinistra sarebbe diventato Sindaco di Roma.

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A proposito di crisi dei partiti. Tra il flusso dell’antipolitica e le ragioni della democrazia partecipativa

Manifesti durante l’ultima campagna elettorale francese.

Che la vita politica italiana viva un momento di profonda confusione è sotto gli occhi di tutti. La deriva in termini di credibilità dei partiti politici, Il declino della partecipazione al voto (in Italia come nel resto dei paesi occidentali), il Movimento 5 stelle che rischia seriamente di affermarsi oggi come seconda forza del paese, la presenza costante di movimenti dal basso che quotidianamente mettono in discussione il ruolo di mediazione dei partiti, sono tutti segnali di quanto grande sia la distanza tra il bisogno di risposte politiche da parte dei cittadini e la volontà o la capacità dei tradizionali attori politici. Da questo punto di vista occorre chiedersi se siano i partiti ad essere ancora in grado di guidare la soluzione della crisi, se la crisi attuale non sia soprattutto crisi delle istituzioni e dei partiti come li abbiamo conosciuti? Quello a cui stiamo assistendo è a mio modesto parere infatti la rimozione del filtro della rappresentanza e della mediazione dei partiti come l’abbiamo conosciuta. Un processo che ha radici profonde e non può essere liquidato sull’onda dell’antipolitica.
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L’alleanza del futuro

Immagine tratta dal blog http://michaelheaversblog.blogspot.it

La discussione sulle future alleanze nel campo del centrosinistra è entrata nel vivo nelle ultime settimane. Forse si è parlato un po’ troppo di quelle, e troppo poco del senso politico da dare ad una proposta di governo oggi, insieme alla necessità di rimobilitare al voto una parte del paese disincantata: ci si dimentica quante volte l’astensionismo ha danneggiato il centrosinistra dal 2008 in poi. Ecco allora alcune riflessioni, analisi e proposte per contribuire al dibattito. Continua a leggere

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