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I giudici e la verità sulla violenza.

La verità è che viviamo in un paese in cui è in atto una vera e propria guerra contro i corpi e la vita della donne. Nel 2011 sono state 97 le donne uccise dai partner, mariti, compagni, congiunti e nei primi 15 giorni del 2012 eravamo già arrivate a contarne 12. La verità è che il discorso pubblico sembra indifferente a quella che si mostra come una vera e propria emergenza, anche se il termine non mi piace e rischia di offuscare le radici antiche e il carattere quotidiano della violenza contro le donne. Continua a leggere

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A 25 anni dalla legge Gozzini

Mino Martinazzoli, da ministro della Giustizia rispondeva personalmente alle lettere dei detenuti

«Agli inizi del 1985 fui convocato al ministero da Martinazzoli, insieme a Nicolò Amato. Fu un incontro breve ma intenso e, come si dice, costruttivo. Si rilevò, di comune accordo, la possibilità di una rivisitazione ampia della riforma del 1975, in convergenza fra governo, maggioranza e opposizione. Mi pareva naturale che il ministro presentasse un proprio disegno di legge, e lo dissi. No, rispose con intelligenza Martinazzoli, senza badare a consuetudini e puntigli; no, se do un incarico del genere ai miei uffici, considerata anche la necessità del ”concerto” con altri ministeri, ci vogliono anni, e invece bisogna far presto; no, c’è quel tuo disegno di legge, procediamo per emendamenti aggiuntivi a quel testo, pensa tu a formularli, il governo collaborerà. In questo senso, e solo in questo senso, può essere ritenuto corretto chiamare “legge Gozzini” l’integrazione e il rilancio della riforma penitenziaria che sarebbero stati varati in tempi brevi».  Così Mario Gozzini (La giustizia in galera?, Editori riuniti, 1997), «per nulla “pentito”» della sua opera, ricordava il contributo di Mino Martinazzoli, allora Ministro della giustizia, alla gestazione e all’approvazione della legge che porta il suo nome e di cui tra qualche giorno si potrà ricordare il venticinquesimo anniversario (qui il testo della Legge Gozzini). Continua a leggere

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Un numero chiuso per la dignità dei detenuti

Foto tratta da http://www.acmos.net

La drammaticità della situazione è stata espressa in maniera inequivocabile dal Presidente Napolitano in apertura del Convegno promosso dai radicali alla fine di luglio: quella della condizioni delle nostre carceri, «che definire sovraffollate è quasi un eufemismo», è «una questione di prepotente urgenza sul piano costituzionale e civile»; «una realtà che ci umilia in Europa», «non giustificabile in nome della sicurezza, che ne viene più insidiata che garantita», frutto di «oscillanti e incerte scelte politiche e legislative … tra tendenziale, in principio, depenalizzazione e “depenitenziarizzazione”, e ciclica ripenalizzazione». Continua a leggere

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Il piano carceri è già fallito

Oggi, domani, dopodomani, …: prima a poi il “Piano carceri” del Governo arriverà in Consiglio dei ministri. E non cambierà niente. Non cambierà nulla di quelle condizioni incivili in cui le carceri sono ridotte. Non cambierà nulla nell’affollamento penitenziario. Non cambierà nulla in quel mix di violenza e indifferenza che ha potuto provocare la morte di Stefano Cucchi.

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una pena di morte

Parenti, legali, operatori penitenziari e chi altro ha avuto a che fare con i sei anni di detenzione di Diana Blefari Melazzi non sono riusciti a sorprendersi di quella tragica fine, per impiccagione, nel carcere romano di Rebibbia femminile. Era uno degli esiti possibili di quella sofferenza psichica che anche le perizie che le furono avverse non potevano negare completamente. Come ha avuto modo di dire efficacemente uno dei suoi legali, «evidentemente, i nostri timori erano fondati e le conclusioni delle perizie sbagliate».

Intanto, però, è già partito un c Continua a leggere

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