Qualcosa di personale (e piuttosto politico) su Tav e No

Immagine LOCOMOTIVA

Il 9 dicembre su mandato della Procura di Torino vengono arrestati quattro “anarco-insurrezionalisti” con imputazioni di eccezionale gravità: sono accusati di essere i componenti di un nucleo terrorista irriducibile, ramificato e militarmente organizzato. La procura di Torino gli imputa il reato previsto dall’art.180 del codice penale: Attentato per finalità terroristiche o di eversione: la pena prevista varia da 6 a 24 anni, in attesa di giudizio per queste accuse e in base alla Legge Reale, non è prevista ne’ liberta provvisoria ne’ altre misure alternative al carcere. Nel dispositivo della Procura vengono richiamate anche norme antiterrorismo “anti al Qaida” del 2005 . L’episodio contestato è un’azione di sabotaggio nel cantiere di Chiomonte del 13 e 14 maggio, che però, secondo gli inquirenti, va inquadrato in un contesto più ampio: l’obiettivo, infatti, sono le “finalità di cui all’articolo 270 sexies del codice penale” (quello introdotto dal decreto), vale a dire “arrecare un grave danno al Paese” e “costringere i poteri pubblici ad astenersi dal compiere un qualsiasi atto”. In questo caso, a non proseguire i lavori per la ferrovia ad alta velocità Torino-Lione.”
Tra gli arrestati Mattia.
Conosco Mattia da quando ha sei anni anche se da qualche anno non ho avuto occasione di incontralo, ma continuo a frequentare alcuni dei suoi numerosi famigliari. Mattia fa parte di una famiglia di benefattori: sua madre è cresciuta assieme a diversi fratelli naturali e adottivi (credo in tutto fossero 8) e a sua volta ha adottato due bambine (l’ultima su richiesta del tribunale dei minori di Milano) , sua nonna è una figura di riferimento per le istruzioni milanesi che si occupano di tutela di bambini e minori.
Per come l’ho conosciuto negli anni scorsi Mattia mi è sempre sembrato irriducibilmente mite, non violento, intelligente e un (bel) po’ ingenuo.
Qualcosa non torna. Cerco di capire.

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“Clandestino” di nome e di Fatto. A proposito di immigrazione, giustizia e sinistra

migrante dietro le sbarredi Stefano Anastasia

Scambio di colpi tra Luigi Manconi e Marco Travaglio, su l’Unità di martedì e il Fatto mercoledì scorso. Attacca Manconi, replica (e contrattacca) Travaglio. Il presidente della commissione diritti umani del Senato accusa il condirettore del quotidiano di Padellaro di usare impunemente la parola ‘clandestino’, su cui la destra ha costruito nel tempo il suo ministero della paura; replica Travaglio che in maggioranza con la destra (fino a ieri) c’è stato il suo contraddittore.
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Porcellum, miniporcellum, superporcellum: variazioni zoologiche sulla legge elettorale

ImmagineUna non inedita alleanza (Pdl, Lega, M5S) sembra aver accantonato la proposta di riforma delle legge elettorale ispirata dal Prof. D’Alimonte e fatta propria da Luciano Violante. In Commissione affari costituzionali del Senato è stato bocciato il doppio turno di coalizione, che vorrebbe costringere a un ballottaggio tra le più votate nel caso nessuna raggiunga una maggioranza relativa significativa (sopra il 40%). Matteo Renzi, grande agitatore della politica italiana contemporanea, coglie la palla al balzo, denuncia il tentativo di metter su un superporcellum proporzionalista e preannuncia una sua proposta ispirata al modello dei comuni, il Sindaco d’Italia. Prima di cadere dalla padella nella brace, vale la pena però di fare un po’ di pulizia tra le etichette e le sue iperboli. Continua a leggere

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Lavorare stanca. Sulle “riforme” delle pensioni

dgb-logo-4c-cmyk-ohne-schattenFra le «riforme» di stampo neoliberista, l’innalzamento dell’età pensionabile è una di quelle che non mancano mai. Non c’è «raccomandazione» della troika formata da Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea e Commissione europea che non contempli una revisione del sistema di previdenza «per adeguarlo ai cambiamenti demografici», rendendolo «sostenibile nel lungo periodo». Una ricetta che vale sempre, per qualunque Paese: dal Portogallo alla Grecia, passando naturalmente anche per l’Italia. (Sul blog ne parlammo già qua).
Ne sa qualcosa il governo socialista francese, che sino ad ora si è rifiutato di applicare gli insistenti «suggerimenti» che arrivano da Bruxelles, tenendo duro nella difesa dei diritti acquisiti dai lavoratori transalpini. Difficile ipotizzare quanto la resistenza di François Hollande possa durare, soprattutto se alle elezioni tedesche di settembre l’attuale maggioranza di centro-destra guidata da Angela Merkel dovesse risultare confermata. Come appare, purtroppo, probabile.
La Germania, infatti, è stata pioniera nella «riforma» pensionistica e, come su tutto il resto, detta la linea. Nel 2007, la Grosse Koalition formata da democristiani (Cdu) e socialdemocratici (Spd) stabilì che i cittadini tedeschi hanno diritto a ritirarsi dal lavoro a 67 anni, e non più a 65 come era in precedenza. Una legge che venne duramente osteggiata dalla confederazione sindacale unitaria (Dgb) e che costò una grave perdita di consenso alla Spd alle successive elezioni del 2009.
A poco meno di tre mesi dal ritorno alle urne, il sindacato fa sentire nuovamente la propria voce. O meglio, dà voce ai lavoratori attraverso un’indagine statistica, condotta su un campione di 5mila persone. Dai risultati dello studio, resi noti da pochi giorni, risulta che la maggioranza di chi oggi ha un impiego non crede di poter resistere in buona salute lavorando sino ai 67 anni. Naturalmente, contano le differenze di comparto: fra scienziati e tecnici di laboratorio, il 65% pensa di potercela fare fino all’età legalmente prevista, mentre nel settore della cura alle persone sono solo il 20% a ritenerlo possibile. Percentuali molto basse si trovano anche fra i metalmeccanici e gli edili.
Alla luce di simili dati, il sindacato tedesco chiede al governo – ma, di fatto, parla ai partiti in campagna elettorale – di impegnarsi per «migliorare con urgenza le condizioni di lavoro» e di tornare alle norme sull’età pensionabile valide prima della riforma del 2007. Già il traguardo dei 65 anni, sottolinea la Dgb, risulta essere, in molti casi, difficile da raggiungere restando in buona salute psico-fisica. Nelle tesi del sindacato tedesco non c’è, dunque, nulla di rivoluzionario: la coalizione di centro-destra che sostiene la Cancelliera Merkel, tuttavia, non ne vuole sentire.
A sinistra l’attenzione al tema è più alta. I social-comunisti della Linke, da sempre ostili alle «riforme» che significano tagli alle prestazioni sociali, vedono nei risultati dell’inchiesta della Dgb una conferma delle proprie idee. Come alternativa alle norme vigenti propongono un sistema di accesso alle pensioni che sia flessibile, calibrato su bisogni diversi. E che consenta a chi ha lavorato 40 anni di potersi ritirare al compimento dei 60. Favorevoli ad un sistema più flessibile anche i Verdi, che però ritengono si debba mantenere l’innalzamento a 67 anni. La Spd, dopo aver votato la «riforma» contestata ed essere incorsa nella peggior débâcle elettorale della sua storia, ha fatto mea culpa: ora propone che i lavoratori con 45 anni di attività possano andare in pensione a 63 anni.

Jacopo Rosatelli

(articolo pubblicato su il Manifesto del 27/6/2013)

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Farla finita con l’euro? La sinistra tedesca discute

Bisogna farla finita con l’euro? Lanciato da Oskar Lafontaine a fine aprile, il dibattito nella sinistra tedesca è molto vivo. Alla vigilia del proprio congresso, a discutere è soprattutto la Linke, il partito di cui Lafontaine è uno dei fondatori e più importanti esponenti, ma non mancano contributi di accademici e attivisti sociali. Continua a leggere

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Lezioni da Roma

grafico 1Roma e i suoi elettori si sono sbarazzati ieri in modo inequivocabile di uno dei peggiori sindaci che abbia avuto la città. I risultati delle elezioni amministrative e come si sono configurati, esprimono una serie di significati che vanno presi in considerazione con attenzione.

In estrema sintesi sono stati 4 i fenomeni emergenti di interesse.

  • La sconfitta sonora e la perdita di consensi drammatica di Alemanno e del Centro Destra
  • La grande astensione
  • Il forte ridimensionamento del Movimento 5 Stelle relegato in un ruolo politicamente marginale
  • La possibile ricomposizione di un fronte vincente e plurale del centro-sinistra.

Ci sarà modo di affrontare con maggiore approfondimento (anche attraverso analisi territoriali, per aree geografiche distinte,  valutazione più puntuali dei  flussi tec.) i diversi temi. Ma già a caldo si possono sottolineare alcune cose.

Ha perso Alemanno e ha doppiato la Moratti

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Il centrosinistra, le città e la democrazia senza popolo.

marinoStupisce come nei commenti sul voto, dopo qualche riga preoccupata dedicata all’aumento dell’astensionismo, subito si passi all’analisi del risultato al netto di questa grande fuga dalla democrazia. E quindi puoi sentirti dire che “il Pd è risorto”, che “i nostri elettori ci hanno capito”, qualcuno si è spinto fino a leggerlo come un voto di sostegno al governo delle larghe intese.

E’ importante che il centrosinistra sia in vantaggio, che dal ballottaggio del 9 e 10 possano risultare vincenti ed insediarsi tante amministrazioni di centrosinistra, figlie di una coalizione che, nonostante le scelte nazionali, nelle città esiste e può esprimere buona politica. Vincere a Roma, con un candidato come Ignazio Marino, percepito da tanti come un outsider capace di interpretare la voglia di rinnovamento e di discontuità anche dentro il centrosinistra, è una grande opportunità di cambiamento non solo per la Capitale. Un motivo in più per essere in campo in questi giorni di campagna elettorale. Continua a leggere

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Elezioni a Roma, chi vince in periferia?

roma municipiIl vantaggio di Marino è notevole, più che doppio rispetto a quanto aveva Rutelli nel 2008 prima di perdere al ballottaggio (5 punti percentuali), e quindi l’unico elemento di preoccupazione può derivare dall’altissima astensione del primo turno che, se relativa in particolare agli elettori di centrodestra, potrebbe rientrare almeno in parte al ballottaggio e rimettere in discussione la partita. In effetti l’unica disaggregazione territoriale al momento disponibile – quella per i 15 nuovi Municipi – mostra il più grande calo dell’affluenza proprio dove alle regionali Zingaretti (per il centrosinistra) era andato peggio e rispettivamente Storace (centrodestra) e Barillari (grillino) meglio, ossia i municipi delle Torri (VI, ex VIII) con ‒17,4% e di Ostia-Acilia (X, ex XIII) con ‒19%.

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Le Pietre e il popolo. Ragionando intorno al libro di Tomaso Montanari.

montanariCon le Pietre e il popolo (Minimum fax, 2013) Tomaso Montanari ci consegna un libro a suo modo inquientante, un viaggio nel disastro del patrimonio storico e artistico italiano che attraversa Firenze, Milano, Venezia, si sofferma sulla ferita de L’Aquila, fa una piccola puntata a Roma e di nuovo torna a Firenze e al suo incredibile sindaco alla ricerca dell’affresco di Leonardo da Vinci nella sala del Consiglio Grande di Palazzo Vecchio.

Quello che ci viene raccontato è un panorama fatto non solo di tagli, di incuria e qualche volta di veri e propri crimini commessi contro il nostro patrimonio, come i ripetuti furti alla Biblioteca Nazionale dei Girolamini a Napoli, scandalo che proprio Tomaso Montanari denunciò per primo. Emerge in questo racconto qualcosa di più terribile, un disastro civile e politico, una metamorfosi che non riguarda “semplicemente” – ammesso che sia possibile dire semplicemente – la tutela del patrimonio artistico, ma qualcosa di più profondo, che attiene al cuore della cittadinanza. Continua a leggere

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Qualcosa ancora sul “popolo” del Centro-Sinistra (e sugli altri)

astensionismo e redditoNelle considerazioni e riflessioni sull’identità dei Centro-Sinistra (e degli altri schieramenti politico-elettorali) una visione sintetica della relazione tra i redditi nelle provincie italiane e le percentuali di voto ai tre principali schieramenti e le astensioni contribuisce a fornire ulteriori evidenze ed elementi di chiarezza sulla natura e le caratteristiche dei diversi corpi elettorali. Continua a leggere

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