Potenzialità e limiti delle unioni civili alla tedesca

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Lo faccia per convinzione o per opportunismo, al segretario del Pd Matteo Renzi va riconosciuto il merito di aver posto nuovamente al centro del dibattito politico i diritti di gay e lesbiche. La proposta su cui si discuterà e, a quanto pare, si voterà in Parlamento a prescindere dalle logiche di schieramento, è l’introduzione delle unioni civili alla tedesca. La parola con cui dovremo familiarizzare è Lebenspartnerschaft, nome ufficiale con cui la Repubblica federale riconosce le convivenze fra persone dello stesso sesso. Continua a leggere

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Il 2013 di Italia 2013

pini di romaAnno fatidico, il 2013, per Italia2013. Speravamo potesse essere il momento di un approdo, dopo la sconfitta delle sinistre nel 2008, la crisi mondiale e lo sgretolamento della destra, e invece siamo ancora qui, nel pieno della tempesta, cercando la via per uscirne. Di come abbiamo vissuto quest’anno, lasciamo dire ai nostri post più letti tra quelli scritti quest’anno:

1. La grande glaciazione;
2. Quanto (e come) vale la sinistra alle elezioni;
3. considerazioni sparse sulle elezioni appena consumate;
4. Alcune idee per sopravvivere al governo “a larga conservazione”;
5. Il giorno dopo le elezioni;
6. Roma 2013: dalle politiche al Campidoglio;
7. Le pietre e il popolo. Ragionando intorno al libro di Tomaso Montanari
8. Battiamoli nelle urne;
9. Qualcosa ancora sul “popolo” del Centro-Sinistra (e sugli altri);
10. Il libro di Italia2013, ecco un assaggio.

Arrivederci nel 2014!

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Dopo il 2013

 

1717-7 Italia 2013_CY_cop:CRSInfine anche il 2013 sta passando, l’anno che ha dato il nome al nostro blog termina e mentirei se dicessi che lo avevamo immaginato così. Non era questo l’esito che avremmo voluto e continuo a pensare che avrebbe potuto essere diverso se solo il centrosinistra avesse giocato meglio le sue carte. Ma di questo abbiamo già detto nei difficili giorni che dalla sconfitta elettorale hanno visto susseguirsi dell’impossibilità di formare un governo e di eleggere un Presidente che rappresentassero la domanda di cambiamento espressasi nelle urne. Le elezioni di febbraio hanno terremotato la geografia politica del paese, ma il sistema ha risposto con la grande glaciazione. Continua a leggere

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Qualcosa di personale (e piuttosto politico) su Tav e No

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Il 9 dicembre su mandato della Procura di Torino vengono arrestati quattro “anarco-insurrezionalisti” con imputazioni di eccezionale gravità: sono accusati di essere i componenti di un nucleo terrorista irriducibile, ramificato e militarmente organizzato. La procura di Torino gli imputa il reato previsto dall’art.180 del codice penale: Attentato per finalità terroristiche o di eversione: la pena prevista varia da 6 a 24 anni, in attesa di giudizio per queste accuse e in base alla Legge Reale, non è prevista ne’ liberta provvisoria ne’ altre misure alternative al carcere. Nel dispositivo della Procura vengono richiamate anche norme antiterrorismo “anti al Qaida” del 2005 . L’episodio contestato è un’azione di sabotaggio nel cantiere di Chiomonte del 13 e 14 maggio, che però, secondo gli inquirenti, va inquadrato in un contesto più ampio: l’obiettivo, infatti, sono le “finalità di cui all’articolo 270 sexies del codice penale” (quello introdotto dal decreto), vale a dire “arrecare un grave danno al Paese” e “costringere i poteri pubblici ad astenersi dal compiere un qualsiasi atto”. In questo caso, a non proseguire i lavori per la ferrovia ad alta velocità Torino-Lione.”
Tra gli arrestati Mattia.
Conosco Mattia da quando ha sei anni anche se da qualche anno non ho avuto occasione di incontralo, ma continuo a frequentare alcuni dei suoi numerosi famigliari. Mattia fa parte di una famiglia di benefattori: sua madre è cresciuta assieme a diversi fratelli naturali e adottivi (credo in tutto fossero 8) e a sua volta ha adottato due bambine (l’ultima su richiesta del tribunale dei minori di Milano) , sua nonna è una figura di riferimento per le istruzioni milanesi che si occupano di tutela di bambini e minori.
Per come l’ho conosciuto negli anni scorsi Mattia mi è sempre sembrato irriducibilmente mite, non violento, intelligente e un (bel) po’ ingenuo.
Qualcosa non torna. Cerco di capire.

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“Clandestino” di nome e di Fatto. A proposito di immigrazione, giustizia e sinistra

migrante dietro le sbarredi Stefano Anastasia

Scambio di colpi tra Luigi Manconi e Marco Travaglio, su l’Unità di martedì e il Fatto mercoledì scorso. Attacca Manconi, replica (e contrattacca) Travaglio. Il presidente della commissione diritti umani del Senato accusa il condirettore del quotidiano di Padellaro di usare impunemente la parola ‘clandestino’, su cui la destra ha costruito nel tempo il suo ministero della paura; replica Travaglio che in maggioranza con la destra (fino a ieri) c’è stato il suo contraddittore.
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Porcellum, miniporcellum, superporcellum: variazioni zoologiche sulla legge elettorale

ImmagineUna non inedita alleanza (Pdl, Lega, M5S) sembra aver accantonato la proposta di riforma delle legge elettorale ispirata dal Prof. D’Alimonte e fatta propria da Luciano Violante. In Commissione affari costituzionali del Senato è stato bocciato il doppio turno di coalizione, che vorrebbe costringere a un ballottaggio tra le più votate nel caso nessuna raggiunga una maggioranza relativa significativa (sopra il 40%). Matteo Renzi, grande agitatore della politica italiana contemporanea, coglie la palla al balzo, denuncia il tentativo di metter su un superporcellum proporzionalista e preannuncia una sua proposta ispirata al modello dei comuni, il Sindaco d’Italia. Prima di cadere dalla padella nella brace, vale la pena però di fare un po’ di pulizia tra le etichette e le sue iperboli. Continua a leggere

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Lavorare stanca. Sulle “riforme” delle pensioni

dgb-logo-4c-cmyk-ohne-schattenFra le «riforme» di stampo neoliberista, l’innalzamento dell’età pensionabile è una di quelle che non mancano mai. Non c’è «raccomandazione» della troika formata da Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea e Commissione europea che non contempli una revisione del sistema di previdenza «per adeguarlo ai cambiamenti demografici», rendendolo «sostenibile nel lungo periodo». Una ricetta che vale sempre, per qualunque Paese: dal Portogallo alla Grecia, passando naturalmente anche per l’Italia. (Sul blog ne parlammo già qua).
Ne sa qualcosa il governo socialista francese, che sino ad ora si è rifiutato di applicare gli insistenti «suggerimenti» che arrivano da Bruxelles, tenendo duro nella difesa dei diritti acquisiti dai lavoratori transalpini. Difficile ipotizzare quanto la resistenza di François Hollande possa durare, soprattutto se alle elezioni tedesche di settembre l’attuale maggioranza di centro-destra guidata da Angela Merkel dovesse risultare confermata. Come appare, purtroppo, probabile.
La Germania, infatti, è stata pioniera nella «riforma» pensionistica e, come su tutto il resto, detta la linea. Nel 2007, la Grosse Koalition formata da democristiani (Cdu) e socialdemocratici (Spd) stabilì che i cittadini tedeschi hanno diritto a ritirarsi dal lavoro a 67 anni, e non più a 65 come era in precedenza. Una legge che venne duramente osteggiata dalla confederazione sindacale unitaria (Dgb) e che costò una grave perdita di consenso alla Spd alle successive elezioni del 2009.
A poco meno di tre mesi dal ritorno alle urne, il sindacato fa sentire nuovamente la propria voce. O meglio, dà voce ai lavoratori attraverso un’indagine statistica, condotta su un campione di 5mila persone. Dai risultati dello studio, resi noti da pochi giorni, risulta che la maggioranza di chi oggi ha un impiego non crede di poter resistere in buona salute lavorando sino ai 67 anni. Naturalmente, contano le differenze di comparto: fra scienziati e tecnici di laboratorio, il 65% pensa di potercela fare fino all’età legalmente prevista, mentre nel settore della cura alle persone sono solo il 20% a ritenerlo possibile. Percentuali molto basse si trovano anche fra i metalmeccanici e gli edili.
Alla luce di simili dati, il sindacato tedesco chiede al governo – ma, di fatto, parla ai partiti in campagna elettorale – di impegnarsi per «migliorare con urgenza le condizioni di lavoro» e di tornare alle norme sull’età pensionabile valide prima della riforma del 2007. Già il traguardo dei 65 anni, sottolinea la Dgb, risulta essere, in molti casi, difficile da raggiungere restando in buona salute psico-fisica. Nelle tesi del sindacato tedesco non c’è, dunque, nulla di rivoluzionario: la coalizione di centro-destra che sostiene la Cancelliera Merkel, tuttavia, non ne vuole sentire.
A sinistra l’attenzione al tema è più alta. I social-comunisti della Linke, da sempre ostili alle «riforme» che significano tagli alle prestazioni sociali, vedono nei risultati dell’inchiesta della Dgb una conferma delle proprie idee. Come alternativa alle norme vigenti propongono un sistema di accesso alle pensioni che sia flessibile, calibrato su bisogni diversi. E che consenta a chi ha lavorato 40 anni di potersi ritirare al compimento dei 60. Favorevoli ad un sistema più flessibile anche i Verdi, che però ritengono si debba mantenere l’innalzamento a 67 anni. La Spd, dopo aver votato la «riforma» contestata ed essere incorsa nella peggior débâcle elettorale della sua storia, ha fatto mea culpa: ora propone che i lavoratori con 45 anni di attività possano andare in pensione a 63 anni.

Jacopo Rosatelli

(articolo pubblicato su il Manifesto del 27/6/2013)

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