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2011, l’anno del dimostrante?

La copertina di Time con il personaggio dell'anno. Foto tratta da 30secondi.globalist.it

Il 2011 è stato un anno ricco di movimenti e sommovimenti a livello globale: non solo il Medio Oriente ma anche il Cile, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Spagna, l’India. Non a caso il settimanale americano Time ha deciso di nominare “il dimostrante” come personaggio dell’anno ritoccando una foto scattata nell’ovest degli Stati Uniti per farla assomigliare ad una scattata in un paese islamico. L’Italia non è stata da meno tra il movimento “Se non ora quando?”, quello dei ricercatori e degli studenti, la campagna per i referendum e, con tutte le sue ombre, il 15 ottobre.

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I significati della violenza del 15 ottobre e l’onda lunga del ’77

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“Senza senso”, “folle”, “criminale” e “teppistica”, così è stata definita a caldo l’esplosione di violenza durante il corteo degli indignati, degenerato in scontri tra parte dei manifestanti e le forze dell’ordine, sabato 15 ottobre a Roma.

Mai come in questa occasione, negli ultimi anni, l’impiego della violenza ha risposto, in realtà, ad un disegno razionale e ha portato a risultati politici concreti. “Non piantiamo tende, ma grane”, recitava uno slogan dell’ala dura del movimento. Il primo obiettivo dei violenti, infatti, era impedire l’occupazione pacifica e duratura di piazza San Giovanni, così come accadeva in centinaia di altre città, in Europa e nel resto del mondo. A Roma, invece, si è guardato ad Atene, al modello di conflittualità permanente lì sperimentato.

Ma chi si nasconde dietro il “Blocco nero”?

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Il 15 ottobre spagnolo

Una foto dalla "Repubblica del Sole"

Cinque mesi dopo, la Puerta del Sol di Madrid è tornata a raccogliere l’indignazione e la voglia di cambiare di decine di migliaia di persone. Una piazza piena di rabbia, certo, ma anche allegra e rigorosamente non-violenta, perché tale è l’identità di un movimento fondato sul dialogo, la partecipazione e la ricerca del consenso, lontano anni luce dalla furia nichilista dei teppisti di Roma. Non a caso, qua in Spagna, la simpatia nei confronti degli indignados continua a crescere e nessuno dubita che il movimento del 15-M sia ormai un protagonista della politica nazionale – in grado, tra l’altro, di parlare al mondo.

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E ora?

Foto di Enrico Sitta tratta da http://www.sociologico.it

In molte e in molti, dopo gli scontri di sabato pomeriggio, hanno pensato che questa fosse la fine del movimento italiano degli indignati. O addirittura la fine di tutti i movimenti di protesta schiacciati, come alla fine degli anni ’70, tra repressione e violenza. Si rischia però di vedere le cose di oggi con le lenti di ieri, senza rendersi conto che siamo ad uno snodo ancora più decisivo rispetto a 30 anni fa, nel quale mollare sarebbe fatale. Vediamo da dove si può ripartire analizzando due elementi in particolare che ci aiuteranno a trarre alcune conclusioni e a fare una proposta: il primo elemento ha a che fare con il movimento stesso, il secondo con l’atteggiamento del governo. Continua a leggere

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