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L’autunno che comincia al Valle

Dal 14 giugno il Teatro Valle di Roma è occupato dai lavoratori dello spettacolo e dai precari della conoscenza. Non protestano solo contro la svendita e lo smantellamento di uno dei più importanti teatri pubblici italiani: stanno anche elaborando proposte per una diversa gestione della cultura e dell’industria creativa in questo Paese. Per venerdì 30 settembre hanno chiamato a raccolta in un’assemblea “le lavoratrici e i lavoratori dello spettacolo, della cultura, dell’arte, dell’editoria, della comunicazione, dell’università e della scuola, studenti e studentesse dell’università e delle accademie d’arte” per tirare il filo delle questioni comuni non solo ai lavoratori dell’immateriale ma ad un’intera generazione.

Il Valle Occupato è un’esperienza che ha sollevato tanti problemi di rilevanza generale. Proviamo a vedere cosa hanno da dire all’autunno italiano che già si preannuncia pieno di appuntamenti: la manifestazione di SEL del primo ottobre, la mobilitazione degli studenti del 7, quella degli indignati il 15 ed infine, un po’ più lontana, quella del PD il 5 novembreContinua a leggere

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Come cambia l’Italia del referendum

La prima pagina de L'Unità il giorno dopo il referendum sul divorzio del 1974

Questo referendum, forse, rimarrà nella storia come quello sul divorzio del 1974: uno spartiacque, una grande e positiva sorpresa che dimostra che il Paese è cambiato, sotto tanti aspetti: è cambiato il modo di pensare, è cambiata la società ed è cambiato il modo di fare politica. I quesiti sull’acqua dimostrano che il trentennio conservatore italiano può finire perché la popolazione non crede più che “privato è bello” per forza. Insieme a quello sul nucleare, questi quesiti dimostrano che oramai c’è una coscienza ambientalista e a favore della tutela dei beni comuni diffusa e che anche i politici di centrodestra, se vogliono rimanere in sella, devono dimostrare di essere sensibili su questi temi. Il  successo del referendum sul legittimo impedimento chiarisce che, nonostante 18 anni di berlusconismo, il Paese non si è non si è fatto convincere dall’idea che gli “eletti dal popolo”siano sciolti dalla legge. Ma tutto questo è niente in confronto al cambiamento che c’è stato nella società e nel modo di fare politica. Continua a leggere

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Guida ai referendum e all’Italia che verrà

Domenica e lunedì si vota per i referendum su acqua pubblica, nucleare e legittimo impedimento. Domenica scorsa, in un’intervista all’Unità, il presidente della Toscana Enrico Rossi (qui il testo) ha detto che, quasi quasi, nei 4 quesiti ci sono le basi per un prossimo programma di governo di centrosinistra: nuovo modello di sviluppo, beni comuni, la legge è uguale per tutti. Certo, ci sono altri punti da sviluppare e quella di Rossi è più che altro una provocazione culturale. Vediamo di cosa si parla nei quesiti ma vediamo anche come le idee che gli stanno dietro sono le più realistiche in circolazione. Continua a leggere

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A che punto sta il referendum

Foto della blogger marocchina Likepinkelephant, anche ieri nel suo Paese manifestazioni represse dalla polizia

Oggi e domani presidio (anche serale) davanti a Montecitorio per impedire che il parlamento blocchi il referendum sul nucleare. C’è chi l’ha definita “Puerta del Sol a Montecitorio” perché l’idea è quella di riproporre un accampamento permanente per la difesa della democrazia. Ma a che punto sta il tentativo di impedire l’esercizio di questo diritto costituzionale? Bisogna leggersi questa intervista al costituzionalista Alberto Lucarelli che è stato uno dei promotori dei quesiti sull’acqua e che, notizia di sabato, potrebbe diventare un assessore della giunta De Magistris a Napoli in caso di vittoria: un motivo di più per i napoletani per vincere ogni resistenza e andare a votare domenica e lunedì prossimi.

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Acqua pubblica: non un sogno ma una solida realtà

In alcune località della Puglia si è iniziato ad avere accesso continuo all’acqua corrente, per la prima volta dopo tanti anni, anche d’estate. Tutto ciò avviene perché l’Acquedotto Pugliese è stato risanato. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire, specie nel paese che gli acquedotti li ha inventati. La notizia, riportata tra gli altri da Repubblica Affari & Finanza di lunedì, è tutt’altro che banale da molti punti di vista. Il cattivo funzionamento dell’Acquedotto Pugliese non solo è stato per decenni l’esempio del fallimento dell’intervento pubblico nell’economia e dell’assistenzialismo, ma ha anche finito per essere simbolo della inefficienza economica del nostro Meridione. Continua a leggere

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