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La battaglia dell’acqua dopo il referendum

Foto tratta da Globalproject.info

Il 2 e 3 luglio il Forum ha chiamato a raccolta tutti i suoi aderenti per un’assemblea nazionale in cui definirà la sua strategia postreferendaria. Dopo aver portato un intero paese a pronunciarsi sull’acqua c’è da star certi che saprà calibrare bene le prossime mosse.

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L’onda lunga di Genova

I referendum del 12 e 13 giugno hanno raggiunto il quorum dopo 15 anni che questo non accadeva. Ha contato certamente la fase politica, la percezione della fine di un ciclo elettorale fin qui caratterizzato dalla vittoria della coalizione berlusconiana. Il momento, nonostante le preoccupazioni per il mancato accorpamento del voto, non poteva essere migliore per mobilitare il senso di rivalsa dell’elettorato di opposizione galvanizzato dalle amministrative. L’impatto emotivo dell’incidente di Fukushima e del pericolo della “privatizzazione dell’acqua” sono stati ovviamente determinati. C’è chi si è spinto fino ad annunciare un ruolo finalmente incisivo di internet e della mobilitazione a rete.

I fenomeni di massa hanno sempre spiegazioni molteplici, ma tra queste vorremmo cercare di rintracciare il filo che collega il voto di giugno con l’origine della campagna per l’acqua pubblica più di 10 anni fa, attraverso i paradigmi culturali e le pratiche organizzative del movimento che ha promosso i referendum. Continua a leggere

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Perché i referendum sono importanti

Mercoledì la Corte Costituzionale ha deciso per l’ammissibilità di alcuni importanti quesiti referendari sull’acqua, sul nucleare e sul “legittimo impedimento”. Insieme alle elezioni amministrative sarà questa la battaglia fondamentale di questa primavera, a meno che non vengano convocate le elezioni anticipate. In ballo ci saranno alcuni degli elementi fondanti del “trentennio conservatore italiano”: il deteriorarsi della qualità della democrazia e la restrizione degli spazi di partecipazione, l’affermazione delle rendite e della finanza a scapito della produzione, la privatizzazione dei beni comuni, la concezione del “Capo” come persona “libera dalle leggi” solo perché eletta dal popolo. Una vittoria dei sì su questi quesiti sarebbe una svolta importante quasi quanto una vittoria nelle elezioni politiche. Vediamo perché.

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