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Come muore una politica (sociale)

I promotori di “Sbilanciamoci” e un ampio cartello di soggetti della cittadinanza attiva che va sotto il nome di “I diritti alzano la voce” hanno presentato il Libro Nero sul Welfare italiano. Come il Governo italiano con le manovre economico-finanziarie e la legge delega fiscale e assistenziale  sta distruggendo le politiche sociali e azzerando la spesa per i diritti, un dossier che analizza l’impatto degli ultimi provvedimenti  in materia di finanza pubblica del Governo Berlusconi sul settore del welfare e sull’insieme dei diritti ad esso collegato.

I dati e le informazioni proposte ci pongono dinanzi ad uno scenario drammatico, per il welfare italiano, sottoposto ad una pesantissima contrazione della spesa. E’ stato calcolato che tra il 2007 e il 2013 si realizzerà una riduzione degli stanziamenti a favore dei fondi nazionali da 1.594 a 144 milioni di euro. Continua a leggere

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Transizione o Rottura?

Mario Monti, foto tratta da http://www.gadlerner.it

Silvio Berlusconi si è dimesso e Mario Monti si appresta a divenirne il successore. Si apre una fase nuova, incerta e diversa per molti aspetti da quanto accaduto nel resto del continente. In Portogallo, Spagna e Grecia le situazioni d’emergenza non preludono a ristrutturazioni profonde del quadro politico; nel nostro Paese, invece, è assai probabile che sia così. A Madrid e ad Atene, e prima a Lisbona, una politica debole e in crisi quanto si vuole “amministra” l’emergenza, nella maniera in cui è capace: attraverso l’indizione di nuove elezioni, magari precedute da un breve Esecutivo appoggiato lealmente da (quasi) tutti. In Italia noi stiamo vivendo, contemporaneamente, la gestione di una drammatica situazione eccezionale e un passaggio di regime, quell’agognata Transizione dal ventennio ad un incerto post-berlusconismo. L’intreccio e la sovrapposizione fra le due situazioni (gestione dell’emergenza e Transizione) rende tutto dannatamente complicato. Ed espone a rischi gravissimi proprio chi avrebbe dovuto beneficiarsi (c’era persino il conforto dei sondaggi) della fine del ventennio: noi, la sinistra. Continua a leggere

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Le riforme inevitabili

La disoccupazione giovanile nei diversi paesi del mondo, tratto da http://www.sbilanciamoci.info

Si sente molto parlare in questi giorni di “riforme inevitabili e dolorose” di cui il Paese ha bisogno: prima fra tutte la riforma delle pensioni e in generale il “dimagrimento” del welfare. Anche i commentatori radiofonici  più ascoltati (per esempio “l’indignato speciale” di domenica) si affrettano a dire che “il Paese ha vissuto al di sopra dei propri mezzi” e che ora bisogna cambiare stile di vita. Un’affermazione questa che, ogni volta che viene ripetuta da un commentatore-editorialista-giornalista, non fa che certificare la distanza dal Paese reale di chi la pronuncia: perché quello che succede da diversi anni è che diminuiscono anche i consumi alimentari mentre il 40% della popolazione è “vulnerabile alla povertà”, cioè non è povero al momento ma può diventarlo molto facilmente. Tuttavia, lamentarsi o, nella migliore delle ipotesi, descrivere la situazione non basta. Perché ci sono delle riforme davvero inevitabili da fare per evitare lo scenario di un Paese dove la maggioranza della popolazione diventa sempre più povera, insicura ed esclusa. Ne abbiamo già parlato varie volte (qui si possono leggere i nostri post sulla risposta possibile alla crisi) ma ci preme qui discutere alcune idee nuove.

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La telefemmina

Gianpaolo Tarantini, foto tratta da http://www.claudiocaprara.it

Il contenuto delle intercettazioni telefoniche relative agli scambi di favori tra il Presidente del Consiglio  Berlusconi e Gianpaolo Tarantini ha calamitato l’interesse nazionale.

Quello che ha colpito me nelle conversazioni tra i due sono due aspetti dei quali poco si è parlato.

Il primo riguarda il profilo estetico, o per meglio dire, iconografico delle giovani donne reclutabili come complementi di arredo per le feste padronali del premier: ninfe appena uscite dall’adolescenza, esili, pulite ed essenziali nell’abbigliamento. Lolite depurate dall’aggressività del trucco e dei tacchi a spillo, creature ingenue e fresche che alleggeriscono, con la loro sola presenza, un ambiente un po’ kitsch, un po’ sovrappeso, calvo, lievemente impotente e un po’ oltre la mezza età. Complessivamente squallido. Bambine: inconsapevoli e disponibili; alle prime armi, ma, anche per questo, un filo perverse. Continua a leggere

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Legge elettorale, o delle transizioni italiane

Immancabile classico della politica italiana dell’ultimo triste ventennio, ecco riemergere con forza uno dei dibattiti più “appassionanti” per il centrosinistra: quello sulla legge elettorale. I bipolaristi fautori del ritorno all’uninominale maggioritario (si veda Veltroni su Repubblica del 9 luglio) insistono sulla necessità di compiere quella che comunemente definiscono come transizione dalla Prima alla Seconda Repubblica. Transizione, cioè, da un sistema politico “dominato dai partiti”, quale sarebbe stato quello che abbiamo vissuto fino al ’92, ad uno nel quale siano i cittadini a “possedere lo scettro”, avendo il potere di determinare le maggioranze di governo, la cui composizione verrebbe sottratta al capriccio dei partiti stessi. Ma siamo sicuri che questa rappresentazione non sia fallace? No, non lo siamo affatto.
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La vittoria della lunga durata (e perché la destra ha votato ai referendum)

Io credo innanzi tutto che questa sia una vittoria in cui hanno contato pratiche di lunga durata, un dato difficilmente replicabile ma strategico per tutti i discorsi politici di cui dovremmo occuparci per andare al governo e per rimanerci. Credo di aver discusso della prima volta del problema della privatizzazione dell’acqua nel 2005. Forse addirittura prima, in anni in cui si avvertiva ancora forte lo spirito di Genova 2001. Uno spirito che si è materializzato nei seggi. Insomma un partito che ora non c’è più, il PRC,  e i soggetti meticci dei social forum, oggi apparentemente estinti, già lavoravano, e lavoravano bene, per vincere un referendum che ancora non esisteva.

La battaglia sul nucleare è addirittura più antica, risale agli anni ’80. Lì un referendum si era già addirittura vinto nel 1987 (affluenza 65,1%, Sì al primo quesito 80,6%, al secondo 79,7%, al terzo 71,9%). Insomma per vincere questi referendum si è mobilitata tutta una generazione di dirigenti politici, membri di associazioni e gruppi di pressione, militanti di base, persone che si sono “fatte il mazzo” in rete e fuori, con video virali e convenzionali volantinaggi, prolungando nel tempo la campagna, fino a far diventare la posizione dei grandi partiti quasi ininfluente.  Continua a leggere

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Come cambia l’Italia del referendum

La prima pagina de L'Unità il giorno dopo il referendum sul divorzio del 1974

Questo referendum, forse, rimarrà nella storia come quello sul divorzio del 1974: uno spartiacque, una grande e positiva sorpresa che dimostra che il Paese è cambiato, sotto tanti aspetti: è cambiato il modo di pensare, è cambiata la società ed è cambiato il modo di fare politica. I quesiti sull’acqua dimostrano che il trentennio conservatore italiano può finire perché la popolazione non crede più che “privato è bello” per forza. Insieme a quello sul nucleare, questi quesiti dimostrano che oramai c’è una coscienza ambientalista e a favore della tutela dei beni comuni diffusa e che anche i politici di centrodestra, se vogliono rimanere in sella, devono dimostrare di essere sensibili su questi temi. Il  successo del referendum sul legittimo impedimento chiarisce che, nonostante 18 anni di berlusconismo, il Paese non si è non si è fatto convincere dall’idea che gli “eletti dal popolo”siano sciolti dalla legge. Ma tutto questo è niente in confronto al cambiamento che c’è stato nella società e nel modo di fare politica. Continua a leggere

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