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Giovedì si vota (in Gran Bretagna)

Giovedì 6 maggio c’è un’elezione importante dove noi italiani non voteremo ma che influenzerà molto le nostre vite nei prossimi anni. Dopo le elezioni americane e quelle tedesche (di cui parlammo qui) le consultazioni nel Regno Unito sono le più decisive nel determinare trend politici e politiche comuni europee.Vale la pena di prestargli un po’ di attenzione.

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Cosa è successo 5 anni fa

Domenica si vota per le elezioni regionali. Cinque anni fa lo stesso appuntamento segnò l’apice del centrosinistra: 11 regioni conquistate contro solo 2 per il centrodestra. L’Unione (ricordate?) si sentì la vittoria in tasca anche per le politiche, scrisse un programma elettorale lungo e poco incisivo. Berlusconi approvò in fretta e furia l’attuale legge elettorale. Le elezioni del 2006 finirono con un pareggio. Contestualmente le forze che avevano presentato le liste “Uniti nell’Ulivo” quasi in tutte le regioni pensarono fosse andata tutto sommato bene e si incamminarono sulla strada che poi ha portato al PD. Ma cosa è successo veramente in quelle elezioni e com’è cambiato il panorama politico del Lazio negli ultimi 15 anni?

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Che fine farà l’Italia

Diciamocelo chiaramente. La crisi che Berlusconi sta attraversando in questo momento non è una crisi di consenso. Insomma, non si scioglierà come neve al sole, lasciandoci un ricordo ormai lontano di un tempo che fu.

Questa crisi ha invece dimensioni tutte politiche, nasce e vive nei palazzi del potere nazionale o locale e mette in luce le contraddizioni in un partito che nato ad immagine e somiglianza del leader, quel leader non può abbandonare. Ma forse anche le contraddizioni di un sistema politico, quello della seconda repubblica, che mostra con chiarezza tutti i suoi limiti. Tutti i difetti che schiere di commentatori, tutt’altro che disinteressati,  attribuivano al Partito Democratico, sono divenuti ora patrimonio comune con il partito del premier, sperando che diventino presto pungolo e stimolo per una analisi corretta di questi ultimi 15 anni. Continua a leggere

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3 buone notizie

Agli scienziati della politica l’approfondimento analitico dei dati. Intanto qualche prima osservazione statisticamente fondata sul solo voto italiano:

  1. La maggioranza di Berlusconi è al palo.

    Se il saldo percentuale è in pareggio (- qualche spicciolo rispetto alle politiche del 2008), quello in termini assoluti vede un calo di 3 milioni di voti al Popolo della libertà, non compensato dai circa 100mila voti guadagnati dalla Lega. Ora sappiamo cosa farcene degli indici di gradimento vantati da Berlusconi una settimana sì e l’altra pure.

  2. Le opposizioni rappresentano metà del Paese.

    Composite, disperse, forse incompatibili, le forze del Centro Sinistra che fu guadagnano quasi un punto e mezzo rispetto alle politiche di un anno fa, con Di Pietro che guadagna 800mila voti, i Radicali che riducono il calo del Pd e le liste della sinistra che – complessivamente – guadagnano 200mila voti in termini assoluti. Al loro fianco l’Udc tiene i suoi voti e aumenta percentualmente. In tutto le opposizioni al Governo fanno (quasi) il 50% degli elettori. Come si componga – di qui al 2013, passando per le regionali del prossimo anno – questa maionese senza farla impazzire attiene all’arte della politica, se ce ne è una.

  3. Agli italiani e alle italiane non piace il bipartitismo.

    Appena sono stati lasciati liberi dal “voto utile”, gli elettori e le elettrici italiani hanno ridotto del 10% i consensi ai due principali partiti, che perdono complessivamente 6 milioni e mezzo di voti. Il 40% degli elettori non vota per il binomio. Forse bisognerà tenerne conto al referendum e dopo.

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