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Togliere ai padri senza dare ai figli, cosa c’è per i precari nella riforma del lavoro.

Abbiamo seguito il plasmarsi della riforma del lavoro con un’attenzione che a tratti si è fatta ansia. L’abbiamo rincorsa dietro alle dichiarazioni (tutte altisonanti) dei Ministri del Governo e interpretata da documenti che erano  prima “linee guida”, poi un “documento di policy” approvato dal Consiglio dei Ministri, ma mai testi definitivi. Le dichiarazioni promettevano meraviglie e svolte epocali. I testi circolati le smentivano.

L’attesa di un testo di legge, dunque, non era pignoleria: serviva per capire cosa questa riforma prevedesse davvero soprattutto per coloro in nome dei quali è stata sbandierata. Per i giovani e per i precari.

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Una guida critica alla riforma del mercato del lavoro

Il ministro Elsa Fornero, foto tratta da http://www.adnkronos.com

E’ arrivata.

La riforma del lavoro ha raggiunto una forma, pare, definitiva, approvata dal Consiglio dei Ministri. Curioso che questa forma si presenti come relazione del Ministro del Welfare e non come vero e proprio documento licenziato dall’Esecutivo.

È assai discutibile che, a tavolo con le parti sociali concluso e approvazione da parte del CdM avvenuta, ancora non sia stato reso noto un testo ufficiale  e definitivo. Si tratta di una opacità di non poco conto: sia per questioni estremamente concrete (nei tecnicismi delle formulazioni risiedono ricadute molto incisive sulla vita materiale di tutte e tutti coloro cui la riforma si rivolge), sia per ragioni di trasparenza e democrazia nel dibattito pubblico. Impossibile non notare, infatti, che l’assenza di testi definitivi si accompagni a dichiarazioni da parte del ministro Fornero sostanzialmente contraddittorie con i documenti circolati. Tanto da indurre nei più smaliziati il sospetto di una deliberata strategia di mistificazione. Queste mistificazioni si avviluppano in via preferenziale intorno al tema della precarietà (Non solo sulla precarietà tuttavia. Di questi giorni è la vulgata su una presunta estensione dell’art.18 per licenziamenti discriminatori smascherata qui efficacemente da Umberto Romagnoli), terreno prediletto della retorica governativa, sul quale sono state sbandierate rivoluzioni che non è dato oggi rilevare e dove, invece, emergono contraddizioni non da poco. Vediamo perché. Continua a leggere

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