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Farla finita con l’euro? La sinistra tedesca discute

Bisogna farla finita con l’euro? Lanciato da Oskar Lafontaine a fine aprile, il dibattito nella sinistra tedesca è molto vivo. Alla vigilia del proprio congresso, a discutere è soprattutto la Linke, il partito di cui Lafontaine è uno dei fondatori e più importanti esponenti, ma non mancano contributi di accademici e attivisti sociali. Continua a leggere

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Politica corrotta e privato virtuoso? Mica tanto.

La proiezione italiana del  documentario di Bill Emmott, ex direttore dell’Economist,  “Girlfriend in a coma” è stata l’occasione per stucchevoli polemiche sull’opportunità che un’istituzione pubblica, nel caso in questione il MAXXI di Roma, promuovesse durante le concitate ultime settimane di campagna elettorale  un’opera fortemente critica della classe politica italiana. Meno dibattito è sorto sul contenuto dell’opera: interessante sotto tanti aspetti,  drammaticamente spassoso in molti passaggi su Berlusconi, il documentario propone un’analisi  fondo, che può essere riassunta così: “good talents, bad politics”. L’Italia è terra di grandi talenti imprenditoriali, tra i quali Bill Emmott annovera, senza andare troppo per il sottile, anche Sergio Marchionne, imbrigliati da una politica immorale e istituzioni mal funzionanti. Continua a leggere

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Superare l’austerità? Perché è importante il dibattito nel centrosinistra

A quattro anni dall’inizio della crisi, a tre dal suo “contagio” in Europa e il conseguente avvio della stagione “dell’austerità”, si sta pian piano affermandouna consapevolezza diffusa del fatto che le ricette imposte ai paesi dell’area Euro dall’asse conservatore Bruxelles-Francoforte-Berlino non stanno affatto funzionando. Anzi, contribuiscono all’aggravarsi della situazione economica dei paesi periferici della zona Euro dove la disoccupazione continua a crescere e gli effetti della crisi vengono scontati quasi interamente dai ceti popolari. Continua a leggere

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Lettera ai nostri amici europei sulla crisi italiana

Da più di un anno l’Italia è sotto l’attacco della speculazione finanziaria e ha già approvato diverse riforme nel segno dell’austerità: tagli alla spesa sociale, innalzamento dell’età pensionabile, lotta contro la “rigidità” del mercato del lavoro, nessuna nuova tassa per i più ricchi. In questo, le differenze tra il governo Berlusconi e quello Monti non sono state radicali: tanto è vero che il secondo ha dovuto in gran parte mantenere le promesse fatte dal primo nella lettera al Consiglio Europeo inviata il 26 ottobre 2011.
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Che riforme servono al Paese (e all’Europa)?

Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro. Foto tratta da statoquotidiano.it

Quante volte negli ultimi anni abbiamo sentito usare l’espressione “le riforme inevitabili di cui il Paese ha bisogno”? In fondo, è per questo che è nato il governo Monti: per avere una maggioranza la più larga possibile che garantisse un consenso il meno critico possibile  verso un pacchetto di riforme giudicato come imprescindibile quantunque “doloroso”. Proprio da un governo di tecnici però ci si aspetta un legame molto stretto con i fatti e i risultati e non tutte le riforme attualmente in discussione (o peggio ancora, in fase di attuazione) pare che fossero così necessarie e inevitabili, quantunque dolorose lo siano state davvero. Ecco alcuni consigli di lettura e un paio di domande a chi si candiderà alle primarie del centrosinistra.

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Idee per promuovere il merito: cominciare a pagare sempre chi lavora

La manifestazione del 16 giugno alle 18 a Roma in Piazza Farnese

Si è parlato nelle scorse settimane di misure per promuovere “il merito” nel nostro sistema educativo. Una retorica (e una politica) un po’ ottocentesca si concentra tutta sulla promozione delle “eccellenze”: quel singolo studente per ogni istituto scolastico che “merita” di andare avanti e di ricevere soldi e promozioni. Si parla un po’ troppo poco, però, di altri strumenti per promuovere la qualità della ricerca e del lavoro. Il più banale, soprattutto, viene completamente e colpevolmente dimenticato. Continua a leggere

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Crisis Blues. Il racconto della crisi economica e le sue insidie

La piccola fiammiferaia (vedi le conclusioni dell’articolo). Immagine tratta da creationshandmadekawaii

Ci puoi arrivare in diversi modi: per esempio, da un lavoro dipendente (in una delle sue tante varianti) che perdi da un giorno all’altro, o da una libera professione che, dopo anni di crisi via via più pesante, alla fine si ferma completamente. Comunque ci arrivi, la situazione è la stessa: non hai un lavoro e non guadagni un centesimo. Se hai il vantaggio di un po’ di soldi da parte, cominci con qualche rinuncia, tagli le spese superflue e ti cerchi un altro lavoro. Ma non lo trovi. Continua a leggere

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Cultura e democrazia. Alcune idee per le politiche dell’area metropolitana.

Tre dati servono a spiegare meglio di ogni altra cosa lo stato della cultura oggi in Italia e la necessità di investire in questo campo. Il primo riguarda i tagli dei fondi pubblici, secondo la ricerca Symbola-Unioncamere, c’è stata una riduzione del 32,5% negli ultimi dieci anni. Il secondo dato riguarda la domanda delle famiglie in questo settore che è cresciuta di più del 24% nello stesso periodo. E’ un “consumo”, quello culturale, che non risente della crisi, eppure il sistema pubblico decide di non investire in questo campo. Il terzo dato ha a che fare anche con la democrazia di questo Paese: secondo l’Ocse, il 50,9% dei ragazzi e delle ragazze tra i 15 ed i 18 anni è al di fuori del “letteralismo”cioè legge, ma non capisce bene quello che legge. La cultura è sì un ottimo investimento economico (secondo i britannici ogni sterlina spesa in questo settore ne frutta 1,6 in ricavi) ma è anche una necessità imprescindibile per la cittadinanza: una ragazza o un ragazzo, così come degli adulti o degli anziani, che sono analfabeti funzionali sono anche dei cittadini di serie b. Continua a leggere

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La mafia è cresciuta, l’Italia no. Quanto pesa l’economia mafiosa sul sottosviluppo italiano..

immagine tratta dal blog di Gianni Allegra, gianniallegra.blogspot.com

Oggi sono 20 anni dall’omicidio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e della loro scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. Lasciamo ad altri, più titolati di noi in tal senso, il ricordo delle vittime e la ricostruzione del loro contributo alla lotta alla mafia. Parliamo invece di un aspetto della criminalità organizzata che il pool di Palermo, forse per primo, mise in luce: la penetrazione dell’economia legale, la cosiddetta “mafia dei colletti bianchi” che proprio dalla fine della strategia stragista degli anni ’90 diventò ancora più rilevante. Oggi ci sono dei dati che ci aiutano a capire l’entità del fenomeno e i danni che procura non solo all’economia ma anche alla democrazia di questo Paese.

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In Spagna torna la Repubblica del Sol

Una foto dalla “Repubblica del Sole” di quest’estate

Questione di punti di vista. Per il rappresentante dei commercianti, l’immagine della Puerta del Sol piena di persone e di tende, che l’anno scorso fece il giro del mondo, ha rappresentato un danno incalcolabile per la Spagna, oltre ad una perdita di ben 30 milioni di euro per i negozi che si affacciano sulla centrale piazza madrilena. Per Demetria, quarantacinque anni, assistente sociale disoccupata e attivista del movimento 15-M, le cose stanno diversamente: «innanzitutto le cifre sono gonfiate, ma ciò che colpisce è la grettezza di simili argomenti. Chi parla come il rappresentante dei commercianti non capisce la necessità di risvegliare le coscienze, che ci animò un anno fa e continua a farlo ora. Non possiamo continuare a vivere in una società dove il denaro è Dio, e le persone non contano nulla». Continua a leggere

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