Archivi tag: destra

Per molti, ma non per tutti. L’università secondo le destre europee (e secondo Monti?)

Il primo ministro britannico David Cameron. Foto tratta dal blog yearof1989

Con alcuni recenti provvedimenti del governo Monti, soprattutto con la cosiddetta “spending review”, sono stati apportati ulteriori tagli all’università. Vengono toccati soprattutto il reclutamento di nuovi ricercatori, ulteriormente bloccato, e le tasse universitarie. Una politica, soprattutto quest’ultima, che è in linea con quanto fatto dalla coalizione di centrodestra al governo in Gran Bretagna. Una continuità, questa, tra le politiche italiane e quelle dei conservatori inglesi che deve far riflettere. Ecco alcuni dati per capirci di più.

Già il governo laburista aveva alzato le tasse universitarie per gli studenti britannici portando il tetto oltre le 3mila sterline, circa 3600 euro annui. La coalizione tra conservatori e liberal-democratici ha ulteriormente innalzato il tetto a 9mila sterline, cioè più di 10mila euro l’anno. Contemporaneamente veniva istituito un sistema di prestiti d’onore: se uno studente non ce la fa a pagare le tasse, lo Stato garantirà per lui un prestito bancario che potrà ricominciare a pagare una volta che avrà trovato un lavoro. Una conseguenza di questo sistema è che, già oggi, le facoltà umanistiche e di scienze sociali sono meno attraenti: quale lavoro con quei titoli di studio potrà permettere di ripagare in fretta un prestito da alcune decine di migliaia di euro? Si è molto ristretto di conseguenza il mercato del lavoro per la ricerca e l’insegnamento in quelle facoltà. Ma questo, secondo alcuni, potrebbe non essere uno svantaggio. Il Financial Times di ieri, però, ci informava che c’è stata una più generale contrazione di studenti immatricolati in Inghilterra: il 5% tra i giovani ma ben il 15% tra gli adulti. Non solo, calava l’afflusso verso l’Inghilterra da parte della Scozia, del Galles e dell’Irlanda del Nord, le regioni più povere del Regno Unito. Aumentava invece il numero di studenti stranieri, soprattutto esterni all’Unione Europea. Per chi viene dalla Cina o dall’India, infatti, le rette erano già molto alte prima e non a caso molti atenei preferiscono avere più studenti di questo tipo.

Il Regno Unito è stato da tempo il luogo di sperimentazione di alcune politiche per l’università. I criteri “bibliometrici” per la valutazione prevalentemente quantitativa della ricerca furono introdotti qui sotto la Thatcher e furono piuttosto utili per irregimentare e tagliare il sistema. Oggi il rapido aumento delle tasse e l’introduzione su vasta scala del prestito d’onore cambiano l’accesso all’università: meno adulti (ma non eravamo la società della conoscenza dove tutti dovevano formarsi in continuazione?), meno studenti dalle zone svantaggiate del Paese, più “classi dirigenti” dei Paesi emergenti.

La spending review del governo Monti si muove in una direzione simile, ed è difficile scorgere una vera discontinuità con lo spirito della riforma Gelmini e dei tagli di Tremonti. Abbiamo parlato qui degli effetti di quella legge sul licenziamento di decine di migliaia di precari. La spending review invece rallenta ulteriormente il reclutamento di nuovi ricercatori e blocca l’avanzamento di quelli attualmente dentro – e che percepiscono, bisogna chiarirlo, stipendi ridicoli a fronte di un impegno lavorativo a volte maggiore dei loro superiori di grado. Già oggi l’università e la scuola sono uno dei settori dove più largo è il precariato, un fenomeno che, ci informa la CGIA di Mestre, riguarda per il 34% il settore pubblico. Chi si candida a guidare il Paese dal 2013 potrebbe già impegnarsi a ridurre la precarietà nella parte di mondo del lavoro più dipendente dalle politiche pubbliche.

D’altronde, il progetto è involontariamente coerente: servirà meno gente ad insegnare e fare ricerca perché ci saranno meno studenti. In un articolo sull’Unità di oggi il responsabile università del PD Walter Tocci chiarisce alcuni aspetti della “review” (a proposito, visto che si operano dei tagli, perché questa ipocrisia della “revisione” e non la sincerità di chiamarli semplicemente “spending cuts”, cioè tagli?): 400 milioni già tagliati in precedenza e confermati, 150 milioni alle borse e alle attività di ricerca, 200 milioni con il blocco del turn over. Come si compensano questi tagli? Consentendo alle università di sforare l’attuale tetto del 20%: oggi potevano chiedere direttamente agli studenti non più del 20% di quanto ricevevano dallo Stato. Il meccanismo di “revisione” è complicato ma il risultato, secondo Tocci, sarà che si potrebbe arrivare ad aumenti di 1000 euro in più all’anno per studente. Senza contare le inesistenti politiche per il diritto allo studio in questo Paese per cui, dovendo pagare un affitto, i trasporti e dovendo mantenersi uno studente che voglia proprio vivere miseramente già oggi difficilmente spende meno di 10mila euro l’anno.

Già oggi l’università italiana, come scrisse qui Alfredo Amodeo, è uno dei fattori negativi della mobilità sociale: i figli degli architetti fanno gli architetti, i figli dei farmacisti faranno i farmacisti. Con buona pace della meritocrazia. Gli iscritti già quest’anno sono calati del 10% – ma sono aumentati, guarda un po’, nelle università private. Si vuole davvero continuare così? Come su altri fronti, non è vero che si tratti di tagli inevitabili: la spesa si può veramente riqualificare (questo vuol dire “review”) cioè spostare da settori improduttivi e frutto di corruzione e commistione tra politica e affari verso i servizi agli studenti e la ricerca; si può reintrodurre la tassa di successione sui grandi patrimoni che, da sola, potrebbe colmare i tagli operati negli ultimi anni; si può devolvere qui una parte di proventi provenienti da nuove imposte sulla rendita finanziaria e immobiliare. Si tratta, insomma, di avere il coraggio di attaccare il Partito della rendita per costruire un nuovo modello di sviluppo e produrre nuovi beni pubblici.

Cosa ne pensa chi si candida a guidare, per il centrosinistra, il Paese dopo il 2013?

(Mattia Toaldo)

8 commenti

Archiviato in economia, precarietà, sinistra

L’uso elettorale della “vita”. A proposito della marcia di ieri.

Gianni Alemanno, presente alla marcia di ieri. Foto tratta da Wikipedia.

Racconta bene Maria Novella De Luca su La Repubblica di oggi “ sognano di avere numeri americani e che la battaglia anti-abortista irrompa nella prossima campagna elettorale”. Ci risiamo. Ciclicamente, potremmo dire ad ogni tornante significativo della vicenda politica italiana, l’aborto torna ad essere oggetto di contesa ideologico-politica. E’ successo quando la sinistra postcomunista si avvicinava alla soglia del governo, con la lettera di Massimo D’Alema a Carlo Casini (quello del movimento della Vita) su Famiglia Cristiana, correva l’anno 1995. Sembrava che un nuovo scenario politico italiano e le alleanze necessarie dovessero passare anche attraverso un accordo sulle modifiche alla legge 194. prima un appello di autorevoli femministe dal titolo “La prima parola e l’ultima”, poi una grande manifestazione il 3 giugno a piazza di Siena a Roma archiviarono quel tentativo.

Continua a leggere

2 commenti

Archiviato in democrazia e diritti, Donne, Roma

Sconfiggere la destra al nord è possibile. Anche a Como, “Mugello del centrodestra”.

Como, immagine tratta da http://www.grandihotel.it

Oggi e domani si voterà in mezza Europa, inclusa Como: 16 candidati sindaco, 24 liste, oltre 700 candidati consiglieri per i 32 scranni a Palazzo Cernezzi sede del governo di una città di soli 84.000 abitanti. Basta questa breve enumerazione di dati a sottolineare la crisi che attanaglia una delle tradizionali roccaforti del centrodestra.

Si tratta di una sfida squisitamente locale, ma, a nostro avviso, non priva di un’importanza nazionale, esemplificando alcuni dati importanti sulle condizioni del centrodestra del nord Italia. Continua a leggere

4 commenti

Archiviato in destra, elezioni

Per chi suona il piano casa

Mentre alcune sedi istituzionali sono già da tempo in vacanza, ce n’è una che in piena estate, a marce forzate e con tanto di sedute notturne, vara un provvedimento fondamentale per l’economia, l’ambiente e il territorio della nostra regione: il consiglio regionale del Lazio ha approvato ieri sera il suo “piano casa”. Il Piano era stato approvato dalla Giunta Polverini in ottobre, ne avevamo parlato in un post a cui rimandiamo per un’analisi più dettagliata dei contenuti.

Continua a leggere

3 commenti

Archiviato in destra, Roma, Uncategorized, urbanistica

Milano, Italia: quando la caccia al Rom serve a parlare (male) ai ceti popolari

“Roma Libera” chiedono i manifesti di un consigliere comunale romano del PDL. Dal traffico e dalla precarietà? Macché: libera “dai campi abusivi Rom”. Il consigliere in questione è un ammiratore del presidente Sarkozy e, oltre a rivendicare i “successi” della giunta Alemanno nel settore dell’immigrazione, è sulla stessa lunghezza d’onda dei suoi colleghi milanesi. Sarkozy, Moratti, Alemanno: tre leader di destra in difficoltà, che non trovano risposte alla crisi economica e che si accaniscono contro i Rom per far risalire un po’ i propri consensi. Vale la pena capire quale battaglia culturale sta combattendo questa destra e perché, finora, la sinistra è rimasta senza parole. Continua a leggere

6 commenti

Archiviato in criminalità organizzata, destra, elezioni, Roma, sinistra, Uncategorized

Il carcere fa violenza

Stefano Cucchi e gli altri. Improvvisamente l’opinione pubblica ha scoperto il volto violento dell’amministrazione della giustizia. Le responsabilità penali, sia chiaro, sono e restano personali, anche quando chi dovesse averle commesse veste – vestiva addirittura in quegli indicibili momenti – una divisa rappresentativa dello Stato e delle sue istituzioni.

Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in carcere, giustizia