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Sette domande polemiche sulla riforma del mercato del lavoro

Foto tratta da antonioconsoli.wordpress.com

Il dibattito sulla riforma del mercato del lavoro va avanti. La scorsa settimana sul Corriere della Sera un gruppo di ventenni ha scritto al presidente Monti concordando con le sue proposte volte, secondo loro, a “tutelare un po’ meno chi è oggi tutelato e tutelare un po’ di più chi oggi è quasi schiavo nel mercato del lavoro o proprio non riesce ad entrarci” e quindi incoraggiandolo a procedere alla riforma dell’articolo 18 “senza tabù” come oramai dicono in molti. Gli hanno risposto altri giovani, quelli del comitato “Il nostro tempo è adesso”, ponendo 10 domande concrete e contestando la separazione tra “garantiti” e precari.

Per capirci meglio sugli obiettivi e sulle possibili conseguenze della riforma del mercato del lavoro e sul suo impatto sull’economia vale la pena porsi 7 questioni, che qui scriviamo volutamente in forma brutale e polemica per suscitare una discussione la più possibile concreta e sincera.

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Le riforme che salvano la vita

La traduzione in italiano del testo nel corso del post

A che serve la politica? Se lo chiedono in tanti e spesso si rispondono: a nulla, e i soldi a chi la fa sono sprecati. Degli stipendi di chi ricopre cariche politiche abbiamo già parlato, oggi vorremmo trattare invece dell’oggetto della politica, cioè le politiche. E vorremmo farlo attraverso la foto qui accanto che spiega in poche frasi gli effetti della riforma sanitaria approvata dall’amministrazione Obama. Una legge di cui parlammo in un post a proposito di “riforme che cambiano la vita”: quelle leggi che mutano le condizioni di vita, in meglio, delle persone e che segneranno positivamente la loro biografia. Come la scuola media unica o gli asili nido nella storia recente di questo Paese. E’ di queste riforme che ci piacerebbe si parlasse e con idee così vorremmo che la sinistra si presentasse alle prossime elezioni. Ma veniamo alla storia di questa foto, traducendo prima di tutto il cartello. Continua a leggere

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