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“Clandestino” di nome e di Fatto. A proposito di immigrazione, giustizia e sinistra

migrante dietro le sbarredi Stefano Anastasia

Scambio di colpi tra Luigi Manconi e Marco Travaglio, su l’Unità di martedì e il Fatto mercoledì scorso. Attacca Manconi, replica (e contrattacca) Travaglio. Il presidente della commissione diritti umani del Senato accusa il condirettore del quotidiano di Padellaro di usare impunemente la parola ‘clandestino’, su cui la destra ha costruito nel tempo il suo ministero della paura; replica Travaglio che in maggioranza con la destra (fino a ieri) c’è stato il suo contraddittore.
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I giudici e la verità sulla violenza.

La verità è che viviamo in un paese in cui è in atto una vera e propria guerra contro i corpi e la vita della donne. Nel 2011 sono state 97 le donne uccise dai partner, mariti, compagni, congiunti e nei primi 15 giorni del 2012 eravamo già arrivate a contarne 12. La verità è che il discorso pubblico sembra indifferente a quella che si mostra come una vera e propria emergenza, anche se il termine non mi piace e rischia di offuscare le radici antiche e il carattere quotidiano della violenza contro le donne. Continua a leggere

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Un numero chiuso per la dignità dei detenuti

Foto tratta da http://www.acmos.net

La drammaticità della situazione è stata espressa in maniera inequivocabile dal Presidente Napolitano in apertura del Convegno promosso dai radicali alla fine di luglio: quella della condizioni delle nostre carceri, «che definire sovraffollate è quasi un eufemismo», è «una questione di prepotente urgenza sul piano costituzionale e civile»; «una realtà che ci umilia in Europa», «non giustificabile in nome della sicurezza, che ne viene più insidiata che garantita», frutto di «oscillanti e incerte scelte politiche e legislative … tra tendenziale, in principio, depenalizzazione e “depenitenziarizzazione”, e ciclica ripenalizzazione». Continua a leggere

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Antigone, vent’anni dopo

Vent’anni fa nasceva Antigone, l’associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale che da allora nuota conto la corrente del vero “uso politico della giustizia”, quello che ogni giorno si consuma nella minaccia e nella punizione di ogni forma di devianza e di estraneità, con piena soddisfazione elettorale degli imprenditori politici della sicurezza. Di seguito una riflessione di Stefano Anastasia e Patrizio Gonnella, gli ultimi due presidenti dell’associazione, pubblicata su il manifesto, in occasione della prima di due giornate di discussione che si svolgeranno a Roma su questi venti anni anni di giustizia, carcere e sicurezza.

Vent’anni non sono pochi. Abbastanza per diventare adulti, «poi ti volti a guardarli e non li trovi più». Ma i nostri vent’anni, invece, stanno lì: statuari, immobili, tetragoni, e coprono come una lunga ombra il nostro presente. Solo l’impossibilità della prova contraria (sarebbe andata meglio se non ci avessimo messo le mani?) ci mette al riparo dal prendere in prestito l’adagio del vecchio Bartali: “tutto sbagliato, tutto da rifare!”.

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Ergastolo, la triste parabola della democrazia italiana

Tra gli altri argomenti spesi dall’avvocatura dello Stato brasiliana per motivare il rifiuto dell’estradizione di Cesare Battisti non manca quello della pena dell’ergastolo comminatagli per i reati di cui è stato riconosciuto colpevole dai tribunali italiani. Sembrerà strano agli italiani che amano crogiolarsi nella illustre memoria di Cesare Beccaria (ancora qualche settimana fa, il supplemento domenicale de Il sole 24 ore metteva Dei delitti e delle pene al pari della Divina commedia tra i capolavori italiani più letti in Cina), ma quella storia lontana non sembra sufficiente a giustificare il presente.

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A proposito di riforma della giustizia

La riforma delle intercettazioni è tornata in Commissione. Cercheranno il modo di far quadrare il cerchio, tra le motivazioni manifeste e quelle latenti, tra gli intendimenti degli uni e quelli degli altri. Vedremo cosa ne uscirà, se servirà a qualcosa, e a chi.

Prima di essere frenato dai suoi gerarchi, Berlusconi si è buttato lancia in resta sulle “grandi riforme”, tra cui primeggia – nella sua testa – quella della giustizia. Lasciamo perdere il merito, e stiamo al metodo, che si potrebbe definire “induttivo”.

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Carceri: svuotare il mare con un bicchiere

Dopo la boutade dei prefabbricati in “stile L’Aquila”, il Presidente del Consiglio ha annunciato la prossima approvazione di un decreto-legge che conterrebbe l’immediata applicabilità della detenzione domiciliare per i detenuti con un anno di pena da scontare, già proposta in un disegno di legge voluto dal Ministro Alfano e attualmente in corso d’esame alla Camera dei deputati. Continua a leggere

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