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La guerra in Afghanistan sta finendo

E’ un’ipotesi realistica, e la riportiamo perché l’Afghanistan è importante anche per noi. Leggete l’analisi di America2012, scritta dopo le dimissioni del Generale Stanley McChrystal. Ma tenete a mente questo: è un tipo di guerra per la quale nessuno vi dirà mai “ok, la guerra è finita”.

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Parlare di Afghanistan (in Germania) e le guerre degli europei

Il Presidente della Repubblica tedesco non è una carica che ha l’importanza del corrispettivo italiano o, per meglio dire, che quest’ultimo è venuto assumendo da una quindicina d’anni a questa parte. In Germania, Costituzione formale e materiale, per questo aspetto, si assomigliano ancora molto. Le dimissioni di Horst Köhler, Bundespräsident in carica, improvvisamente rassegnate lo scorso lunedi, pertanto, non sono un fatto che sconvolge delicati equilibri politici o turba l’ordinato svolgersi della vita istituzionale del paese – come sarebbero, horribile dictu, quelle di Giorgio Napolitano per noi. Potremmo quindi ampiamente sorvolare su un fatto tutto sommato minore, o forse spendere qualche parola sulla possibilità che a succedere a Köhler potrebbe essere l’attuale ministra del lavoro Ursula von der Leyen, il che configurerebbe l’inedita – e dall’alto valore simbolico – situazione di due donne ai vertici dello Stato: Cancelliera e Presidente. No, vogliamo invece soffermarci su questa vicenda perché è di grande interesse, a nostro parere, ricostruire i motivi per cui tali dimissioni si sono prodotte. Motivi che portano in Afghanistan. Continua a leggere

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Afghanistan, verità e menzogne di una guerra

La Germania s’interroga sempre di più sul senso della guerra in Afghanistan. L’ ultima, autorevole, voce a farsi sentire è quella della presidente del Consiglio delle Chiese evangeliche (EKD), Margot Käßmann, la massima autorità del protestantesimo tedesco. Nel suo sermone per il nuovo anno pronunciato nella Frauenkirche di Dresda, afferma perentoriamente che in Afghanistan «nulla va bene» e che in quel paese le armi non porteranno la pace, invitando ad avere «più fantasia» per risolvere il conflitto. Ultima voce di una serie ormai lunghissima, che ha segnato in profondità gli ultimi mesi del dibattito politico in Germania, a partire dallo scorso 4 Settembre. Quel giorno, nella provincia di Kunduz, un attacco dell’aeronautica militare tedesca, ordinato dal generale Georg Klein, costava la vita a 142 persone, in larghissima parte civili innocenti. Uno dei peggiori massacri nell’ambito della cosiddetta guerra al terrore, oltre che l’azione militare tedesca con più vittime dopo la seconda guerra mondiale. Continua a leggere

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Che fare in Afghanistan?

Ieri Roma si è fermata per i funerali dei soldati italiani uccisi in Afghanistan. Ancora una volta sono gli italiani del sud a pagare il prezzo più alto: qualcuno forse dovrebbe ricordarlo ai leghisti che ci sarà pure una sola Italia che lavora ma ce n’è un’altra che muore. Oggi (ma anche domani e dopodomani) dovremmo fermarci a riflettere e ad informarci sulla guerra in cui sono caduti quei ragazzi. Una guerra “bipartisan”, voluta e sostenuta sia dal centrodestra che dal grosso del centrosinistra. Una guerra in cui, prima dei nostri soldati, sono morti molti civili afgani, soprattutto per colpa dei talebani ma anche a causa dei raid aerei occidentali. Di cosa pensino gli abitanti di quel paese non abbiamo quasi mai notizia: vale la pena leggersi questo articolo di Lettera22. Bisogna poi capire come stanno andando le cose e cosa si può fare, perchè non è vero che l’alternativa è tra l’escalation militare ed un ritiro che lascerebbe l’Afghanistan in mano ai talebani.

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