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Che riforme servono al Paese (e all’Europa)?

Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro. Foto tratta da statoquotidiano.it

Quante volte negli ultimi anni abbiamo sentito usare l’espressione “le riforme inevitabili di cui il Paese ha bisogno”? In fondo, è per questo che è nato il governo Monti: per avere una maggioranza la più larga possibile che garantisse un consenso il meno critico possibile  verso un pacchetto di riforme giudicato come imprescindibile quantunque “doloroso”. Proprio da un governo di tecnici però ci si aspetta un legame molto stretto con i fatti e i risultati e non tutte le riforme attualmente in discussione (o peggio ancora, in fase di attuazione) pare che fossero così necessarie e inevitabili, quantunque dolorose lo siano state davvero. Ecco alcuni consigli di lettura e un paio di domande a chi si candiderà alle primarie del centrosinistra.

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Cosa ci dice questo maggio di elezioni in Europa

La primavera elettorale che stiamo vivendo è da considerare davvero cruciale: le consultazioni che si sono tenute un po’ dappertutto stanno modificando radicalmente la mappa politica e l’equilibrio di forze su cui si sono poggiati negli ultimi anni i paesi che fanno parte dell’Unione Europea. Tenendo comunque conto delle specificità locali, il comportamento dei cittadini chiamati alle urne ha dei tratti in comune e delinea delle tendenze generali. Cercheremo di individuare le più vistose. Continua a leggere

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Progressisti e moderati: alleanza o alternativa? Riflessioni dopo il voto.

Rossana Rossanda, foto tratta dal blog di Matteo Bartocci

«Dove una sinistra ha il coraggio di esistere e dichiararsi tale, può vincere». Ha perfettamente ragione Rossana Rossanda, commentando la vittoria di François Hollande: quella possibilità di vittoria, materializzatasi in Francia, esisterebbe anche nel nostro Paese, se la classe dirigente progressista italiana non fosse in buona parte prigioniera, ancor prima che dei propri limiti oggettivi, di una sorta di senso di inadeguatezza soggettivo che da oltre vent’anni la rende un’eccezione nel panorama europeo.

Nella patria di Machiavelli bisognerebbe aver imparato che cosa significa sapere approfittare della fortuna, delle circostanze favorevoli che si danno solo in certi frangenti storici – come quello che stiamo vivendo. Continua a leggere

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Cosa dicono le elezioni francesi all’Italia

Il primo turno delle presidenziali francesi di ieri ha mostrato due fatti importanti su cui riflettere: il successo di Hollande e della gauche in generale (mai un candidato socialista così in alto dal 1988) e l’avanzata di Marine Le Pen, candidata del Front National.

Sul primo elemento va detta una cosa da subito: attenzione a non cominciare a dire “facciamo come in Francia”. Uno schema, quello della riproposizione sic et simpliciter di modelli presi altrove, già visto in Italia sia con Jospin negli anni ‘90 che poi con Zapatero negli anni 2000. Tuttavia le presidenziali francesi sono molto importanti perché possono cambiare l’Europa e anche la politica italiana, perché ci dicono di come si può governare la crisi attuale e di come si può rispondere alla crisi di democrazia.
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Se la Francia di Hollande fa qualcosa di sinistra

François Hollande. Foto tratta dal sito de L'Express

Da “libertà dalle regole” a “giustizia fiscale”. È questo il paradigma che François Hollande, candidato del partito socialista alle elezioni presidenziali francesi (il primo turno è previsto il 22 aprile), ha scelto per definire le proposte economiche con cui presentarsi all’elettorato. Avevamo raccontato qui la sua vittoria alle primarie di ottobre.

È una presa di distanza netta dal classico programma liberista, presto o tardi adottato da tutte le destre europee nel corso degli ultimi trent’anni. Ma anche la sinistra francese, nel periodo in cui questa dottrina sembrava inattaccabile, aveva finito per convertirsi alla diminuzione delle regole e all’abbassamento delle tasse (naturalmente a cominciare dai redditi più elevati) come necessarie premesse alla crescita economica.

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Cosa cambia in Francia con la vittoria di Hollande

Francois Hollande, il candidato socialista alle presidenziali francesi. Foto tratta da http://www.caravella.eu

Domenica sera, con la vittoria di François Hollande, i francesi – o almeno quelli che hanno  partecipato alle primarie organizzate dai socialisti – hanno scelto il nome di colui che contenderà  a Nicolas Sarkozy la presidenza della Repubblica, nel maggio 2012. La sconfitta al ballottaggio è l’attuale segretaria del partito, Martine Aubry.

Si tratta di un grande successo per il PS: la decisione di aprire le primarie ai non iscritti ha favorito una partecipazione che ha superato tutte le aspettative – si attendeva un numero doppio rispetto agli iscritti, mentre questa cifra è stata più che decuplicata sia al primo che al secondo turno, sfiorando i tre milioni di persone. Inoltre, il candidato vincente dispone già di una legittimazione popolare che lo rafforza in vista della lunga campagna presidenziale, e che contribuisce al suo successo virtuale nei sondaggi.

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L’importanza delle primarie francesi

Cosa cambierebbe in Francia con un presidente socialista? È la domanda che gli sfidanti alle primarie organizzate per domenica prossima (e la successiva, se nessuno raggiunge il 50% più uno dei voti) dal PS per scegliere il proprio candidato all’Eliseo si sentono rivolgere più spesso. È la prima volta da quasi vent’anni infatti che la gauche ha la concreta possibilità di vincere la corsa alla Presidenza della Repubblica.

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