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In Spagna torna la Repubblica del Sol

Una foto dalla “Repubblica del Sole” di quest’estate

Questione di punti di vista. Per il rappresentante dei commercianti, l’immagine della Puerta del Sol piena di persone e di tende, che l’anno scorso fece il giro del mondo, ha rappresentato un danno incalcolabile per la Spagna, oltre ad una perdita di ben 30 milioni di euro per i negozi che si affacciano sulla centrale piazza madrilena. Per Demetria, quarantacinque anni, assistente sociale disoccupata e attivista del movimento 15-M, le cose stanno diversamente: «innanzitutto le cifre sono gonfiate, ma ciò che colpisce è la grettezza di simili argomenti. Chi parla come il rappresentante dei commercianti non capisce la necessità di risvegliare le coscienze, che ci animò un anno fa e continua a farlo ora. Non possiamo continuare a vivere in una società dove il denaro è Dio, e le persone non contano nulla». Continua a leggere

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2011, l’anno del dimostrante?

La copertina di Time con il personaggio dell'anno. Foto tratta da 30secondi.globalist.it

Il 2011 è stato un anno ricco di movimenti e sommovimenti a livello globale: non solo il Medio Oriente ma anche il Cile, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Spagna, l’India. Non a caso il settimanale americano Time ha deciso di nominare “il dimostrante” come personaggio dell’anno ritoccando una foto scattata nell’ovest degli Stati Uniti per farla assomigliare ad una scattata in un paese islamico. L’Italia non è stata da meno tra il movimento “Se non ora quando?”, quello dei ricercatori e degli studenti, la campagna per i referendum e, con tutte le sue ombre, il 15 ottobre.

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I significati della violenza del 15 ottobre e l’onda lunga del ’77

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“Senza senso”, “folle”, “criminale” e “teppistica”, così è stata definita a caldo l’esplosione di violenza durante il corteo degli indignati, degenerato in scontri tra parte dei manifestanti e le forze dell’ordine, sabato 15 ottobre a Roma.

Mai come in questa occasione, negli ultimi anni, l’impiego della violenza ha risposto, in realtà, ad un disegno razionale e ha portato a risultati politici concreti. “Non piantiamo tende, ma grane”, recitava uno slogan dell’ala dura del movimento. Il primo obiettivo dei violenti, infatti, era impedire l’occupazione pacifica e duratura di piazza San Giovanni, così come accadeva in centinaia di altre città, in Europa e nel resto del mondo. A Roma, invece, si è guardato ad Atene, al modello di conflittualità permanente lì sperimentato.

Ma chi si nasconde dietro il “Blocco nero”?

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Il 15 ottobre spagnolo

Una foto dalla "Repubblica del Sole"

Cinque mesi dopo, la Puerta del Sol di Madrid è tornata a raccogliere l’indignazione e la voglia di cambiare di decine di migliaia di persone. Una piazza piena di rabbia, certo, ma anche allegra e rigorosamente non-violenta, perché tale è l’identità di un movimento fondato sul dialogo, la partecipazione e la ricerca del consenso, lontano anni luce dalla furia nichilista dei teppisti di Roma. Non a caso, qua in Spagna, la simpatia nei confronti degli indignados continua a crescere e nessuno dubita che il movimento del 15-M sia ormai un protagonista della politica nazionale – in grado, tra l’altro, di parlare al mondo.

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