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A proposito di Nimby e grandi opere: il terminal del Gianicolo

Nelle ultime settimane, anche dopo il varo del piano pullman, le cronache di Roma hanno continuato a parlare del problema dei torpedoni dei turisti. Tuttavia è bene leggere la questione “in controluce” e non fermarsi ai cattivi risultati di un provvedimento bizzarro. Nel dispiegarsi della vicenda e nella catena dei fatti riportati dai giornali c’è molto di più della conferma di una facile profezia circa lo scarso impatto che il piano pullman avrebbe avuto.

Ovviamente va detto che nessuno si è accorto della differenza tra il prima e il dopo piano pullman, se non per un certo peggioramento della situazione. Infatti è rimasta intatta la tendenza all’occupazione della città, solo che sembra essersi intensificata  (la Legambiente a Via dei Fori Imperiali ha contato un passaggio di pullman ogni 30 secondi). Continua a leggere

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Ecco il “piano casa” della Polverini

La Regione Lazio sta per approvare il Piano Casa – lo strumento pensato dal governo Berlusconi per rivitalizzare il settore edilizio in crisi – dopo averlo modificato rispetto alle intenzioni della passata Giunta. Si tratta di cambiamenti pesanti e significativi: una scelta politica che influirà in maniera decisiva sul territorio e l’economia di Roma e dell’intera regione. Vediamo come e perchè.

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Tenere famiglia in Italia costa caro

La frequenza delle scuole dell’infanzia, in Italia, costa in media 327 euro a bambino per ogni mese. In un anno, fanno più di 3mila euro.  Ogni pargolo che vada alla scuola dell’infanzia si prende il 10% del budget familiare: 256 euro per la retta dell’asilo vera e propria, altri 71 per la mensa. A Roma si spendono 200 euro al mese ma chissà se, vista la linea della giunta Alemanno, questi costi non lieviteranno. Continua a leggere

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“Chi ti guarda i pupi mentre stai in macchina?”: ancora su nanourbanistica, trasporti e disuguaglianze sociali a Roma

In questi ultimi giorni, alcuni sociologi e urbanisti americani si stanno confrontando sullo “sprawl”. C’è chi dice – come Joel Kotkin – che l’idea che si possano (ri)portare le persone in città dalle vaste periferie disperse e fatte di villette è velleitaria, anche perché agli americani piace vivere nei sobborghi. Altri rispondono, in maniera anche convincente, che una lettura attenta dei dati può portare a un giudizio opposto. Chiaramente, anche solo provare a proporre in maggior dettaglio i termini del dibattito, non è possibile per ragioni di spazio.  Ne parliamo qui perché la questione ha un’immediata attualità anche per noi a Roma (e in Italia).

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Il furto di cultura

Nelle scorse settimane le pagine romane del Corriere della Sera hanno avviato – meritoriamente – un dibattito sul ruolo della cultura a Roma. Più specificamente sul suo ruolo in un’epoca di crisi economica, tagli agli enti locali e richieste di sacrifici per i propri cittadini. Purtroppo, a oggi, manca un progetto strategico di rilancio e rafforzamento della Città a partire dalla cultura. E’ opinione comune che non usciremo da questa crisi economica come vi siamo entrati: per questo gli investimenti in cultura –qui e ora –servono per costruire un futuro per Roma e la sua area metropolitana. Non possiamo inventarci capitale mondiale della piastrella o della meccanica: dobbiamo partire da quello che siamo. Oggi più di ieri, abbiamo bisogno di rafforzare il bacino della produzione e offerta di cultura e le infrastrutture pubbliche che possono essere volano di questa produzione. Come a Barcellona, la città presa a modello dal Sindaco pochi giorni fa (ma l’anno scorso non era Madrid?). Continua a leggere

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Il pane e le rose

Domani è il giorno dello sciopero generale indetto dalla Cgil contro la manovra finanziaria del governo Berlusconi (quella dei sacrifici per i più poveri). Anche gli scioperi non sono più quelli di una volta: non ci riferiamo a quelli dell’autunno caldo, ma alle giornate del 1994. Quello era un mondo del lavoro ancora tutto sommato unito e consapevole. Oggi, solo a Roma, più di un quarto della forza lavoro è a tempo determinato. Gente per cui il diritto di sciopero magari esiste ancora sulla carta, ma rimane lì perchè chi rompe le scatole sa che non gli verrà rinnovato il contratto. Uno dei nuovi luoghi del lavoro, soprattutto a Roma, è il centro commerciale: oramai in quest’area metropolitana ce ne sono almeno 28. Eppure proprio da lì viene una buona notizia.

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La capitale precaria

Roma e la sua area metropolitana hanno retto bene la crisi. E questa è la (vedremo parziale) buona notizia. Roma, però, è anche la capitale del precariato, del lavoro al nero e del tempo determinato. Lo dice un’indagine della facoltà di sociologia di Roma presentata alcuni giorni fa e che riguarda gli anni 2008-2010, cioè quelli successivi all’esplosione della bolla speculativa. E proprio per la natura del mercato del lavoro romano quest’area potrebbe subire più di altre gli effetti della legge finanziaria.

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