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I significati della violenza del 15 ottobre e l’onda lunga del ’77

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“Senza senso”, “folle”, “criminale” e “teppistica”, così è stata definita a caldo l’esplosione di violenza durante il corteo degli indignati, degenerato in scontri tra parte dei manifestanti e le forze dell’ordine, sabato 15 ottobre a Roma.

Mai come in questa occasione, negli ultimi anni, l’impiego della violenza ha risposto, in realtà, ad un disegno razionale e ha portato a risultati politici concreti. “Non piantiamo tende, ma grane”, recitava uno slogan dell’ala dura del movimento. Il primo obiettivo dei violenti, infatti, era impedire l’occupazione pacifica e duratura di piazza San Giovanni, così come accadeva in centinaia di altre città, in Europa e nel resto del mondo. A Roma, invece, si è guardato ad Atene, al modello di conflittualità permanente lì sperimentato.

Ma chi si nasconde dietro il “Blocco nero”?

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E ora?

Foto di Enrico Sitta tratta da http://www.sociologico.it

In molte e in molti, dopo gli scontri di sabato pomeriggio, hanno pensato che questa fosse la fine del movimento italiano degli indignati. O addirittura la fine di tutti i movimenti di protesta schiacciati, come alla fine degli anni ’70, tra repressione e violenza. Si rischia però di vedere le cose di oggi con le lenti di ieri, senza rendersi conto che siamo ad uno snodo ancora più decisivo rispetto a 30 anni fa, nel quale mollare sarebbe fatale. Vediamo da dove si può ripartire analizzando due elementi in particolare che ci aiuteranno a trarre alcune conclusioni e a fare una proposta: il primo elemento ha a che fare con il movimento stesso, il secondo con l’atteggiamento del governo. Continua a leggere

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L’onda lunga di Genova

I referendum del 12 e 13 giugno hanno raggiunto il quorum dopo 15 anni che questo non accadeva. Ha contato certamente la fase politica, la percezione della fine di un ciclo elettorale fin qui caratterizzato dalla vittoria della coalizione berlusconiana. Il momento, nonostante le preoccupazioni per il mancato accorpamento del voto, non poteva essere migliore per mobilitare il senso di rivalsa dell’elettorato di opposizione galvanizzato dalle amministrative. L’impatto emotivo dell’incidente di Fukushima e del pericolo della “privatizzazione dell’acqua” sono stati ovviamente determinati. C’è chi si è spinto fino ad annunciare un ruolo finalmente incisivo di internet e della mobilitazione a rete.

I fenomeni di massa hanno sempre spiegazioni molteplici, ma tra queste vorremmo cercare di rintracciare il filo che collega il voto di giugno con l’origine della campagna per l’acqua pubblica più di 10 anni fa, attraverso i paradigmi culturali e le pratiche organizzative del movimento che ha promosso i referendum. Continua a leggere

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Buongiorno Egitto

Sarà una serata particolare e probabilmente molto bella per gli egiziani. Un popolo che certo non ha avuto molti motivi di gioia collettiva nella sua storia recente. Ce lo dimentichiamo spesso quando ci lamentiamo dell’Italia, ma c’è chi sta decisamente peggio e i 30 anni di legislazione di emergenza egiziana, con le torture e la repressione che li hanno accompagnati, stanno lì a ricordarcelo. Non sappiamo cosa succederà nelle prossime settimane: fare previsioni sarebbe inutile e difficile. Possiamo invece fermarci un secondo a riflettere su ciò che è stato questo inizio di 2011 in Nord Africa. Avvenimenti che ci riguardano da vicino, anche perché parlano di come sta cambiando la politica a tutte le latitudini. Continua a leggere

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