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La precarietà non si cura con l’Aspi-rina. Riflessioni sulla riforma del mercato del lavoro ora in discussione

Immagine tratta da http://www.nextme.it

Fitto mistero intorno all’Aspi, l’Assicurazione Sociale Per l’Impiego, il nuovo ammortizzatore firmato Elsa Fornero. A chi va? Cosa prevede? Cosa cambia?
La premessa, antipatica, ma necessaria riguarda l’opacità che avvolge le intenzioni di riforma del Governo. Fino a pochi giorni fa sia riguardo ai contratti d’ingresso al lavoro, sia rispetto agli ammortizzatori sociali si rincorrevano indiscrezioni in un vuoto di proposte ufficiali. Sull’articolo 18 questa incertezza perdura. Niente di fisiologico, né sopportabile.
Una riforma del mercato del lavoro ha, inevitabilmente, ripercussioni importanti nel quotidiano di ciascuna e ciascuno. Non c’è tecnicismo che tenga: si tratta di cose destinate a cambiare da subito e profondamente le nostre vite. Perchè, allora, sottrarre questo tema al dibattito pubblico? Perché negarlo a una discussione informata e competente che consenta a tutti di sapere e magari di esprimersi? Continua a leggere

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Oggi in Spagna, domani in Italia. Come ti distruggo il mondo del lavoro senza creare un posto in più

Il primo ministro conservatore spagnolo Mariano Rajoy. Foto tratta dal sito del Globe and Mail.

Non è una novità: il diritto del lavoro è terreno di caccia per i detentori del potere politico-economico in tutta Europa. La «modernizzazione» delle relazioni fra lavoratori e impresa è un tassello fondamentale dell’impianto ideologico neoliberista e, dunque, rappresenta uno dei passaggi obbligati per qualunque governante che voglia ingraziarsi il Consenso di Bruxelles, ovverosia della destra egemone a livello comunitario. La cieca determinazione con la quale molti esecutivi continentali attuano la loro «politica di riforme» non ha nulla da invidiare a quella che pervadeva i pianificatori dei paesi del socialismo reale: il buon senso e l’evidenza della realtà non intaccano la fede nei dogmi delle religioni politiche. Continua a leggere

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Sette domande polemiche sulla riforma del mercato del lavoro

Foto tratta da antonioconsoli.wordpress.com

Il dibattito sulla riforma del mercato del lavoro va avanti. La scorsa settimana sul Corriere della Sera un gruppo di ventenni ha scritto al presidente Monti concordando con le sue proposte volte, secondo loro, a “tutelare un po’ meno chi è oggi tutelato e tutelare un po’ di più chi oggi è quasi schiavo nel mercato del lavoro o proprio non riesce ad entrarci” e quindi incoraggiandolo a procedere alla riforma dell’articolo 18 “senza tabù” come oramai dicono in molti. Gli hanno risposto altri giovani, quelli del comitato “Il nostro tempo è adesso”, ponendo 10 domande concrete e contestando la separazione tra “garantiti” e precari.

Per capirci meglio sugli obiettivi e sulle possibili conseguenze della riforma del mercato del lavoro e sul suo impatto sull’economia vale la pena porsi 7 questioni, che qui scriviamo volutamente in forma brutale e polemica per suscitare una discussione la più possibile concreta e sincera.

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Immobile sarà lei. Perché in Italia se nasci povero ci rimani.

In questo paese una analisi seria da parte della classe dirigente sulla condizione di quotidiana precarietà cui sono condannati donne, giovani e meno giovani rispetto alla dimensione dei diritti sociali e del lavoro, continua a rimanere un’utopia. Siamo passati dalla polemica sui bamboccioni di Tommaso Padoa Schioppa alle esternazioni del trio Monti, Martone, Cancelleri, passando per quelle della triade Berlusconi, Sacconi, Brunetta. Uscite che hanno trasmesso un’idea umiliante di questo paese descritto come pigro e privo di dinamismo sociale ed economico. Un paese in cui i più giovani (ma non solo loro) non vorrebbero mai recidere il cordone ombelicale con la famiglia, desidererebbero rimanere parcheggiati all’università, avere la sicurezza del posto fisso e, per finire, difendere i privilegi assicuratisi negli anni attraverso l’articolo 18. In poche parole, punti di vista che sembrano rientrare, più che nel campo dell’analisi, in quello dell’illusionismo, ovvero dell’arte di sviare l’attenzione dirigendola verso un punto per distogliendola, una volta ancora, da altri. Continua a leggere

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La libertà precaria

Quando si parla di precarietà si citano giustamente le condizioni materiali o personali: non permette di contrarre un mutuo o di programmare una vita. Si tende a dimenticare però che il precariato fa male anche alla società perché limita il libero esercizio di alcune professioni cruciali per il funzionamento della democrazia. Il giornalismo è una di queste.  C’è un legame molto stretto tra precarietà e libertà di stampa visibile anche alla luce dei dati presentati ieri dall’associazione Errori di Stampa. Continua a leggere

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Quanto costa la precarietà

Mappa della Danimarca, patria della "Flexicurity". Foto tratta dal sito dell'Unione Europea

Una volta una persona lavorando migliorava gradualmente le proprie condizioni di vita: comprava la casa, la macchina, andava in vacanza, si curava meglio, cresceva dei figli. Oggi si continuano a fare queste cose, anche se un po’ meno, soprattutto grazie al risparmio della propria famiglia. Uno dei motivi è un particolare aspetto della precarietà quasi sempre dimenticato: non solo il lavoro è saltuario, non solo ci sono periodi anche lunghi senza reddito, non solo quando si viene pagati lo stipendio è molto basso. No, c’è un altro fattore: lo stipendio del precario non aumenta mai, non si adegua neanche lontanamente né all’inflazione reale né a quella programmata. E questo ha un costo, vediamo quant’è e vediamo quanto sono realistiche alcune proposte sul mercato del lavoro di cui si parla molto. Continua a leggere

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La “flessibilità in uscita” è la soluzione?

Angela Merkel, nella "sua" Germania sembra esserci meno disoccupazione che da noi. Foto tratta da http://www.investireoggi.it

Si è tornato a discutere negli ultimi giorni di riforma del mercato del lavoro e si fanno sempre più insistenti i richiami ad una maggiore “flessibilità in uscita”, quasi un eufemismo per riformulare in maniera più morbida la berlusconiana “libertà di licenziamento”. Un po’ di statistiche e uno sguardo oltre le Alpi forse possono aiutare a condurre un dibattito un po’ più sano e meno superficiale di quello attuale bene esemplificato da questo editoriale di Eugenio Scalfari. Il fondatore di Repubblica chiedeva alla Cgil di smetterla di dire sempre no alla riforma del mercato del lavoro e di pensare all’interesse generale. Parliamo di interesse generale allora e cerchiamo di essere realisti, cioè di guardare alla realtà nella sua complessità.

Mentre l’attenzione dei media e del dibattito politico si focalizzava sullo “spread” tra tassi di interesse tedeschi e italiani, c’era un altro differenziale che andava rafforzandosi: in Germania la disoccupazione è addirittura diminuita secondo i dati pubblicati in questi giorni, mentre in Italia è aumentata soprattutto tra i giovani.  Vediamo quali spiegazioni si danno di questo fenomeno e quali domande potremmo porci in Italia.

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Le riforme che salvano la vita

La traduzione in italiano del testo nel corso del post

A che serve la politica? Se lo chiedono in tanti e spesso si rispondono: a nulla, e i soldi a chi la fa sono sprecati. Degli stipendi di chi ricopre cariche politiche abbiamo già parlato, oggi vorremmo trattare invece dell’oggetto della politica, cioè le politiche. E vorremmo farlo attraverso la foto qui accanto che spiega in poche frasi gli effetti della riforma sanitaria approvata dall’amministrazione Obama. Una legge di cui parlammo in un post a proposito di “riforme che cambiano la vita”: quelle leggi che mutano le condizioni di vita, in meglio, delle persone e che segneranno positivamente la loro biografia. Come la scuola media unica o gli asili nido nella storia recente di questo Paese. E’ di queste riforme che ci piacerebbe si parlasse e con idee così vorremmo che la sinistra si presentasse alle prossime elezioni. Ma veniamo alla storia di questa foto, traducendo prima di tutto il cartello. Continua a leggere

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La recessione è donna (ma anche la ripresa)

Il Ministro del lavoro e del welfare Elsa Fornero, foto tratta da http://www.rainews24.it

In italiano sia la parola recessione che la parola ripresa sono femminili, non è un caso. L’attuale recessione economica non ha colpito tutti ugualmente e la prossima ripresa, se ci sarà, dipenderà da come saranno colmate le differenze attualmente esistenti non solo tra diversi ceti sociali o aree geografiche ma anche tra generi. E’ una questione importante da affrontare nel momento in cui in Italia si discute una riforma del mercato del lavoro ad un tavolo in cui siedono, apparentemente in posizioni importanti, tre donne: il Ministro del lavoro, la presidente di Confindustria ed il Segretario generale del maggiore sindacato. Per discutere di questo tema ci aiuteremo parlando del caso americano, affrontato in questo articolo di Francesca Bettio su ingenere.it.  Continua a leggere

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3,8 milioni

immagine tratta da inviatospeciale.com

Nel giorno dell’approvazione del decreto “salva-Italia” vale la pena ragionare su un paio di dati che ci vengono dall’INPS, istituto che non si occupa solo di pensioni ma anche dei cosiddetti “ammortizzatori sociali”: indennità di disoccupazione, mobilità e cassa integrazione. Secondo il Sole 24 Ore di mercoledì, 3.800.000 lavoratori nel 2010 hanno avuto a che fare con uno di questi strumenti.  Continua a leggere

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