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“Noi cambieremo tutto”

marinoLe primarie per il candidato a sindaco del centrosinistra romano sono andate bene. Ancora una volta il popolo della coalizione si è mostrato attento e pronto a farsi coinvolgere. Alla vigilia serpeggiava la preoccupazione per la partecipazione ad un appuntamento che seguiva i due delle primarie nazionali e il voto politico dagli esiti così problematici. Il dato di oltre 100.000 votanti ha spazzato via questi timori. Ignazio Marino vince in modo netto, con circa il 51% delle preferenze, superando candidati che da mesi lavoravano a questo appuntamento. L’ultimo a decidere di correre ha la meglio sugli altri grazie al suo profilo che, rispetto ai concorrenti più temibili, come Gentiloni e Sassoli, lo fa essere contemporaneamente quello più di sinistra, più unitario e più civico. Continua a leggere

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Roma 2013: dalle politiche al Campidoglio

campidoglioSono appena state presentate le candidature alle primarie per il Sindaco di Roma della coalizione di centrosinistra, dove si confronteranno numerosi nomi, tra cui i più forti sembrano al momento essere David Sassoli, europarlamentare franceschiniano forte dell’alleanza con dalemiani e veltroniani, e Ignazio Marino, chirurgo dalla grande esperienza internazionale sostenuto da Bettini e (pare) Zingaretti. Ma certo ognuno dei numerosi candidati spera di incarnare il profilo di novità sulla scia di Boldrini e Grasso, e intercettare così i voti degli elettori stanchi dei volti della politica tradizionale.

Questa esigenza è ovviamente molto sentita in città dopo la vittoria mutilata del PD e il trionfo inaspettato di Grillo, che hanno riflessi immediati e importanti sulla corsa per il Campidoglio, nelle prossime elezioni di fine maggio. Già si parla di sindrome parmigiana, non nel senso dell’affaticamento dopo un pranzo a base di melanzane, quanto piuttosto di un centrosinistra che va al ballottaggio non con la destra, cioè con l’uscente Alemanno, ma con un candidato grillino, su cui potrebbero convergere i voti di destra allo stesso modo di quanto è successo a Parma lo scorso anno, con la vittoria a sorpresa di Pizzarotti. Un rischio peraltro amplificato dalla mancanza a tutt’oggi di un candidato ufficiale, che appunto sarà scelto solo all’inizio di aprile con le primarie.

Nel frattempo, i risultati delle politiche e delle regionali di febbraio danno qualche indicazione e pure qualche preoccupazione. Continua a leggere

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Cosa c’è in ballo domenica, un esempio sui prestiti universitari

Immagine tratta da corriereuniv.it

Molto spesso si dice che la politica non cambia nulla, su questo blog abbiamo cercato di dimostrare che non è così. Negli ultimi 30 anni ha cambiato molte cose, quasi sempre in peggio. Nel futuro, se ci getteremo questo trentennio conservatore alle spalle, potrebbe mutare in meglio le vite di tante persone.

Una parte cruciale dell’esistenza è rappresentata dalla formazione, prima la scuola e poi per alcuni anche l’università. E’ su questo che si gioca una parte considerevole della mobilità sociale ed è da questo, anche se non lo si dice quasi mai, che dipende la promozione del merito: perché un Paese dove i figli degli architetti fanno gli architetti, i figli dei farmacisti gestiscono le farmacie e chi ha un papà avvocato ha più possibilità degli altri di fare l’avvocato non è detto che i professionisti siano sempre bravi e competenti (si guardino qui i dati di Alfredo Amodeo). Così è l’Italia di oggi, ed è sempre di più così anche grazie alle politiche attuate prima dal governo Berlusconi e poi da quello Monti: i tagli alla formazione (più di 10 miliardi solo dall’inizio della crisi) e il drastico taglio dei fondi per il diritto allo studio sono tra le cause della diminuzione degli iscritti ai corsi universitari. E’ lecito sperare che un nuovo governo di centrosinistra inverta questa tendenza investendo nel sistema di diritto allo studio e nell’uguaglianza nell’accesso all’università e alla ricerca. A questo proposito, una lettera ricevuta di recente e la lettura del programma di Matteo Renzi mi hanno chiarito quale sia la posta in gioco nel ballottaggio delle primarie di domenica. Continua a leggere

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Che riforme servono al Paese (e all’Europa)?

Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro. Foto tratta da statoquotidiano.it

Quante volte negli ultimi anni abbiamo sentito usare l’espressione “le riforme inevitabili di cui il Paese ha bisogno”? In fondo, è per questo che è nato il governo Monti: per avere una maggioranza la più larga possibile che garantisse un consenso il meno critico possibile  verso un pacchetto di riforme giudicato come imprescindibile quantunque “doloroso”. Proprio da un governo di tecnici però ci si aspetta un legame molto stretto con i fatti e i risultati e non tutte le riforme attualmente in discussione (o peggio ancora, in fase di attuazione) pare che fossero così necessarie e inevitabili, quantunque dolorose lo siano state davvero. Ecco alcuni consigli di lettura e un paio di domande a chi si candiderà alle primarie del centrosinistra.

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Primarie ma anche idee nuove. Le lezione di Como, l’ex “Mugello del centrodestra”

Il nuovo sindaco di Como, dal sito delle primarie. http://primarie.como.it

«Non c’è vento favorevole per chi non sa in che porto vuole andare», con questa citazione di Seneca Bruno Magatti della lista Paco-SEL commentava il risultato, obbiettivamente eccezionale, delle elezioni comasche. Questa frase rappresenta il senso delle amministrative comasche, un ribaltamento assoluto in una città governata da 20 anni dal centrodestra, in cui l’ultima (ed unica) giunta del centro-sinistra (durata pochi mesi) era quella guidata dall’onorevole Renzo Pigni, ex Psiup. Parliamo dell’inizio degli anni ’80, praticamente un’era geologica fa.

La citazione di Seneca con cui abbiamo aperto la nostra riflessione esprime un concetto importante, una lezione che non vale solo per un’impresa “impossibile”, come quella lariana, ma è utile anche in chiave nazionale e regionale meritando una riflessione oltre i commenti a caldo. Continua a leggere

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Come ci siamo beccati Alemanno

Il 2012 si sta rivelando davvero amaro per il governo della città di Roma. Le svariate inefficienze emerse in occasione delle due nevicate, il rifiuto – che può sembrare più che giustificato, ma rappresenta un fatto inedito – da parte del governo di sostenere la candidatura olimpica, il continuo rinvio dell’ennesimo rimpasto di giunta, hanno nuovamente portato i cittadini romani ed italiani a chiedersi come è possibile che Gianni Alemanno sia (ancora) sindaco della capitale.

Per quanto ironica possa sembrare questa domanda, si tratta di un evento che ha delle ragioni precise, puntuali e non certo assurde, da ricercare negli avvenimenti cittadini e nazionali degli anni precedenti al 2008. A quattordici mesi dalle prossime elezioni comunali, è utile ripercorrerle insieme.

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Proposta: scegliamo le candidate e i candidati con i caucus

Una palestra scolastica. Qui si svolgono spesso i caucus in America. Foto tratta dal sito del comune di Caorle (Ve)

Dopo la bocciatura dei referendum da parte della Corte Costituzionale rimane aperta la questione di come vengono selezionati i membri del parlamento. Un tema tanto più importante quanto più grave si fa la crisi di fiducia popolare nelle istituzioni democratiche. Basti guardare a tale proposito i dati dell’ultimo rapporto Demos su “gli italiani e lo Stato”: tra tutti i corpi costituzionali, i partiti politici e il parlamento sono quelli che riscuotono meno fiducia – e fin qui poco di nuovo. La novità è la rapidità del crollo tra il 2010 ed il 2011: la percentuale di chi dichiara di avere fiducia nei partiti cade dal 7,7% al 3,9%, quella per il parlamento scende dal 13,4% all’8,9%. E’ certo il frutto delle campagne anti-casta basate sui costi della politica ma forse non è un caso se le stesse campagne siano iniziate nel 2006, il primo anno di entrata in vigore dell’attuale legge elettorale che ha creato il cosiddetto “parlamento dei nominati”. Mentre è difficile sperare che l’attuale legislatura modifichi il porcellum, si può invece ragionare su cosa possono fare a legislazione vigente i partiti – e nello specifico i partiti del centrosinistra – per scegliere i candidati in una maniera allo stesso tempo più partecipata e più credibile. La proposta che qui si vuole illustrare verte sull’introduzione dei caucus, vediamo di cosa si tratta e come si potrebbe realizzare qui in Italia.

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