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Mai più complici. Un appello contro il femminicidio

Cinquantaquattro. L’Italia rincorre primati: sono cinquantaquattro, dall’inizio di questo 2012, le donne morte per mano di uomo. L’ultima vittima si chiama Vanessa, 20 anni, siciliana, strangolata e ritrovata sotto il ponte di una strada statale. I nomi, l’età, le città cambiano, le storie invece si ripetono: sono gli uomini più vicini alle donne a ucciderle. Continua a leggere

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2011, l’anno del dimostrante?

La copertina di Time con il personaggio dell'anno. Foto tratta da 30secondi.globalist.it

Il 2011 è stato un anno ricco di movimenti e sommovimenti a livello globale: non solo il Medio Oriente ma anche il Cile, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Spagna, l’India. Non a caso il settimanale americano Time ha deciso di nominare “il dimostrante” come personaggio dell’anno ritoccando una foto scattata nell’ovest degli Stati Uniti per farla assomigliare ad una scattata in un paese islamico. L’Italia non è stata da meno tra il movimento “Se non ora quando?”, quello dei ricercatori e degli studenti, la campagna per i referendum e, con tutte le sue ombre, il 15 ottobre.

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Chi, se non le donne?

Domani saremo nuovamente in piazza, a Roma e in altre città italiane.
Solo dieci mesi fa, nel momento più terribile della stagione berlusconiana, il 13 febbraio segnò un punto di svolta nel rapporto tra quel governo e il paese. Se non ora quando?, movimento promosso da donne eterogenee per cultura e generazione, seppe interpretare l’enorme domanda di cambiamento che attraversava l’Italia. Lo si è visto poi nei risultati delle amministrative di primavera e nei referendum di giugno.
Eravamo nel pieno di una crisi civile e politica, travolte dall’arroganza del discorso pubblico dominante, indifferente alle mille forme di sofferenza indotte da una crisi economica e sociale epocale, un discorso scurrile, misogino e falso. Eravamo spettatrici di un uso del potere spregiudicato in cui il corpo femminile era merce di scambio e le funzioni pubbliche oggetto di mercimonio. Come dimenticare ciò che i verbali dell’assemblea parlamentare ci ricorderanno per sempre, che la maggioranza dei deputati ha ritenuto credibile che Ruby fosse la nipote di Mubarak?
Si può sorridere, e continuare a pensare che ci sono state e ci sono cose più importanti, ma la credibilità e l’autorevolezza della politica e delle istituzioni si sono perse anche in passaggi della nostra vita politica come questi. E si sono perse per tutti, non solo per i responsabili di questo sfascio.

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La telefemmina

Gianpaolo Tarantini, foto tratta da http://www.claudiocaprara.it

Il contenuto delle intercettazioni telefoniche relative agli scambi di favori tra il Presidente del Consiglio  Berlusconi e Gianpaolo Tarantini ha calamitato l’interesse nazionale.

Quello che ha colpito me nelle conversazioni tra i due sono due aspetti dei quali poco si è parlato.

Il primo riguarda il profilo estetico, o per meglio dire, iconografico delle giovani donne reclutabili come complementi di arredo per le feste padronali del premier: ninfe appena uscite dall’adolescenza, esili, pulite ed essenziali nell’abbigliamento. Lolite depurate dall’aggressività del trucco e dei tacchi a spillo, creature ingenue e fresche che alleggeriscono, con la loro sola presenza, un ambiente un po’ kitsch, un po’ sovrappeso, calvo, lievemente impotente e un po’ oltre la mezza età. Complessivamente squallido. Bambine: inconsapevoli e disponibili; alle prime armi, ma, anche per questo, un filo perverse. Continua a leggere

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La marcia in più della sinistra italiana

La sinistra italiana ha una grande ricchezza, di cui sembrano dimenticarsi talvolta i suoi leader: un patrimonio di mobilitazione e partecipazione che si è riattivato ed ingrandito negli ultimi mesi portando ad importanti vittorie. Questo blog è nato in tempi bui, dopo quello che definimmo “l’anno zero” della sinistra italiana: il 2008 con la sconfitta alle politiche, l’eliminazione di una parte della sinistra dalla rappresentanza parlamentare, la vittoria di Alemanno a Roma. Nelle ultime settimane abbiamo avuto la fortuna di descrivere e indagare un paese diverso: quello delle amministrative e quello dei referendum. E’ bene riflettere e analizzare i cambiamenti nella società che sono alla radice di quelle vittorie, lo abbiamo fatto qui collettivamente e lo ha fatto qui Cecilia D’Elia. Oggi abbiamo degli studi che ci spiegano meglio cosa è successo, vediamone alcuni.

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8 marzo: giornata simbolica e, in genere, fredda

Per anni ho lavorato a iniziative pubbliche nella giornata dell’8 marzo, immancabilmente funestate da temperature polari o pioggia. L’8 marzo, ricorrenza ambigua, che oscilla tra l’epos del sacrificio della vita delle operaie di New York e la festa goliardica tra amiche, arriva sempre come un momento scomodo di fronte al quale le signore come me, impegnate, ma non più “politicamente toniche”, entrano in un vortice di imbarazzo su se e come investire la loro devozione alla causa femminile.

E anche quest’anno ci risiamo. E’ l’8 marzo, fa freddo e io rifletto. Continua a leggere

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