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Traffico a Roma: il benaltrismo aiuta

Roma è una città che affoga nei suoi problemi e ogni giorno è sempre peggio. A peggiorare la situazione c’è che proprio non sembrano emergere idee nuove che facciano intravedere un miglioramento. E, si sa, produrre idee non è compito dei soli politici, ma anche di intellettuali, ricercatori, giornalisti. Tra i mali di Roma, uno dei peggiori è forse il traffico. Ci sarebbe da scrivere interi libri sul modo con cui ognuno di noi affronta quello che a volte sembra un vero e proprio dramma (alle canzoni ci hanno pensato gli autori “un uomo in Smart”; ma lo stesso Califano ha avuto modo di dire la sua, artisticamente parlando). Continua a leggere

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Ecco il “piano casa” della Polverini

La Regione Lazio sta per approvare il Piano Casa – lo strumento pensato dal governo Berlusconi per rivitalizzare il settore edilizio in crisi – dopo averlo modificato rispetto alle intenzioni della passata Giunta. Si tratta di cambiamenti pesanti e significativi: una scelta politica che influirà in maniera decisiva sul territorio e l’economia di Roma e dell’intera regione. Vediamo come e perchè.

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“Chi ti guarda i pupi mentre stai in macchina?”: ancora su nanourbanistica, trasporti e disuguaglianze sociali a Roma

In questi ultimi giorni, alcuni sociologi e urbanisti americani si stanno confrontando sullo “sprawl”. C’è chi dice – come Joel Kotkin – che l’idea che si possano (ri)portare le persone in città dalle vaste periferie disperse e fatte di villette è velleitaria, anche perché agli americani piace vivere nei sobborghi. Altri rispondono, in maniera anche convincente, che una lettura attenta dei dati può portare a un giudizio opposto. Chiaramente, anche solo provare a proporre in maggior dettaglio i termini del dibattito, non è possibile per ragioni di spazio.  Ne parliamo qui perché la questione ha un’immediata attualità anche per noi a Roma (e in Italia).

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Sotto il nuovo piano pullman, niente. Enclosure de noantri e circolazione turistica a Roma

Che a Roma la circolazione dei pullman turistici sia ingovernabile non è vero: è stato dimostrato ampiamente col piano del Giubileo (si veda, a questo proposito l’articolo del Corriere della Sera del giugno del 2009 riportato da Benedetto Marcucci il 2 luglio).

Il problema, messo così, potrebbe considerarsi risolto: si stava meglio prima. Mentre invece sorgono due domande. In primo luogo perché quel piano fu smantellato in tutte le sue componenti (e non solo: non si è andati avanti con i tram; sono stati inaugurati i pullman a due piani per soli turisti; dell’archeo-tram non si è sentito più parlare); in secondo luogo, perché non si è proposta più nessuna grande idea in proposito di trasporto turistico a Roma. Continua a leggere

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Nanourbanistica e grattacieli

Gli interventi che riempiono le cronache dei giornali romani di questi giorni riguardanti la costruzione di grattacieli a Roma sono stati tanti e, in alcuni casi, così autorevoli che aggiungere qualche cosa diventa difficile. Tuttavia il dibattito, se posto nei termini semplici “grattacieli a Roma, si o no?”, rischia di essere stucchevole. Molti, infatti, concorderanno che al centro di una città come Chicago i grattacieli sono perfetti, ma che lo stesso non si può dire in relazione alla periferia romana.

Si può discutere, naturalmente, dell’altezza adeguata dei palazzi o della loro più corretta localizzazione, ma l’impressione è che si parli di queste cose al fine di eludere i veri problemi connessi alla riqualificazione delle periferie della nostra città. Continua a leggere

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Una proposta naive contro la nanourbanistica romana

 

La caserma Luciano Manara a Prati

There’s Plenty of Room at the Bottom. E’ una frase famosa di Feyneman, premio Nobel per la Fisica , che si potrebbe tradurre con “c’è un sacco di spazio là sotto”. Venne pronunciata durante un discorso al quale, convenzionalmente, si fa risalire la nascita delle nanotecnologie, cioè di quelle discipline che si occupano dell’infinitamente piccolo. Feyneman, si riferiva al fatto che lo spazio all’interno di un atomo tra le particelle che lo compongono è enorme se paragonato alle dimensioni di ognuna di esse (in questo campo avviene tutto in spazi dell’ordine di grandezza di un miliardesimo di metro).

In un suo libro (Tocci W., Insolera I., Morandi D., “Avanti C’e’ posto. storia e progetti del trasporto pubblico a Roma”, 2008, Donzelli)  Walter Tocci fa notare che Roma, vista dal satellite, appare come un’area molto ampia e compatta. Però, man mano che si riduce la scala dell’osservazione, ci si accorge che ci sono vuoti enormi, molto più che in altre grandi città. Quindi, seppure molto più grande, il comune di Roma condivide con gli atomi il fatto che tra gli elementi che compongono il suo tessuto urbano c’è un sacco di spazio libero. Così come per gli atomi, per fare uso di tutto questo spazio bisogna capire e risolvere, tra le altre cose, anche i paradossi che si hanno di fronte – non quantistici, in questo caso, ma politici -. Gli urbanisti chiamano i fenomeni di estensione urbana, inclusi quelli di Roma di cui parla Tocci, “sprawl”. Vanno considerati come la negazione del valore della città, della possibilità di avvantaggiarsi della prossimità. Le città nascono per questo e lo sprawl può sembrare paradossale. Continua a leggere

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