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Il giorno dopo le elezioni

Mancano meno di tre settimane alle elezioni. Potrebbero essere le ultime del berlusconismo, eppure Silvio Berlusconi e le sue proposte sulle tasse sembrano al centro dell’attenzione. Dall’altro lato, molti elettori di centrosinistra hanno l’impressione che la loro coalizione non abbia nessuna proposta concreta in campo e abbia invece voglia di allearsi con Mario Monti dopo le elezioni. Altri ancora pensano che, avendo approvato il Fiscal Compact e avendo votato a favore dell’introduzione in costituzione del pareggio di bilancio, il Partito Democratico si sia precluso da solo i margini per un cambiamento reale delle cose. Ergo, bisogna sostenere un’opposizione forte fuori dal centrosinistra. E’ proprio cosi’?

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Primarie 2012: tanti modi di dire “politica e società”

Nei due giorni post-primarie si è parlato tanto di politica e antipolitica, di partecipazione e partiti, di leadership e popolo, di classi dirigenti ed elettori, di volontari/militanti e cittadini. Le primarie richiamano questo perché – in mancanza di meglio, di più articolato, continuo, sofisticato, organizzato, in modo più o meno hi-tech – rimane uno degli strumenti più potenti a disposizione del paese nel creare una relazione tra politica e persone.

1. Hanno finito col parteciparvi circa 3 milioni di italiani, ovvero l’6,2% per cento degli aventi diritto al voto del paese, l’8,5% dei votanti alle politiche del 2008, il 20% degli elettori di centro sinistra in quello stesso anno (conteggiando anche Italia dei Valori e Sinistra Arcobaleno; a tenersi larghi, insomma). Le primarie del partito democratico americano – negli Usa esistono da quasi un secolo – Continua a leggere

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L’Europa politica e la provincia italiana

il parlamento di Bruxelles foto tratta da http://www.andreadambra.eu

Non è certo una novità, nella sinistra italiana, invocare la nascita di un’Europa davvero politica. Contro il potere irresponsabile (in senso tecnico) della Banca Centrale, contro l’egemonia dell’asse franco-tedesco, contro la tecnocrazia della Commissione, da tempo i progressisti di vario rito insistono sulla necessità di creare un’Europa dei cittadini, nella quale le decisioni emanino da istituzioni che godono di una piena, diretta, legittimità democratica. La fine del ruolo ancillare del Parlamento di Strasburgo è, solitamente, una delle principali rivendicazioni di chi non è disposto ad accettare che tutto proceda come è stato sin qua. A furia di ripetere queste sacrosante cose, però, c’è il rischio che la parola d’ordine dell’Europa politica (e sociale) si converta in un luogo comune, in una sorta di abito linguistico che «fa fine e non impegna»: il momento di passare ad atti concreti, che si pongano l’obiettivo di tradurla in realtà, non arriva mai.

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Libia, che fare

Oggi il parlamento italiano “discuterà” dell’intervento internazionale in Libia. Le virgolette sono d’obbligo, visto che di dibattito vero tra opzioni diverse ce ne sarà poco, così com’è d’obbligo non solo provare a capire cosa sta succedendo ma anche chiedersi cosa potrebbero fare la nostra politica e i nostri partiti. Sono emerse finora diverse posizioni: quella dei favorevoli all’intervento tout court, soprattutto alla luce dell’approvazione dell’Onu e dell’urgenza umanitaria; quella di chi ha dato un sì condizionato come il documentarista Andrea Segre qui sotto; quella di chi dice “né con Gheddafi né con i bombardamenti” come il leader di SEL Nichi Vendola; quella della Lega che si preoccupa prevalentemente della lotta agli immigrati e agli sfollati. Vediamo di capirci di più, anche in vista della manifestazione di sabato, originariamente prevista sui temi dell’acqua pubblica e del nucleare ma che ora si sta allargando al fronte pacifista. Continua a leggere

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Il “nuovo centro” che il PD non vede

Nel PD e su alcuni grandi giornali non si parla d’altro: rinunciare alle primarie è la condizione necessaria per costruire un’ alleanza che vada da Fini a Diliberto per constrastare la minaccia autoritaria dell’attuale centrodestra. Una visione miope e improbabile (Fini e Casini hanno già detto di no molte volte ad uno schieramento che includa Di Pietro e Vendola) e che può portare a due scenari uno peggiore dell’altro: un’alleanza che comprenda solo il PD e il Terzo Polo e che secondo un sondaggio di Diamanti poco citato avrebbe solo il 30,8%, lasciando il 28,8% a SEL, IDV e FdS e ovviamente facendo vincere il centrodestra con meno del 40% dei voti; oppure un centrosinistra privo di idee, che arriva alle elezioni impreparato, senza aver tenuto le primarie e senza aver mobilitato i propri elettori. Insomma, quanto già successo nelle regionali laziali. Continua a leggere

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Cosa abbiamo visto al congresso di Firenze

Lo scorso weekend si è tenuto il congresso fondativo di Sinistra Ecologia e Libertà. Vale la pena raccontare alcune cose e fare una prima analisi. Chi ha più tempo, può intanto guardarsi gli interventi principali sul sito di Radio Radicale.

1.  Ci si è concentrati spesso sulla figura del leader, su chi era e cosa diceva Nichi Vendola. Ne parleremo tra poco ma prima è opportuno soffermarsi sulla platea del congresso per notare alcune importanti novità. I numeri dicono che circa un terzo degli iscritti a SEL ha meno di 35 anni e, soprattutto da sabato mattina in poi, questo elemento generazionale si è visto decisamente: l’età media era più bassa dei congressi di circolo del PD di cui parlammo un anno fa. Anche le donne sono una presenza non secondaria: più del 30% degli iscritti, una componente importante sia al congresso che negli organismi dirigenti dove, per statuto, non possono essere meno del 40%. Continua a leggere

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30 anni possono bastare

30 anni di rivoluzione conservatrice italiana da chiudere. Ma anche 30 anni di età, chi più chi meno, di chi scrive un documento per fare delle proposte alla sinistra italiana non in quanto “giovane” ma in quanto persona che pensa delle cose e ha deciso di impegnarsi in politica perchè è in ballo la sua vita. Considerando la candidatura di Nichi Vendola un buon punto di partenza ma dicendo anche che non basta: servono parole nuove; un’idea di come organizzare la tua parte di società in un partito; un progetto di “riforme che cambiano la vita” e sulle quali costruire la mobilitazione e il futuro programma.

Il documento “30 anni possono bastare” (lo ripubblichiamo qui sotto) è già stato firmato da moltissimi. Le adesioni si possono mandare a 30annipossonobastare@gmail.com.  Se ne discuterà pubblicamente lunedì 18 ottobre alle ore 18 in Via Goito 39 (IV Piano), con chi il documento l’ha scritto, chi l’ha firmato, con Cecilia D’Elia e Gennaro Migliore di Sinistra Ecologia e Libertà. Continua a leggere

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