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Mai più complici. Un appello contro il femminicidio

Cinquantaquattro. L’Italia rincorre primati: sono cinquantaquattro, dall’inizio di questo 2012, le donne morte per mano di uomo. L’ultima vittima si chiama Vanessa, 20 anni, siciliana, strangolata e ritrovata sotto il ponte di una strada statale. I nomi, l’età, le città cambiano, le storie invece si ripetono: sono gli uomini più vicini alle donne a ucciderle. Continua a leggere

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I significati della violenza del 15 ottobre e l’onda lunga del ’77

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“Senza senso”, “folle”, “criminale” e “teppistica”, così è stata definita a caldo l’esplosione di violenza durante il corteo degli indignati, degenerato in scontri tra parte dei manifestanti e le forze dell’ordine, sabato 15 ottobre a Roma.

Mai come in questa occasione, negli ultimi anni, l’impiego della violenza ha risposto, in realtà, ad un disegno razionale e ha portato a risultati politici concreti. “Non piantiamo tende, ma grane”, recitava uno slogan dell’ala dura del movimento. Il primo obiettivo dei violenti, infatti, era impedire l’occupazione pacifica e duratura di piazza San Giovanni, così come accadeva in centinaia di altre città, in Europa e nel resto del mondo. A Roma, invece, si è guardato ad Atene, al modello di conflittualità permanente lì sperimentato.

Ma chi si nasconde dietro il “Blocco nero”?

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I lacrimogeni al tempo di Facebook

Ci eravamo detti di scrivere un post sugli scontri di martedì, a mente un po’ più fredda, avendo letto le analisi e cronache migliori, quelle senza paraocchi dei giornalisti presenti nella piazza (diverse erano buone, vi segnaliamo Sara Menafra de “il Manifesto” mercoledì 15; lo stesso giorno Giovanni Bianconi sul “Corriere” e Lucia Annunziata oggi sulla Stampa).

Serviva capire chi c’era, come erano andate le cose, da dove venivano le persone, come mai erano così giovani ecc. ecc. Di tutto l’infinito scibile che trovate in rete, vi rinviamo a un anonimo “Masaniello 2012” su youtube, che semplicemente ha il pregio di dare un’idea delle manovre “militari” nella incustodita Piazza del Popolo, dove si sentono i cori da stadio che hanno caratterizzato questo e altri cortei – lo stadio e il calcio sono il paradigma culturale che informano la politica, trent’anni fa era l’inverso – si osservano le dinamiche di conquista della piazza, l’uso dei blindati come si fosse in un vero campo di battaglia, l’applauso di migliaia di ragazzi giovanissimi (giovanissimi come a Londra, Atene, Parigi…) che gioiscono collettivamente quando il mezzo della Guardia di Finanza prende fuoco, come se la Roma avesse segnato un gol… ci si fa un’idea. Continua a leggere

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Il carcere fa violenza

Stefano Cucchi e gli altri. Improvvisamente l’opinione pubblica ha scoperto il volto violento dell’amministrazione della giustizia. Le responsabilità penali, sia chiaro, sono e restano personali, anche quando chi dovesse averle commesse veste – vestiva addirittura in quegli indicibili momenti – una divisa rappresentativa dello Stato e delle sue istituzioni.

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