Un giorno con il coro greco del Pdl

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Cosa dicono al Congresso della Pdl? Una giornata alla radio ad ascoltare solo le parole, senza immagini, senza impressioni visive. Solo le parole. Primo: tutti urlano, in un crescendo che si interrompe improvvisamente per tenere i ritmi serrati. Alla radio dà un po’ fastidio, ma funziona: è il coro greco che circonda il capo, sempre al centro della scena.

Termini e categorie sono contraddittorie, tanti ossimori e “ma anche”. Il primo è quello della Rivoluzione Conservatrice. Il collante identitario è l’odio per la sinistra, la declinazione dell’anticomunismo vecchio di 15 anni ha preso le strade più diverse. Il “fare” contro “l’essere contro”, il “lavorare” contro “i privilegi” delle classi parassitarie, lavoratori pubblici e lavoratori sindacalizzati (solo quelli di An non calcano la mano su questo punto).  Il volontarismo contro la passività. La crisi, invece, quasi non esiste.

L’innovazione contro la conservazione; il termine conservazione si rivendica invece quando si parla di valori. Orgoglio nel riconoscere la leadership di un capo carismatico (verso il quale sono in moltissimi i “riconoscenti”, come verso un padre, in molti hanno  anche un aneddoto sulla prima volta nella quale hanno incrociato il loro leader); il capo è un valore, è sintesi delle differenze, mentre la sinistra è debole perché è plurale. L’idea di battersi contro il passato e la conservazione fornisce una missione, si è in lotta contro qualcosa di grande e forte (per esempio l’egemonia culturale della sinistra, la Carfagna scomoda Gramsci), come se non fossero loro ad avere il potere.

Il capo carismatico è un tema (di apprezzamento, è ciò che serve all’Italia e alle democrazie), la forma partito no. Pensiero strategico/politico è lasciato a quei pochi che salutano con un arcaico “cari delegati”, è prerogativa di qualche ex-democristiano (Formigoni) ed ex-fascista che chiedono il ripristino del voto di lista, in modo almeno da contarsi e non dipendere solo da Berlusconi, mentre Cicchitto è l’unico che ragiona sui quadri locali e la loro inadeguatezza.

Il massimo del consenso è sulle forme istituzionali: presidenzialismo, Stato federale, Senato regionale. E riforma dei regolamenti parlamentari. Su questo serviranno antenne (Italia 2013 forse avrà le sue, anonime ma molto informate), perché la difesa del Parlamento non è un tema che premia elettoralmente da nessuna parte.

Cosa pensa un radio-ascoltatore pomeridiano di sinistra?

1) muore lui salta tutto, ma anche no pero’ è una brutta botta (un po’ come gli intellettuali spagnoli che all’inizio degli anni ’60 aspettavano la morte di Franco);

2) muore lui salta il bipartitismo coatto? Forse no, la Lega per ora è la salvezza di tutti (e alcuni del Pdl del Nord sono preoccupati e lo dicono);

3) il bipartitismo coatto non semplifica nulla e riproduce lo schema tradizionale del sistema politico italiano, quello del trasformismo e del notabilato (sono più notabili quelli del PD però, perché non hanno un Re così forte che li trasforma in valvassori);

4) i più pericolosi sono gli ex-socialisti e gli ex-radicali: sono ideologici, hanno una missione e la vogliono portare a termine;

5) in politica la semplificazione serve: la sinistra può vincere solo se sa pensare complesso e parlare semplice; bisogna essere culturalmente audaci e spregiudicati;

6) quando parlano di popolo ci credono, è un elemento di manipolazione ma si sente che appartengono a un branco. Se il branco è più del 40% degli italiani azzanneranno; per questo non bisogna mai provare e mostrare paura; bisogna fare quadrato, accendere fuochi, organizzarsi, accettare con intelligenza la logica dello scontro;

7) quanto può durare questa menata dell’anticomunismo su chi è nato dopo il 1980?

8)  è’ l’anno zero anche per loro, ma l’hanno scelto, non lo subiscono. Ma è sempre un anno zero.

1 Commento

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Una risposta a “Un giorno con il coro greco del Pdl

  1. 15 anni di berlusconismo sistematico. In realtà affermatosi dalla rottura del I Governo Prodi, nel 1998.

    Dal 2001 meno di 2 anni concessi al II Governo Prodi, ed egemonia elettorale e di agenda alla destra. Per quasi 7 su poco più di 8 anni titolare di maggioranze parlamentari schiaccianti [mai concesse a Romano Prodi].

    Cosa è cambiato nel paese in questi 15 anni vissuti pericolosamente, dalla discesa in campo del 26 gennaio ’94 ad oggi?

    In 21 domande, cui ognuno è libero di rispondere come vuole, un tentativo di analisi: la XXII le sintetizza tutte, ovvero conferisce un indice sintetico al bilancio che ciascuno ne rinviene:

    Silvio Berlusconi è uno statista o un capopopolo?

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