Archivi del mese: febbraio 2010

E’ vero, la crisi è solo psicologica (per lui)

Durante la scorsa campagna elettorale per le europee Silvio Berlusconi dichiarò, a L’Aquila, che la crisi economica era “psicologica”. In fondo aveva ragione, perchè per lui è andata proprio così: il 2009, un anno così travagliato per tanti italiani, non è andato poi così male per lui e la sua famiglia. Continua a leggere

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Archiviato in destra, economia

Aledanno

Sono passati quasi due anni dall’insediamento del centro destra al governo di Roma. Un risultato abbastanza sorprendente, frutto tra l’altro di una campagna elettorale aggressiva, basata sulla denuncia di insicurezza, degrado e illegalità presenti in città. E’ riuscito il sindaco Alemanno a concretizzare nella pratica l’impressione positiva che aveva suscitato nell’elettorato? Per fornire una risposta, abbiamo scelto di analizzare due aspetti della vita cittadina, tra quelli che ci sembrano più influenzati dal comportamento della nuova Giunta Comunale. Continua a leggere

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L’inizio della fine?

La tendenza a considerare il regime berlusconiano avviato ad un qualche tipo di fine (tramonto, implosione, congiura di corte o altro: le varianti sono molte e molto diverse fra loro) va diffondendosi. Il decennale della morte di Craxi, apice del neorevisionismo sulle questioni del “ruolo politico della giustizia”, sembra lontano anni luce e su di noi si proietta, invece, la vigilia del ventennale di Tangentopoli, facendoci accorgere che abbiamo gli stessi problemi di allora: la corruzione dilagante, le istituzioni pubbliche e l’economia privata marce fino al midollo.

Siamo dunque alla storia che si ripete? Sta per cadere Berlusconi come caddero i partiti della prima Repubblica? E stiamo correndo il rischio di ricadere nella stessa illusione di allora, ovverosia che bastasse la meritoria azione di alcuni magistrati per rendere l’Italia un “paese normale”? Continua a leggere

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Una parola nuova: redistribuzione

Si sente spesso dire che gli italiani si sono impoveriti. E’ vero, ma solo per una parte della popolazione perché altri, invece, hanno di che essere soddisfatti. Guarda caso sono anche gli appartenenti alle categorie che votano più compatte per il centrodestra: liberi professionisti e imprenditori. I 7 anni successivi all’introduzione dell’Euro ci consegnano un Paese in cui la ricchezza è stata redistribuita dal basso verso l’alto e dal lavoro dipendente alle libere professioni e alle imprese. Nel frattempo anche nel campo dei servizi pubblici si trasferivano risorse dalle istituzioni statali a quelle private. Vediamo nello specifico i numeri. Continua a leggere

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Quando la Giustizia è sociale

E’ compatibile il principio solidaristico che sta alla base dello Stato sociale con il principio secondo il quale chi lavora deve guadagnare di più di chi non lo fa? Insinuare il dubbio che le politiche pubbliche a sostegno dei soggetti “svantaggiati” siano, nei fatti, un’ingiustizia contro i lavoratori onesti ed industriosi a beneficio degli scansafatiche, è stato, a partire dalla fine degli anni settanta, un topos di quella (vincente) retorica neoliberista che ha inciso profondamente nelle culture politiche e negli assetti sociali dell’intero Occidente. Una visione del mondo la cui egemonia, ultimamente, ha finalmente cominciato ad essere messa in discussione, lo sappiamo, soprattutto grazie alla vittoria di Barack Obama negli Stati Uniti e alle conseguenze della crisi finanziaria, economica ed occupazionale. Visione del mondo, tuttavia, che è ben lungi dall’essere in ritirata o sulla difensiva, come testimonia, ad esempio, il dibattito politico tedesco di questi giorni.

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Altri libertini

Eccoci giunti, grazie all’affaire Bertolaso, all’ennesima puntata dell’estenuante viaggio nelle regioni infere dei rapporti tra sesso e potere, inaugurato mediaticamente lo scorso aprile dal celeberrimo intervento di Veronica Lario su Repubblica. Ci ritroviamo dunque nuovamente a leggere sfilze di articoli acuti e di buon senso sulla «donna-tangente» e i «puttanieri della classe dirigente italiana» (si veda Lerner su Repubblica), la mercificazione del corpo femminile e la prostituzione come moneta corrente con cui ottenere favori, appalti, candidature da parte di potenti dalla carne debole, veicolo di corruzione o strumento di ricatto per individui, mi si permetta, abbastanza meschini. Rispetto a tutto ciò tuttavia, l’aspetto che arreca tristezza (al di là di quelli che incutono spavento e orrore) è proprio il miserando teatrino che si svolge attorno alle pietose performances di questi fragili maschi colti sul fatto: lasciamo un attimo da parte diabolici affaristi, meretrici più o meno consapevoli e più o meno maggiorenni, nani e ballerine, e vedremo per esempio omuncoli in lacrime di fronte alle famiglie, costretti a ridicoli giochi linguistici («non ho detto ripassata, ma rilassata…» via, non esiste neanche nel linguaggio colloquiale, non dico in quello colto), povere mogli turlupinate e cornificate nell’imbarazzo di sostenere o mandare a quel paese i propri mariti, segreti appassionati del sado-masochismo pentiti e rifugiati in conventi (luoghi peraltro dubbi di ritrovata integrità e moralità). A me pare, tutto questo, ben altro che un tripudio di sregolata pornografia, quanto piuttosto uno spettacolo di trito bigottismo, di tradizionalismo vuoto che si sposa magnificamente con una forma di perversione ipocrita e vigliacca. Continua a leggere

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Quando la classe non è acqua

Ortensio Zecchino

L’università italiana è sempre più un affare per chi è figlio di laureati o diplomati ed è sempre meno un ascensore sociale. E’ uno dei tanti luoghi in questo Paese dove si produce ingiustizia, invece che porvi rimedio: i figli dei laureati hanno più possibilità di iscriversi e più probabilità di arrivare fino in fondo, chi invece proviene da famiglie con un basso livello di istruzione e di reddito non solo tende ad iscriversi di meno, ma ha meno probabilità di laurearsi e nell’80% dei casi deve lavorare per mantenersi agli studi. E l’ingiustizia invece che diminuire con gli anni è aumentata dal 2000 ad oggi, cioè dopo l’introduzione della Riforma Zecchino (quella del 3+2).

Ogni tanto vale la pena di riflettere su questi dati, anche grazie all’articolo pubblicato ieri da La Stampa. Ma non basta riflettere, bisogna anche capire quali sono le cause di questa situazione e cosa si può fare. Continua a leggere

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