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Rebus del Quirinale

quirinale

Solo una maggioranza coesa, certa di poter eleggere il proprio candidato al quarto scrutinio (come fu per Napolitano nel 2006), ha la forza per condividere un candidato con l’opposizione sin dal primo scrutinio (come fu con Ciampi nel 2009). Ma quella di Renzi non è una maggioranza coesa, ma solo una maggioranza coatta, e dunque non autosufficiente: o Renzi fa un accordo con Berlusconi o apre a Sel e M5S. Siamo tornati esattamente al punto in cui è caduto Bersani. Nel primo caso rischia di perdere la faccia, nel secondo il governo.

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RENZI E IL SORPASSO

SORPASSOdi Lorenzo Fanoli

Queste elezioni le ha vinte il nuovo (dal punto di vista elettorale) Partito Democratico di Renzi.
I motivi, le dimensioni e le caratteristiche di questo risultato elettorale sono state ampiamente  illustrate da diversi analisti e commentatori. Tra quanto da me letto e a mio avviso, i pezzi migliori e  più interessanti, sono quelli usciti il 27 maggio sul Corriere della Sera (Luca Comodo e Ipsos) che fa una panoramica su flussi e composizione del voto sulla base di dati derivanti da interviste ad un ampio campione di elettori (circa 7.000 casi), su Repubblica (Diamanti e Demos) molto ampia e articolata basata su diverse fonti e, da Andrea Fabozzi sul manifesto che analizza gli scostamenti tra le politiche 2013 e le elezioni di questo 25 maggio, e, infine Quello dell’Istituto Cattaneo sui flussi basato su elaborazioni statistiche che sembra ridimensionare la capacità attrattiva di voti da Movimento 5 stelle e Pdl verso PD.
http://www.cattaneo.org/images/comunicati_stampa/Analisi%20Istituto%20Cattaneo%20-%20Europee%202014%20-%20Flussi%20elettorali%20in%2011%20citt%20_27.05.14.pdf

Provo ad aggiungere (e “rubare”) qualcosa.
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di | 28 Mag 2014 · 10:48

A, B, C: il piano inclinato delle riforme istituzionali

renzi-auguri--180x140Ed ecco, complici le imminenti elezioni europee, che si affaccia la pausa di riflessione. Bene. Se finanche la Costituzione la prevede formalmente nel suo procedimento di revisione, sarà bene indulgervi ogni volta che sia necessario, anche quando non sia costituzionalmente obbligata. Una pausa di riflessione servirà a chiarirsi le idee, prima di districare la matassa istituzionale in cui Renzi ha voluto imbrigliare la sua premiership.
Ha ragione Roberto Bobo Giachetti, lanciere riformista del Presidente del Consiglio: il problema è l’Italicum, non il Senato. Con l’Italicum Renzi e Berlusconi hanno voluto emendare e razionalizzare il Porcellum, trasformandolo sostanzialmente in un sistema di investitura diretta del premier, vecchio progetto di Berlusconi, nuovo progetto di Renzi. Ma non c’è sistema istituzionale al mondo con un minimo di requisiti democratici (pesi e contrappesi, come si dice) che elegge insieme e conformi governo e assemblea legislativa. Sarà pure che così si eleggono i sindaci, ma non tutte le istituzioni hanno gli stessi poteri e necessitano della stessa investitura.
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Il governo Renzi non cambia verso.

renzi letta

La grande glaciazione iniziata con la rielezione di Giorgio Napolitano al Quirinale sembra non dover terminare. Prigionieri del senso comune dominante, che nega possibili alternative al regime dell’austerità, tanto criticato a parole quanto ossequiosamente rispettato nelle scelte concrete delle classi dirigenti italiane, stiamo per assistere all’insediamento del terzo governo in tre anni frutto di alleanze tra forze politiche che agli elettori si sono presentate (e intendono presentarsi) come alternative. La nascita del governo Renzi non cambia il segno che la vicenda politica italiana ha preso dal 2011 in poi. Se è possibile ne aggrava e approfondisce il tratto costitutivo, non potendosi giustificare con la necessità contingente di porre termine al Governo Berlusconi (come fu con il Governo Monti) o di dare un governo di transizione al Paese (come è stato con il Governo Letta).  Tanto meno può giustificarsi sulla base delle primarie del Pd di dicembre scorso, che al contrario avevano investito Matteo Renzi di un mandato a “cambiare verso” anche e soprattutto nei confronti delle piccole e larghe intese con la destra di matrice berlusconiana in tutte le sue sembianze, radicali o moderate che fossero. Continua a leggere

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Potenzialità e limiti delle unioni civili alla tedesca

unioni civili(1)

Lo faccia per convinzione o per opportunismo, al segretario del Pd Matteo Renzi va riconosciuto il merito di aver posto nuovamente al centro del dibattito politico i diritti di gay e lesbiche. La proposta su cui si discuterà e, a quanto pare, si voterà in Parlamento a prescindere dalle logiche di schieramento, è l’introduzione delle unioni civili alla tedesca. La parola con cui dovremo familiarizzare è Lebenspartnerschaft, nome ufficiale con cui la Repubblica federale riconosce le convivenze fra persone dello stesso sesso. Continua a leggere

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Il 2013 di Italia 2013

pini di romaAnno fatidico, il 2013, per Italia2013. Speravamo potesse essere il momento di un approdo, dopo la sconfitta delle sinistre nel 2008, la crisi mondiale e lo sgretolamento della destra, e invece siamo ancora qui, nel pieno della tempesta, cercando la via per uscirne. Di come abbiamo vissuto quest’anno, lasciamo dire ai nostri post più letti tra quelli scritti quest’anno:

1. La grande glaciazione;
2. Quanto (e come) vale la sinistra alle elezioni;
3. considerazioni sparse sulle elezioni appena consumate;
4. Alcune idee per sopravvivere al governo “a larga conservazione”;
5. Il giorno dopo le elezioni;
6. Roma 2013: dalle politiche al Campidoglio;
7. Le pietre e il popolo. Ragionando intorno al libro di Tomaso Montanari
8. Battiamoli nelle urne;
9. Qualcosa ancora sul “popolo” del Centro-Sinistra (e sugli altri);
10. Il libro di Italia2013, ecco un assaggio.

Arrivederci nel 2014!

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Dopo il 2013

 

1717-7 Italia 2013_CY_cop:CRSInfine anche il 2013 sta passando, l’anno che ha dato il nome al nostro blog termina e mentirei se dicessi che lo avevamo immaginato così. Non era questo l’esito che avremmo voluto e continuo a pensare che avrebbe potuto essere diverso se solo il centrosinistra avesse giocato meglio le sue carte. Ma di questo abbiamo già detto nei difficili giorni che dalla sconfitta elettorale hanno visto susseguirsi dell’impossibilità di formare un governo e di eleggere un Presidente che rappresentassero la domanda di cambiamento espressasi nelle urne. Le elezioni di febbraio hanno terremotato la geografia politica del paese, ma il sistema ha risposto con la grande glaciazione. Continua a leggere

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