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Progressisti e moderati: alleanza o alternativa? Riflessioni dopo il voto.

Rossana Rossanda, foto tratta dal blog di Matteo Bartocci

«Dove una sinistra ha il coraggio di esistere e dichiararsi tale, può vincere». Ha perfettamente ragione Rossana Rossanda, commentando la vittoria di François Hollande: quella possibilità di vittoria, materializzatasi in Francia, esisterebbe anche nel nostro Paese, se la classe dirigente progressista italiana non fosse in buona parte prigioniera, ancor prima che dei propri limiti oggettivi, di una sorta di senso di inadeguatezza soggettivo che da oltre vent’anni la rende un’eccezione nel panorama europeo.

Nella patria di Machiavelli bisognerebbe aver imparato che cosa significa sapere approfittare della fortuna, delle circostanze favorevoli che si danno solo in certi frangenti storici – come quello che stiamo vivendo. Continua a leggere

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L’Europa politica e la sinistra

La cittadina di Maastricht, dove il 7 febbraio 1992 fu firmato il trattato che diede vita all'Unione Europea. (foto tratta da http://citytripmaastricht.webs.com)

Nei giorni in cui ricorre il decimo anniversario dell’Euro e in cui il futuro stesso della costruzione europea sembra in discussione, continuiamo il dibattito aperto dal post di Jacopo Rosatelli su cosa voglia dire per la sinistra prendere sul serio il mantra dell’ “Europa politica”.  Abbiamo chiesto di esprimersi sull’argomento ad esponenti degli attuali partiti della sinistra italiana. Di seguito il post di Gennaro Migliore di Sinistra Ecologia e Libertà. Continua a leggere

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Repubblica del Sol: il giorno dopo

"Se Madrid scese in piazza per il mondiale, come non farlo per il nostro futuro"

E’ difficile sottovalutare l’importanza del voto amministrativo di domenica scorsa in Spagna. Il partito di Zapatero, come abbiamo scritto qui, ha vissuto una débâcle paragonabile a quella della socialdemocrazia tedesca alle politiche di due anni fa (una sintesi qui) quando vide ridurre di un terzo i propri consensi. Nel caso spagnolo, oltre all’arretramento in termini di voti, va rilevata la perdita di potere territoriale: la città più grande ad essere amministrata dal PSOE sarà, con tutta probabilità, Vigo, in Galizia: un comune di 300mila abitanti. Governare costa caro, in tempi di crisi. Non c’è dubbio. Ma proprio il confronto con la vicenda tedesca consente di coltivare qualche speranza. La SPD non tardò a fare autocritica, invertire rotta e riprendersi (lo raccontammo qui): vedremo se e in che misura i socialisti spagnoli faranno tesoro della sconfitta.

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La Germania e la fine della Terza Via

È certamente un caso, ma è piacevolmente curiosa la circostanza per cui nello stesso fine settimana il Labour sceglie un nuovo leader più a sinistra del blairismo, Ed Miliband, e il Partito socialdemocratico tedesco (SPD) sancisce definitivamente, con il Congresso straordinario di Berlino, il congedo dalla stagione del centrismo di Gerhard Schroeder. Nella speranza che l’intuizione sulla quale il nostro blog si fonda (ossia la fine della cosiddetta della Terza Via come ideologia fondante della sinistra maggioritaria europea) possa trovare conferma da ulteriori evoluzioni nel seno di altri partiti progressisti del Vecchio Continente, vediamo brevemente in cosa consiste il “ritorno a sinistra” della SPD. Continua a leggere

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Dai tagli al razzismo: evoluzione di un socialdemocratico tedesco

“Noi [il popolo tedesco, ndr] diventeremo per ragioni naturali sempre più stupidi, perché è stato calcolato che i musulmani, meno attrezzati sul piano cognitivo, hanno un tasso riproduttivo più alto”. Leggere queste parole nell’originale tedesco provoca, per chiunque conosca gli avvenimenti storici del XX secolo, una sensazione quantomeno sgradevole. E desta anche vera preoccupazione, se si esamina la fonte: non un blog di estrema destra, né la propaganda elettorale di qualche gruppuscolo populista, ma un libro di enorme diffusione, La Germania si estingue, uscito nelle librerie tedesche un paio di settimane fa.

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Quando la Giustizia è sociale

E’ compatibile il principio solidaristico che sta alla base dello Stato sociale con il principio secondo il quale chi lavora deve guadagnare di più di chi non lo fa? Insinuare il dubbio che le politiche pubbliche a sostegno dei soggetti “svantaggiati” siano, nei fatti, un’ingiustizia contro i lavoratori onesti ed industriosi a beneficio degli scansafatiche, è stato, a partire dalla fine degli anni settanta, un topos di quella (vincente) retorica neoliberista che ha inciso profondamente nelle culture politiche e negli assetti sociali dell’intero Occidente. Una visione del mondo la cui egemonia, ultimamente, ha finalmente cominciato ad essere messa in discussione, lo sappiamo, soprattutto grazie alla vittoria di Barack Obama negli Stati Uniti e alle conseguenze della crisi finanziaria, economica ed occupazionale. Visione del mondo, tuttavia, che è ben lungi dall’essere in ritirata o sulla difensiva, come testimonia, ad esempio, il dibattito politico tedesco di questi giorni.

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Germania 2013

Andrea Ypsilanti della sinistra socialdemocratica

Istituto per la modernità solidale: così si chiama il think tank nuovo di zecca nato in Germania lo scorso 31 gennaio per volontà di un gruppo di dirigenti di Verdi, SPD e Linke e di docenti universitari di diversi atenei tedeschi. Suo obiettivo è sviluppare un progetto politico che offra un’alternativa al «neoliberalismo reale» basata sui valori di «libertà, uguaglianza, giustizia, solidarietà, autonomia e partecipazione». La notizia è, per varie ragioni, di estremo interesse. In particolare, se la consideriamo tenendo a mente le vicende della sinistra italiana, alle quali si applica perfettamente quanto si legge nel manifesto\appello fondativo (Gründungsaufruf): «i dibattiti su che cosa sia „di sinistra“ hanno portato troppe volte, nel passato, la sinistra sociale a dividersi e a renderla incapace di agire e incidere politicamente. Ma, allora come oggi, si tratta di riunire le persone per sviluppare e riuscire a imporre alternative solidali ed emancipatrici alla politica dominante. Perché la realizzazione dell’emancipazione è un compito storico, che si ripropone sempre in modo nuovo». Continua a leggere

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