Archivi del mese: marzo 2009

Un referendum per farsi del male

Avrete forse visto in giro per l’Italia i manifesti (non solo del PD) che invitano ad accorpare il referendum elettorale con le elezioni europee permettendo così di risparmiare più di 400 milioni di euro. Il PD ha sostenuto, non troppo apertamente, questo quesito referendario e ha interesse che si raggiunga il quorum.

Vediamo allora di cosa si tratta, al di là della questione della data e dello spreco di soldi. Come si legge sul sito del comitato referendario il quesito propone di modificare l’attuale legge elettorale “porcellum” dando il premio di maggioranza non più alla coalizione che prende più voti, bensì al singolo partito. Oggi la coalizione che prende anche solo un voto in più delle altre si aggiudica il 55% dei seggi. Con il referendum, facciamo un esempio non casuale, il Popolo della Libertà potrebbe da solo aggiudicarsi quella parte di seggi. Potrebbe in seguito agevolmente allearsi con la Lega Nord ed arrivare a modificare la costituzione con la maggioranza dei due terzi – notate bene – rendendo impossibile lo svolgimento di un referendum popolare su queste modifiche.

Una curiosità: la legge Acerbo, utilizzata nelle elezioni del 1924 vinte dai fascisti, stabiliva  che il partito che poi si sarebbe aggiudicato la maggioranza dei seggi avesse almeno il 25% dei voti. La legge che uscirà dal referendum non ha neanche questa soglia.

Dare tutto il potere ad un partito solo non è detto che sia un bene, ma rischiare di darlo al partito di un uomo solo, che nel frattempo controlla la gran parte del sistema mediatico, è una cosa quantomeno imprudente.

Ci vogliamo pensare un po’ su? Oppure si vogliono continuare a fare riforme facendo finta che in Italia non ci siano tante, troppe anomalie rispetto ai libri di testo di Scienza Politica?

(Mattia Toaldo)

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Back in town: hanno arrestato Mario Chiesa

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Questa volta per “traffico” di rifiuti, pare fosse il collettore delle mazzette. Come Obama anche Chiesa rilancia il settore dell’economia verde: rivederlo ci fa sentire di nuovo giovani. E ci fa capire che i programmi della Regione Lombardia per il reinserimento professionale funzionano, il vecchio know how delle generazioni che ci hanno preceduto non viene mai sprecato. Ciao Mario, bentornato.

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comunisti e consumatori

La bandiera è sempre quella, inamidata, di Rifondazione. Comunisti italiani, nella sinistra europea. E fin qui tutto torna. Ma i consumatori? Comunisti e consumatori?

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Un giorno con il coro greco del Pdl

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Cosa dicono al Congresso della Pdl? Una giornata alla radio ad ascoltare solo le parole, senza immagini, senza impressioni visive. Solo le parole. Primo: tutti urlano, in un crescendo che si interrompe improvvisamente per tenere i ritmi serrati. Alla radio dà un po’ fastidio, ma funziona: è il coro greco che circonda il capo, sempre al centro della scena. Continua a leggere

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Da rileggere

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Come eravate esattamente 15 anni fa? Lui era così

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Ancora su Baricco e la cultura/2

Qui di seguito l’intervento di Cecilia D’Elia sul Corriere della Sera e qui il dibattito successivo su Facebook (divertitevi).

I tagli del governo e la più generale crisi economica sono sufficienti a motivare una discussione sul futuro delle politiche culturali, sul ruolo dei finanziamenti pubblici e degli enti locali. La ha proposta Alessandro Baricco dalle pagine di Repubblica. Continua a leggere

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Ancora su Baricco e la cultura

La storia ormai la sapete. Un mese fa parte la polemica/provocazione di Baricco – apparsa su Repubblica – sul rapporto tra intervento pubblico e cultura. La crisi economica generale dà l’opportunità di riflettere sul senso stesso del ruolo della cultura nelle società democratiche, e come essa dovrebbe essere sostenuta dall’intervento pubblico (il che vuol dire come spendere e dove spendere, in base a quali logiche); Baricco sostiene, in sostanza, che l’aiuto pubblico non aiuta la cultura (e fa il caso dei teatri), poiché genera uno strano connubio tra monopolio e autoemarginazione assistita della cultura stessa. i soldi pubblici dovrebbero andare nelle infrastrutture primarie della cultura, scuola e tv.

Eugenio Scalfari risponde sullo stesso giornale riportando al centro il rapporto tra cultura e Stato, replicando a provocazione con provocazione.

L’altro ieri il Teatro Eliseo – in collaborazione con il think tank liberal-liberista di stampo reaganiano Bruno Leoni – li ha messo assieme (qui una breve sintesi dell’intervento di Scalfari e qui il video integrale di questo evento).

Anche Cecilia D’Elia è intervenuta sul Corriere della Sera a inizio mese su questo tema, come altri amministratori che hanno a che fare con le lacrime e sangue quotidiane della cultura. Sarà vera riflessione collettiva? Per ora, il dibattito ha superato il mese di vita, e questo è già un segno. Il segno positivo qual’è? Si parla del ruolo del pubblico e delle grandi infrastutture della cultura, “l’evento” e la produzione di medio e lungo periodo, nonché dei sistemi che sostengono questa attività.

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Antonio Cassano e la cultura della pena

cassano_espulso1 “E Cassano, dov’è Antonio Cassano? Mister, riapra i termini per Cassano, sposti di un giorno il calendario delle partite, emendate il decreto mille-proroghe, ma convocate Cassano.La verità è che al pibe de Bari non hanno mai applicato l’indulto”.

(da “Palla al Piede” di Carmelo Cantone, Direttore di Rebibbia Nuovo Complesso)

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Anno zero/2. Cosa è successo a Roma nel 2008 (ripasso ragionato)

pasquino2 Qui di seguito trovate un articolo (lungo) di Mattia Diletti e Mattia Toaldo apparso sulla rivista “Lo straniero” nel luglio  2008, a commento delle elezioni romane dell’anno scorso. L’analisi tiene ancora, forse anche di più. C’è una versione breve da 3 mila battute e, alla fine, il link all’articolo.

SHORT VERSION

– a Roma la destra non ha affatto sfondato: Alemanno ha vinto conquistando nel ballottaggio 16 mila voti in meno di quelli ottenuti da Antonio Tajani nel 2001, quando quest’ultimo perse a vantaggio di Veltroni.

– i 783 mila voti presi da Alemanno al ballottaggio sono dentro la fascia di oscillazione del centrodestra nelle elezioni degli ultimi 15 anni; dall’altro lato invece Rutelli ha perso 200 mila voti rispetto alla media del centrosinistra nello stesso periodo, ben 279 mila in meno di quanti ne prese lui stesso nel 1993 contro Fini. Il calo dell’affluenza (sia rispetto al primo turno che rispetto alla prima vittoria di Veltroni sette anni fa nel ballottaggio contro Tajani) è di oltre 200 mila voti. Continua a leggere

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