Chi (e come) specula sul cibo

Tra i tanti aumenti che ci riserva il 2011, uno in particolare potrebbe rivelarsi più doloroso di altri: si tratta dei prodotti alimentari, che si trovano al centro di manovre speculative proprio come accade per le materie prime come il petrolio. Insomma, non sarà colpa della proverbiale parsimonia del contadino se le nostre future abbuffate saranno un duro colpo non solo per lo stomaco, ma anche per il portafoglio. Eppure un settore agro-alimentare di qualità potrebbe essere un’ottima via d’uscita alla crisi economica. C’è un modo per rimediare alle storture del mercato?

Le manovre speculative sul cibo avvengono essenzialmente in tre modi.

1) Operazioni sui futures dei beni alimentari. Il future è un contratto a breve termine basato su una previsione di valore: ad esempio, con un future posso impegnarmi a comprare tra 6 mesi un kg di caffè, ad un prezzo stabilito oggi. Questo mi mette al riparo dalle oscillazioni future dei prezzi. Per il 2011, gli operatori di borsa si aspettano un’annata instabile in diverse parti del mondo e dunque prevedono rialzi esorbitanti per moltissimi di essi: caffè +52%, mais +64%, frumento +92%, ma anche zucchero, riso, carne.

La semplice previsione di un forte aumento, nel caso delle materie prime alimentari, genera una crescita reale dei prezzi ancora più sostanziosa. Tutti gli intermediari ci guadagnano, perchè i costi della speculazione sono scaricati sul prodotto finito. Infatti si tratta di beni insostituibili: le persone devono mangiare e l’acquisto di certi beni è forzato; e poi il mercato alimentare ha subito un mutamento fondamentale: prima, i compratori risiedevano nei paesi occidentali, e l’industria diffidava di un aumento eccessivo dei prezzi, perchè le vendite sarebbero diminuite. Oggi, se la speculazione fa raddoppiare il prezzo dello zucchero, i venditori sanno già che potranno contare su un mercato allargato a Cina, India, Brasile: paesi in sviluppo tumultuoso pieni di nuovi consumatori che sostituiranno gli occidentali più impoveriti.

Date le condizioni, è la dinamica attualmente in corso: la FAO ha già comunicato che dicembre 2010 ha fatto segnare il record mondiale dei prezzi di alcuni beni alimentari di prima necessità: le rivolte di questi giorni in Algeria e Tunisia ne sono la diretta conseguenza.

2) Accordo sleale tra produttori (cartello). Tra il 2006 e il 2008, ventisei pastifici italiani hanno siglato e poi messo in pratica una strategia comune che ha portato i prezzi della pasta a crescere artificialmente tredici volte più dell’inflazione, nonostante nello stesso periodo il prezzo della materia prima, il grano duro, sia prima cresciuto e poi quasi dimezzato, come dimostra questa tabella di Altroconsumo. Dopo le denunce di alcune associazioni di consumatori, l’Antitrust ha aperto un’indagine che si è conclusa con una serie di multe, di cui la più corposa – 6 milioni di euro – inflitta a Barilla; i pastifici coinvolti coprivano il 90% del mercato nazionale.

3) Superproduzione di un singolo prodotto pregiato. Ce ne dà un esempio eclatante la Spagna, dove recentemente è scoppiata la bolla del jamón ibérico. Parliamo, in teoria, di un prosciutto tratto da un animale di razza pura, cresciuto in allevamenti estensivi dove possa muoversi in libertà e realizzare (se proprio vuole) esercizio fisico, alimentato e poi stagionato secondo regole precise.

Una permissiva legge del 2004 ha invece allargato la definizione di ibérico a una varietà di razza pura solo fino al 50%, frutto di incroci con animali cresciuti in allevamenti industriali intensivi. La possibilità di ottenere un prodotto di nome a un costo molto più basso e fuori dal suo contesto naturale ha scatenato una corsa all’investimento da parte di banche, società immobiliari, multinazionali alimentari e grandi produttori in generale: la produzione è quintuplicata e si è scatenata la corsa a questo nuovo jamón ibérico, disponibile ovunque e in quantità mai viste prima. Con l’arrivo della crisi, e diminuiti i livelli di consumo soprattutto dei prodotti più ricercati, le vendite sono crollate. Sono caduti anche i prezzi sia della variante di nuova qualità che di quella pregiata, e i grandi distributori hanno cercato in ogni modo di disfarsi dei prosciutti, anche regalandoli in cambio di un posto in crociera. I piccoli produttori tradizionali, che non riescono a reggere tali squilibri, ora reclamano una revisione legislativa, oppure cambieranno lavoro.

Le istituzioni e i produttori onesti hanno diversi modi per opporsi a derive che snaturano il mercato e che conducono alla fabbricazione di prodotti inaffidabili e di origine incontrollabile, venduti a un prezzo artificiale. Bisogna controllare molto meglio il processo di produzione, sia sfruttando gli aspetti virtuosi della globalizzazione e impegnando le aziende a non sfruttare i coltivatori diretti in qualunque parte del mondo, ma considerandoli un nodo fondamentale della catena alimentare; sia razionalizzandola: già oggi si produce cibo per 12 miliardi di persone, ma la metà viene sprecato; sia infine eseguendo verifiche severe sulla formazione del prezzo, che deve dipendere da dinamiche naturali.

Inoltre, a ogni livello, bisogna favorire una produzione locale di qualità e tracciabile al cento per cento, secondo standard rigorosamente controllati. In Italia le amministrazioni e alcune leggi hanno già permesso la creazione di marchi protetti che riguardano un prodotto o una zona di produzione, risollevando l’economia di alcuni territori e riscoprendo modi di produzione dimenticati. Il passo recentemente compiuto dalla regione Puglia, cioè la costituzione di un marchio (Prodotti di Puglia) che garantisce qualità e provenienza regionale, va senz’altro nella direzione giusta soprattutto perchè, se applicato correttamente, offre al settore agro-alimentare locale di qualità una protezione e un riconoscimento su scala più vasta di quanto fatto finora.

Il tutto ha l’obiettivo che prodotti locali originali e sicuri possano resistere sul mercato globale; che si controlli al meglio la provenienza, la qualità e la sostenibilità della produzione agricola e industriale; che i prezzi di vendita siano al riparo da operazioni non trasparenti ma rispecchino davvero il rapporto tra terra e tavola; che infine il cibo regali a chi mangia il massimo piacere possibile.

(Riccardo Pennisi)

1 Commento

Archiviato in economia, Europa

Una risposta a “Chi (e come) specula sul cibo

  1. Ottimo disamina del fenomeno a livello internazionale.
    Suggerisco un approfondimento, invece, sulle forme di controllo del mercato in Italia, un modello che si riscontra anche in altri paesi.
    Lo sviluppo “selvaggio” della grande distribuzione (GDO) ha portato alla creazione di “centrali di acquisto” che governano completamente il meccanismo di formazione del prezzo all’origine e al dettaglio, incassando i surplus creati artificialmente, a danno di consumatori e produttori.

    Il meccanismo è semplice: la centrale di acquisto contratta il prezzo all’origine, forte della sua posizione sul mercato della distribuzione. I produttori, possono scegliere di vendere al prezzo basso, ma con certezza, oppure di trovarsi chi compra ad un prezzo più alto. Dall’altro lato, i consumatori sono costretti a rifornirsi in strutture che hanno prezzi del tutto omologati. Quindi, economicamente siamo in una situazione di oligopsonio sul mercato dei produttori e di cartello oligopolistico (mascherato da concorrenza perfetta) sul mercato della distribuzione. Il risultato è evidente: prezzi da fame per i produttori (soprattutto per i più piccoli), prezzi imposti ai consumatori e dunque lucro certo.
    Da notare che questo meccanismo che apparentemente opera solo su quel mercato, determina delle conseguenze devastanti su molti piani. Si pensi ad esempio a cosa comporta per i produttori dover tenere i prezzi bassi (ad esempio i mandarini all’origine sono pagati circa 8 centesimi al kilo): a quale manodopera si rivolgono? Che scelte produttive sono costretti a fare?

    Suggerisco per gli approfondimenti “La leggenda del buon cibo italiano e altri miti alimentari contemporanei” di Conti e “I padroni del cibo” di Raj Patel

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...