9 febbraio 2010

Ortensio Zecchino
L’università italiana è sempre più un affare per chi è figlio di laureati o diplomati ed è sempre meno un ascensore sociale. E’ uno dei tanti luoghi in questo Paese dove si produce ingiustizia, invece che porvi rimedio: i figli dei laureati hanno più possibilità di iscriversi e più probabilità di arrivare fino in fondo, chi invece proviene da famiglie con un basso livello di istruzione e di reddito non solo tende ad iscriversi di meno, ma ha meno probabilità di laurearsi e nell’80% dei casi deve lavorare per mantenersi agli studi. E l’ingiustizia invece che diminuire con gli anni è aumentata dal 2000 ad oggi, cioè dopo l’introduzione della Riforma Zecchino (quella del 3+2).
Ogni tanto vale la pena di riflettere su questi dati, anche grazie all’articolo pubblicato ieri da La Stampa. Ma non basta riflettere, bisogna anche capire quali sono le cause di questa situazione e cosa si può fare. Continua a leggere →
8 febbraio 2010

Andrea Ypsilanti della sinistra socialdemocratica
Istituto per la modernità solidale: così si chiama il think tank nuovo di zecca nato in Germania lo scorso 31 gennaio per volontà di un gruppo di dirigenti di Verdi, SPD e Linke e di docenti universitari di diversi atenei tedeschi. Suo obiettivo è sviluppare un progetto politico che offra un’alternativa al «neoliberalismo reale» basata sui valori di «libertà, uguaglianza, giustizia, solidarietà, autonomia e partecipazione». La notizia è, per varie ragioni, di estremo interesse. In particolare, se la consideriamo tenendo a mente le vicende della sinistra italiana, alle quali si applica perfettamente quanto si legge nel manifesto\appello fondativo (Gründungsaufruf): «i dibattiti su che cosa sia „di sinistra“ hanno portato troppe volte, nel passato, la sinistra sociale a dividersi e a renderla incapace di agire e incidere politicamente. Ma, allora come oggi, si tratta di riunire le persone per sviluppare e riuscire a imporre alternative solidali ed emancipatrici alla politica dominante. Perché la realizzazione dell’emancipazione è un compito storico, che si ripropone sempre in modo nuovo». Continua a leggere →
5 febbraio 2010
1. Se la paura fa 90, il pensiero unico fa 67. Come gli anni d’età che devono dare diritto a godere della pensione di anzianità: sia secondo il piano presentato lo scorso venerdì dal governo socialista spagnolo, sia secondo una delle misure più discusse assunte dai socialdemocratici tedeschi nella precedente legislatura. Insomma, 67 sembra essere il numero magico con il quale una sinistra sensibile a certe suggestioni da “terza via” si propone di «stabilizzare» uno dei pilastri del sistema di protezione sociale, come quello delle pensioni, innalzando (in varia misura) l’età che dà diritto a beneficiarne. Conquistandosi applausi e consenso a destra, critiche e sconcerto a manca. Continua a leggere →
3 febbraio 2010
Paolo Di Mauro, Gennaro De Angelis, Raffaele Amato, Guido Di Cosimo: questi nomi hanno qualcosa in comune. Si tratta di mafiosi latitanti arrestati negli ultimi anni, mentre si trovavano ben al di fuori delle classiche zone di riferimento dei loro clan. La storia della loro penetrazione “fuori casa”, in questo caso in Spagna e nel Lazio, ci aiuta bene a capire che la mafia del XXI secolo, capace di superare i confini geografici e concettuali in cui sembrava rinchiusa, è un problema politico economico e sociale più che mai aperto, da cui nessuno può sentirsi estraneo. Continua a leggere →
2 febbraio 2010
Perché dobbiamo aiutare gli immigrati presenti in Italia a essere cittadini del nostro paese, a ottenere la cittadinanza, un permesso di soggiorno (magari senza il calvario che oggi bisogna affrontare per il rinnovo) o il diritto di voto? Perché crediamo nell’uguaglianza e nei diritti universali. E’ un nostro dovere, oggi, essere al fianco degli immigrati: “i frutti sono di tutti e la terra non è di nessuno”. Non importa il colore della pelle di chi i frutti lavora per raccoglierli. Continua a leggere →
30 gennaio 2010
In onore delle cose belle (via Nicola Villa)
“Se sei un poeta, fai qualcosa di bello. Cioè, la gente s’aspetta che tu lasci qualcosa di bello quando finisci la pagina e così via. La gente di cui parli non ti lascia nulla, non una cosa sola che sia bella. Quelli che magari sono solo un tantino migliori non fanno altro che entrarti in testa e lasciartici dentro qualcosa. Ma solo perché lo fanno, solo perché sanno lasciare qualcosa, non è detto che debba essere una poesia, per amor del cielo. Può darsi che sia soltanto una specie di gocciolio sintattico terribilmente affascinante…scusa l’espressione”
Da Franny e Zooey di J.D. Salinger traduzione di R.C. Cerrone e R. Bianchi pp. 17-18
28 gennaio 2010
La LINKE è considerata da molti, nel nostro paese, un esempio di “processo unitario a sinistra” (così si dice in politichese) andato a buon fine. Un’esperienza cui ispirarsi per arginare quel «narcisismo delle piccole differenze» che rappresenta il male di cui la sinistra alternativa, o radicale, soffre da molto tempo. Ed è senz’altro vero: gruppi molto diversi fra loro, come il partito ex-comunista della Continua a leggere →
26 gennaio 2010
Alzi la mano chi si sarebbe aspettato una così chiara vittoria di Nichi Vendola e una cosa chiara sconfitta di Massimo D’Alema alle primarie di domenica in Puglia. A volte la politica stupisce, come ha scritto in un bell’ articolo oggi Ida Dominijanni sul Manifesto: il “rimescolamento” e l’innovazione programmatica avvengono non dentro al PD, di cui dovevano essere la prima missione, ma fuori e grazie a personaggi difficilmente catalogabili come Nichi Vendola ed Emma Bonino. Su quest’ultima vale la pena leggere qui cosa dice su Sanità privata e cementificazione e chiedersi se mai un candidato PD avrebbe avuto quel coraggio e quella chiarezza.
Eppure la vicenda pugliese merita un’analisi più approfondita di quella che si limita a spiegare le fasi e gli eventi politici riducendoli a scontri di personalità. Continua a leggere →
21 gennaio 2010
Parliamo di altro. Semplicemente di altro. Delle tante cose di cui ci occuperemo quando il reuccio si sara’ fatto da parte. Ho il sospetto ormai fondato che il reuccio sia in sella da cosi’ tanto tempo anche perche’ noi continuiamo a parlare di lui, continuiamo ad abitare ostinatamente il mondo che cosi’ subdolamente ha plasmato per noi. Un mondo in cui la societa’ italiana si e’ improvvisamente dissolta e a soppravvivere e’ il teatro quotidiano della sua nauseante megalomania come della sua miserabile insicurezza. Che ci costringono a parlare di lui. Ad inquinare il tempo passato con i nostri amici e le nostre famiglie. Ad intossicare il nostro rapporto con l’Italia che ci circonda, quasi che fosse la riprova di un peccato originale commesso da qualche parte dai nostri antenati. Ad obnubilare i nostri sensi, rendendoli incapaci di guardare ai tanti progressi compiuti dal nostro paese lungo la sua storia e dai tanti progressi che in futuro ancora possiamo aspettarci. Continua a leggere →