A proposito di Nimby e grandi opere: il terminal del Gianicolo

Nelle ultime settimane, anche dopo il varo del piano pullman, le cronache di Roma hanno continuato a parlare del problema dei torpedoni dei turisti. Tuttavia è bene leggere la questione “in controluce” e non fermarsi ai cattivi risultati di un provvedimento bizzarro. Nel dispiegarsi della vicenda e nella catena dei fatti riportati dai giornali c’è molto di più della conferma di una facile profezia circa lo scarso impatto che il piano pullman avrebbe avuto.

Ovviamente va detto che nessuno si è accorto della differenza tra il prima e il dopo piano pullman, se non per un certo peggioramento della situazione. Infatti è rimasta intatta la tendenza all’occupazione della città, solo che sembra essersi intensificata  (la Legambiente a Via dei Fori Imperiali ha contato un passaggio di pullman ogni 30 secondi).

Non tutti, però, hanno colto che da questa vicenda emerge una lezione per coloro, sinistra in testa, che sono interessati a un efficace governo del territorio. In controluce, cioè, appare la questione del NIMBY – “Not In My Backyard – che tanto spesso, magari a sproposito, viene evocata in questi giorni. Alla questione dei pullman romani, infatti, è legata la vicenda del Terminal Gianicolo. Fu questo un grosso lavoro pubblico realizzato in occasione del Giubileo, consistente in un mega parcheggio all’interno della collina del Gianicolo per accogliere i pullman dei visitatori diretti al Vaticano, che lo possono raggiungere con scale mobili e passaggi sotterranei.

A iniziare dalla scorsa estate, sulla stampa romana – specie quella on-line –è stato data notizia delle lamentele da parte dell’ente che gestisce questa infrastruttura: il piano pullman – questa era la lamentela – non prevedeva un uso appropriato del Terminal. La situazione, cioè, sarebbe andata ulteriormente peggiorando rispetto a quella già non idilliaca che vedeva il terminal sottoutilizzato, così come è sempre avvenuto fin dalla fine del Giubileo del 2000, al punto che l’azienda che lo gestisce si trova a fronteggiare gravi difficoltà economiche.

Abbiamo ricordato la vicenda del Terminal Gianicolo perché è emblematica di come possano fallire le grandi opere. Chi ha governato Roma, una volta concluso il business della costruzione, non ha fatto in modo che il terminal fosse gestito così da produrre l’utilità per cui era stato pensato. Gli abitanti del quartiere limitrofo hanno sofferto molto per la sua realizzazione, ma non hanno protestato, nonostante all’epoca fossero mobilitati contro altre iniziative immobiliari nell’area. Probabilmente, anche perché credevano che l’opera sarebbe servita alla città, loro inclusi. I fatti hanno dimostrato che i cittadini, alla fine, hanno sofferto per niente. Insomma, non hanno detto “Not In My Backyard”. Col senno di poi, se si fossero opposti avrebbero patito meno durante i lavori. Certo, sarebbero stati invasi dai pullman, ma più o meno come lo sono adesso. Tuttavia la città non avrebbe usato soldi per un’opera inutile. E’ paradossale, ma se all’epoca qualche combattivo gruppo NIMBY fosse insorto e l’avesse avuta vinta, avrebbe finito per fare l’interesse generale…

I motivi del paradosso si trovano nella sequenza di decisioni prese, dal dopo-Giubileo in poi, in relazione alla circolazione dei pullman turistici a Roma, parte dei quali erano già stati commentati nel nostro precedente post. In primo luogo, si deve rilevare che una grande infrastruttura a vocazione pubblica (è stata costruita con soldi pubblici per risolvere i problemi della cittadinanza) è sottoutilizzata perché la disciplina del traffico turistico non ne impone l’uso e perché vengono offerte soluzioni alternative se non gratuite, comunque a buon mercato. Nelle vicinanze del Terminal Gianicolo venne aperto, qualche anno dopo il Giubileo, un parcheggio gratuito verso il quale si dirigeva, ovviamente, molto del traffico di pullman. Tale parcheggio gratuito è stato poi chiuso per le proteste dei cittadini, ma ne è stato aperto un altro nelle vicinanze, spostando in quella zona i problemi e causando disagi ai cittadini, che infatti hanno ripreso a protestare.

Dalla fine del Giubileo, cioè, sembra tutto girare attorno alla questione dei costi da sostenere per far circolare un pullman per Roma. Riferiscono le cronache che l’assessore al traffico sarebbe disposto a includere pienamente nel piano pullman anche il Terminal Gianicolo, a patto di abbassare le tariffe che vengono praticate in modo da farle rientrare “negli elementi tariffari contenuti nel piano”. Insomma, si stabilisce che i prezzi praticati per l’uso di questa infrastruttura – che non ha gli stessi costi di gestione di un spiazzo senza servizi rubato all’uso dei cittadini – si devono rifare a un sistema tariffario pensato in base al criterio, se non della gratuità, quantomeno del prezzo stracciato

Avrebbero potuto pensarci prima di varare il piano pullman. Ma col senno di poi non sarebbe cambiato gran ché. Infatti, un provvedimento serio introdotto con tale piano consisteva nel forte inasprimento delle multe per i trasgressori delle norme inerenti la sosta. Probabilmente perché serio, detto provvedimento è stato significativamente depotenziato, stando a quanto riportato da vari giornali della capitale. E’ stato stabilito, infatti, che l’elemento repressivo della normativa – le multe per i trasgressori – deve essere applicato in maniera flessibile. Nessuno tra i critici del piano pullman era arrivato a prevedere un’autosmentita di questo genere, ma certamente l’aggiustamento è in linea coi principi che guidano le politiche romane del settore, il non fare nulla. Insomma, l’unico vero principio che sembra resistere è: i pullman a Roma fanno quello che vogliono a fronte di un abbonamento non particolarmente esoso, con il quale si acquisisce se non il diritto, la possibilità di scaricare i disagi della propria attività privata sulla cittadinanza. La città viene svenduta. E’ questa la politica dei trasporti turistici a Roma, che dura da vari anni e senza molte differenze tra i diversi amministratori che hanno gestito la città.

Un aspetto notevole dell’adeguamento interpretativo del piano pullman è costituito, infatti, dalle argomentazioni usate, incredibilmente sincere: le aree di sosta sono insufficienti e i pullman devono potersi fermare come meglio credono; e deve essere così perché, altrimenti, “gli operatori del settore potrebbero ridurre l’offerta del servizio su Roma, con evidenti ripercussioni sui flussi turistici e sull’economia della città”. E’ infatti in questo modo, riportano le cronache, che sarebbe stato motivata l’interpretazione lassista proposta dalla commissione Mobilità del comune di Roma. Insomma, la denuncia del Corriere della Sera del giugno 2009, di cui si parlò nel vecchio post, circa l’operare delle lobby è stata ampiamente confermata dai fatti. Non era dietrologia.

Nessuno ha visto in questa conferma una grande opportunità per la città, che poi sarebbe la seguente: se gli operatori turistici attuali – che riescono a operare solo a condizione di usare malamente Roma – si vogliono ritirare dal business, lo facciano al più presto. L’appeal di Roma sopravviverà agli operatori turistici del momento (certo, è una supposizione…). Magari anche grazie all’intervento di imprese che non hanno bisogno di deturpare una città per rimanere sul mercato. Si può ritenere che la cosa sia possibile visto che nelle altre capitali del mondo i servizi privati di trasporto per turisti non sono necessariamente invasivi come quelli di Roma. Sarebbe un bell’esempio di distruzione creatrice agli occhi dei liberisti, e di liberazione per i romani. Insomma, un ricatto/opportunità di cui i politici romani non sembrano essersi accorti, in onore a una certa cecità bipartisan in materia di pullman. Le lobby del turismo, che minacciano il comune di abbandonare Roma, hanno vinto.

Se questa è la situazione si capisce perché richiamare la questione NIMBY ha un senso. Il fatto è che le politiche pubbliche – specie nel campo dei trasporti urbani ma anche in tutti i settori in cui sono necessarie opere più o meno grandi – non si esauriscono nella costruzione di infrastrutture. Ci vuole una gestione adeguata, obiettivi condivisi, capacità di applicare le regole, una visione complessiva degli interessi in gioco, la capacità di ascoltare tutti e non solo i gruppi più forti provvisti di capacità lobbystica. Ultimo, ma non meno importante, ci vuole la capacità di fare scelte che durano nel tempo e che non cambino con la frequenza delle amministrazioni comunali. Altrimenti si gestisce solo la normale amministrazione, ma certo non si governano le città, che hanno bisogno di politiche e impegni che durano anche decenni. Per il caso del Terminal Gianicolo ci si sarebbe aspettati che il centrosinistra fosse stato coerente quando governava, tenendo fede a una scelta importante fatta in passato e oggi, dall’opposizione, ci si sarebbe aspettati proteste più vibranti per la situazione che si è creata. Altre esempi di occasioni mancate si potrebbero fare (che so, l’espansione delle linee di tram…)

E’ chiaro che se tutto questo manca, alla fine, l’emersione di gruppi NIMBY è garantita: perché fidarsi? Non sarà solo per questo, ma è una considerazione che bisognerà pur fare. Comunque, visto come vanno le cose, è stata una fortuna che a Roma non sia stato fatto quel grande parcheggio che avrebbe svuotato la collina del Pincio…

(Andrea Declich)

11 commenti

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11 risposte a “A proposito di Nimby e grandi opere: il terminal del Gianicolo

  1. batman

    semplicemente perfetto …

  2. Andrea

    Grazie, Batman

    • gianfrancesco costantini

      D’altra parte l’emergere di movimenti Nimby potrebbe avere una lettura differente da quella che spesso viene data (egoismo localistico), e penso che le varie vicende del traffico e delle grandi opere pubbliche a Roma lo dimostrino: spesso i cittadini sono in possesso di conoscenze e una visione prospettica che le amministrazioni e i costruttori non hanno e/o non vogliono avere – perchè va detto anche che assai di rado per le grandi opere si svolgono seriamente degli studi preparatori e di fattibilità, che implichino altri se non quelli che hanno deciso le opere e quelli che guadagneranno nella loro esecuzione.

      Nel caso italiano più di quanto non si consideri i movimenti NIMBY possono essere per così dire il portato di una saggezza moderata, invece che quello di un localismo esasperato.

  3. Riccardo Pennisi

    Ottima analisi: la scarsissima capacità di immaginare politiche a lungo termine mette il Comune sotto scacco da parte di tantissime mini-categorie oltre a quella degli operatori turistici. Senza scomodare i tassisti, basterebbe pensare ai bancarellari di fronte ai monumenti…

    Forse quando gli operatori del settore più civili cominceranno a vedere i vantaggi di una città gestita in modo differente e i danni di queste scelte saranno percepibili (ad esempio maggiore traffico, diminuzione del turismo di qualità), potremo intravedere una soluzione. A meno che la politica non allunghi il suo sguardo oltre la rendita immediata!

    • Andrea

      Caro Riccardo, sono d’accordo, ma a una condizione. Bisogna sapere che i danni di una certa situazione possono diventare percepibili, ma non necessariamente nella loro totalità. Le cause di tali danni, inoltre, sono spesso nascoste, inattese, non conosciute. La connessione tra cause ed effetto si ottiene tramite lo studio della situazione. Poi, su tale connessione, e su come disattivarla, si ottiene il consenso attraverso la politica (e la narrazione, è proprio il caso di dire…). Quindi, purtroppo, senza una politica all’altezza della situazione – cioè che sappia capire, quindi spiegare, dunque operare – nel baratro ci si può cadere senza mai uscirne…

  4. Bravo, finalmente l’hai scritto. Mi è servito per capire quel senso di fastidio e rabbia che mi prende quando scendo da monteverde e ci metto mezz’ora a fare via delle Fornaci eppure non c’è traffico, quando il lungotevere sembra una distesa di macchine immobili e poi di colpo tutto scorre, libero. Pullman in manovre, in doppia fila al semaforo ecc ecc ecc in fondo lo so, è che mi abituo al fastidio!
    Grazie

  5. Condivido parola per parola e ti posso assicurare che dietro c’è anche la malafede di pensare di poter gestire l’accesso di pullman deregolamentando e, di fatto, eliminando i vincoli imposti dal 2000 ad oggi. Poi ovviamente i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

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